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giovedì 18 marzo 2021

Recensione #626 Fiore di roccia by Ilaria Tuti

 

Il romanzo protagonista oggi è Fiore di roccia di Ilaria Tuti. Un libro emozionante che mi ha permesso di conoscere meglio una figura molto importante della storia italiana: le portatrici carniche. Spesso si dimentica il grande coraggio e la forza delle donne in questi terribili frangenti.


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Fiore di roccia

Editore: Longanesi
Data di pubblicazione: 8 giugno 2020
Pagine: 320

Trama

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini - diavoli bianchi, li chiamano - ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l'eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall'inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.» Con "Fiore di roccia" Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.




Ho iniziato questo romanzo con alte aspettative perché, anche se non fa parte della serie su Teresa Battaglia, che ho adorato, volevo provare qualcosa di diverso di questa penna che mi piace sempre parecchio.

Il romanzo, uno storico ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, ha per protagonista la giovane Agata Primus. La ragazza fa parte di un gruppo di donne, coraggiose e determinate, che portano, all'interno di pesati gerle, rifornimenti e armi per i soldati soldati al fronte. La mia conoscenza del periodo del Grande conflitto è molto scarsa per cui non ero minimamente al corrente di questo aspetto della storia. Mi sono quindi informata in giro e ho visto che è proprio poco affrontato come argomento. Un vero peccato visto l’impegno, la dedizione e il sacrificio che hanno dimostrato queste donne valorose. Bisogna sempre ricordare che in guerra non ci sono sono gli uomini! 

Non ho minimamente faticato a entrare nelle pagine del romanzo. La Tuti è magistrale nel descrivere, non solo l’ambientazione, ma anche tutta la serie di emozioni provate da Agata. Ho ammirato la sua forza, il suo coraggio svariate volte. Ho provato tanta rabbia e tanto dolore per tutte le brutture a cui è costretta ad assistere. Ho sofferto con lei per le inevitabile perdite umane derivanti dalla guerra.

Le mie aspettative non sono state, per nulla, disattese, anzi! Inoltre si conferma il mio parere più che positivo su questa autrice.





giovedì 30 gennaio 2020

Recensione #452 I migliori anni by Cinzia Giorgio






Autrice: Cinzia Giorgio
Titolo: I migliori anni
Editore: Newton Compton Editori
Pag:: 320
Data di pubblicazione: 27 gennaio 2020
Trama
Aprile 1975. A soli quarantotto anni, Matilde Carbiana sta per diventare nonna. Il nipote ha deciso di nascere proprio il giorno del suo compleanno. Eppure, quello che dovrebbe essere un momento di grande gioia pare turbarla. E il turbamento arriva da lontano…
Estate 1943. La cittadina di Venosa è occupata dai nazisti, che terrorizzano gli abitanti. Matilde, giovane e determinata, non ha intenzione di rimanere confinata nella provincia lucana: vuole convincere il padre, viceprefetto della cittadina, a lasciarla andare a Bari per completare gli studi. Fausto Carbiana accetta, ma a patto che la accompagni suo fratello Antonio. A Bari, nella pensione che li ospita, vivono altri studenti, tra cui Gregorio, un giovane medico. L’antipatia iniziale che Matilde nutre per lui si trasforma ben presto in un sentimento profondo. Ma la guerra e gli eventi avversi rischiano di separarli proprio quando hanno capito di non poter più fare a meno l’una dell’altro. Matilde si troverà suo malgrado di fronte a scelte più grandi di lei, che cambieranno per sempre la sua vita. E non soltanto la sua…



Sul blog oggi vi parlo di un romanzo storico. Già, proprio io che non posso certo definirmi un'appassionata del genere. Eppure sto scoprendo, in questi ultimi tempi, che alcuni autori sono capaci di farmelo piacere. E pure tanto!

Il romanzo di Cinzia Giorgio ha per protagonista Matilde, una donna che, nel giorno del suo compleanno, si ritrova ad essere nonna per la prima volta. Mentre aspetta di vedere la nascitura inizia a ripensare alla sua vita passata. Una vita davvero avvincente e affascinante vissuta negli anni della Seconda Guerra Mondiale.
Matilde è una donna complicata e la caratterizzazione che ne fa l'autrice è splendida. Non l'ho amata da subito, lo ammetto, trovandola molto fredda e austera. Pagina dopo pagina, però, ha saputo conquistarmi del tutto. Le sue scelte, i suoi modi di fare sono divenuti chiari e perfettamente comprensibili. I personaggi che ruotano intorno alla donna sono molti e, senza dubbio, delineati talmente bene da renderli interessanti quasi al pari di lei. Tra loro spiccano Tonino, fratello di Matilde e Gregorio compagno coinquilino dei ragazzi quando si trasferiscono a Bari: Nereide Zolesi. Ho apprezzato molto anche la proprietaria della casa in cui vivono: la signora Un favoloso cast di soggetti perfettamente integrati nella storia.
Altra cosa che ho trovato rappresentata benissimo è l'ambientazione che fa da sfondo alla vicenda. Le descrizioni sono talmente vivide che non ho trovato nessuna difficoltà nel visualizzare Venosa nella mia mente.
Nei romanzi storici, quello che non mi fa godere appieno della lettura, è la narrazione pesante e infarcita di date. In questo caso ho trovato il tutto, per quanto accurato storicamente, molto scorrevole e per nulla noioso. Anzi non vedevo l'ora di tornare da Matilde. Di Cinzia avevo già letto la raccolta Amori Reali pubblicata sempre per Newton, quindi il suo stile non mi era del tutto nuovo. Anche la scelta di alternare il racconto tra passato e presente mi è piaciuta. Ho avuto una piccola incertezza quando la vicenda ha subito un salto temporale di svariati anni però tutto, alla fine, ha avuto un senso che non ero riuscita ad afferrare immediatamente.
Un romanzo che raccomando caldamente.









giovedì 24 gennaio 2019

Recensione #300 La ragazza del dipinto di Ellen Umanski


Libro in viaggio #4
Tu leggi? Io scelgo! #8



La mia scelta di questo mese ricade sul blog della nostra bravissima grafica Francesca. Tra le sue recensioni ho deciso di affrontare La ragazza del dipinto anche perché, oltre a stazionare da tempo nella mia libreria, fa parte dei quattro libri che ho deciso di mettere “in viaggio”. La rubrica nasce da un'idea de La lettrice sulle nuvole e Niente di personale

Autrice: Ellen Umanski
Titolo: La ragazza del dipinto
Editore: Newton Compton Editore
Data di pubblicazione: 23 marzo 2017
Pagine: 352

Trama
Vienna, 1939. Mentre lo spettro della guerra terrorizza l’Europa, i genitori di Rose Zimmer cercano disperatamente un modo per lasciare l’Austria. Non riuscendoci, decidono di salvare almeno la loro giovane figlia. Rose viene così affidata a degli sconosciuti e portata in Inghilterra. Sei anni più tardi, quando la guerra è finalmente terminata, Rose tenta di ricostruire la propria vita devastata: si mette quindi alla ricerca di un quadro di Soutine, appartenuto alla madre, e al quale la donna era legatissima. Dopo essersi trasferita a Los Angeles e aver trascorso lì la propria vita, Rose si imbatterà nuovamente nelle tracce di quel dipinto, diventato per lei quasi un’ossessione, e in Lizzie Goldstein, che ne è entrata in possesso dopo di lei. Tra Lizzie e Rose nasce un’amicizia inaspettata, destinata però a interrompersi bruscamente quando le due donne si troveranno di fronte a una verità dolorosa: un segreto che ha a che fare con il quadro di Soutine e che è rimasto nascosto per tanti anni… Una prosa cristallina per una storia che parla di nostalgia, dolore, perdita e perdono.
Tra passato e presente sulle tracce di un quadro che unisce i destini di due famiglie.






Noia, noia, noia... questa è la sensazione che mi ha accompagnato per tutto il tempo in cui sono stata alle prese con questo romanzo. Non mi sono addormentata per miracolo. I capitoli troppo lunghi, poi, non hanno di certo facilitato la lettura. Non sono proprio riuscita ad entrare nella storia e non mi sono piaciute neanche le due donne protagoniste.
Il romanzo segue due donne, Lizzie e Rose collegate tra loro per mezzo di un famoso dipinto scomparso: Il fattorino. La storia si dipana attraverso due piani temporali: Lizzie nel 2006 e Rose dal 1938.
Inizialmente preferivo leggere la storia del passato, ma poi tutto è diventato sempre più noioso.
Di solito mi piacciono i romanzi che raccontano di due diverse epoche storiche e, soprattutto, ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale. Quello che mi è mancato qui è la connessione con le due protagoniste.
Totalmente insopportabile Lizzie con le sue continue lamentele per ogni minima cosa che le va storta. Io odio questo tipo di soggetti! Rose sembrava molto più promettente, almeno all'inizio delle sue vicende. Purtroppo le sue azioni hanno fatto scendere il mio interessamento verso di lei e, di conseguenza, è diventata fastidiosa quanto l'altra.
Il finale non mi ha soddisfatta minimamente e troppe domande sono rimaste insolute. Non ho capito, soprattutto, l'importanza del dipinto visto che tutto il libro gira intorno a esso. Forse mi sono appisolata senza rendermene conto e ho saltato questo passaggio?
In conclusione un libro che non è riuscito per nulla a colpirmi.




Come per ogni mese vi lascio anche il calendario per curiosare nelle recensioni delle mie colleghe blogger.





lunedì 21 gennaio 2019

Recensione #299 Gli amici silenziosi by Laura Purcell


Libro letto per: Reading Challenge Dalle tre ciambelle Ristorante – Pizzeria
Pizza CC – Dolce: Gli amici silenziosi di Laura Purcell




Autrice: Laura Purcell
Titolo: Gli amici silenziosi
Editore: DeA Planeta Libri
Data di pubblicazione: 27 novembre 2018
Pagine: 382

Trama
Inghilterra, 1865. Rimasta vedova e incinta del primo figlio, la giovane e inquieta Elsie parte alla volta della tenuta del marito insieme alla zitellissima cugina di lui, Sarah. Ma in quell'angolo di campagna inglese remoto e inospitale, l'opportunità di trascorrere in pace il periodo del lutto diventa qualcosa di molto più simile a una prigionia: un esilio opprimente in attesa che l'amato fratello Jolyon giunga da Londra a salvare Elsie dall'isolamento e dalla noia. A distrarre lei e Sarah dalla cupa atmosfera in cui sono sprofondate, solo l'intrigante diario di un'antenata dei Bainbridge, Anna, vissuta e tragicamente morta più di duecento anni prima; e la stanza in cui giacciono ammassate decine di figure di legno dalle sembianze realistiche e straordinariamente inquietanti. Quegli "amici silenziosi" che Anna si procurò allo scopo di deliziare ospiti illustri, presto costretti a ripartire in circostanze mai del tutto chiarite.



Questo libro mi guardava e mi chiamava ogni volta che mettevo piede in una libreria. La copertina è davvero particolare e la trama molto intrigante. Da quando ho scoperto che mi piacciono le storie che parlano di antiche case misteriose e vecchi diari cerco sempre romanzi con queste caratteristiche quindi quando la challange delle Ciambels mi ha obbligato a leggere Gli amici silenziosi ero davvero contenta.
La storia si dipana su tre piani temporali: nel 1866 all'interno del manicomio di St. Joseph dove Elsie, la protagonista, è rinchiusa con l'accusa di omicidio; nel 1635 attraverso le pagine di un vecchio diario ritrovato in soffitta che racconta degli antenati della famiglia; nel 1865 quando la donna si trasferisce in questa strana casa di campagna, The Bridge, dopo aver perso il marito. La vita in questa dimora non è per nulla rilassante, anzi iniziano a succedere delle cose davvero particolari...
Il romanzo è ambientato quasi esclusivamente dentro la casa e narrato in terza persona attraverso la versione di Elsie, escludendo le pagine del diario.
Le premesse per essere un libro davvero inquietante c'erano tutte: misteriosi rumori notturni, porte che si aprono (e chiudono) da sole, angoscianti presenze. Infatti da questo lato non sono rimasta affatto delusa perché ho trovato lo stile della Purcell davvero accattivante e ha saputo rendere vivide, nella mia mente, le scene più ansiogene. Anche tornare a casa, dopo il lavoro, con il buio, percorrendo la solita strada solitaria, mi ha fatto sentire a disagio. Confesso di essermi voltata un paio di volte perché sentivo rumori di passi dietro di me. Ho apprezzato anche i dettagli più sanguinolenti della storia.
I personaggi sono caratterizzati molto bene e non ho faticato a empatizzare con loro, quasi vivendo le loro stesse sensazioni e percependo le loro paure. La mia preferita è proprio la protagonista: Elsie è una donna forte che ha totalmente a cuore il bene delle persone a lei vicina. Tuttavia non mi è piaciuto il colpo di scena finale sul suo passato. Non sono riuscita, invece, a inquadrare il fratello di Elsie, Joylon, mi sono rimaste troppe domande insolute su di lui.
Per gli Amici avrei voluto maggiori notizie sulle loro origini o sul negozio in cui sono stati acquistati. Capisco che anche questo fa parte del mistero del libro ma qualche paragrafo in più dedicato a loro non sarebbe stato male.
Il finale è aperto eppure non l'ho trovato irritante come in altri romanzi.
Un romanzo gotico di cui ho amato moltissimo le atmosfere di cui non mi capitava di leggere da tempo.

Ma lo sai cos'è che ci spaventa davvero? Non le cose che rintoccano  sibilano nella notte. Le nostre paure sono molto più vicine. Abbiamo paura di ciò che abbiamo dentro, che siano ricordi, malattie o desideri peccaminosi.



martedì 20 novembre 2018

Recensione #280 La dama dei Medici di Jeanne Kalogridis

Questa volta leggo #9

Io amo la Kalogridis da quando l'ho conosciuta con I diari della famiglia Dracula, libro acquistato sull'onda della moda vampiresca del momento. Quando il vincitore della rubrica, ideata da me, La lettrice sulle nuvole e La libridinosa, è stato il romanzo storico ho pensato subito a lei e questo suo ultimo libro pubblicato in Italia.


Autrice: Jeanne Kalogridis
Titolo: La dama dei Medici
Editore: Newton Compton Editori
Data di pubblicazione: 20 settembre 2018
Pagine: 329

Trama
Giuliana è un’orfana cresciuta nel famoso Ospedale degli Innocenti: la sua indole ribelle l’ha resa fin da piccola una presenza sgradita. Così, all’età di quindici anni, è stata messa davanti a una scelta: entrare in convento o sposarsi con un uomo che non amava. Piuttosto che piegarsi, Giuliana ha preferito fuggire. Durante i due anni passati sulla strada, è sopravvissuta grazie a piccoli furti, imparando a confondersi tra la folla dopo aver svuotato le tasche giuste. Ma tutto cambia quando una delle sue vittime, un anziano signore, la coglie con la mano nella sua borsa. Invece di portarla in prigione, l’uomo, presentatosi come “il Mago di Firenze”, le fa una proposta: diventare la sua assistente. Così, tra rivelazioni esoteriche e sottili stratagemmi, Giuliana sarà messa a parte della misteriosa attività del cabalista, custode di un segreto che ha a che fare con il suo oscuro passato…






Giuliana è una degli orfani che vive per le strade di una Firenze del 1478 rubacchiando, insieme al fedele amico Tommaso, a incauti e ricchi gentiluomini. Finché non si imbatte in Ser Abramo e si ritrova catapultata in un ambiente pieno di intrighi e pericoli, drammi e tradimenti.
Lo stile della Kalogridis mi piace sempre immensamente e anche questa volta è stato capace di catturarmi dalla prima pagina. Non riuscivo a smettere di leggere questo romanzo perché avevo bisogno di conoscere il destino di Giuliana.
Devo dire, però, che non ho amato del tutto questa protagonista, nonostante incarni il mio modello di eroina: intelligente, testarda e coraggiosa. Eppure qualcosa non è scattato nei suoi confronti visti alcuni suoi comportamenti troppo impulsivi.
Ho apprezzato invece gli altri soggetti, tutti ben sviluppati, anche se non ho amato nessuno in particolar modo. Anzi ho trovato detestabile il piccolo Tommaso: davvero troppo lagnoso!
Le ambientazioni della Firenze rinascimentale sono ben descritte e gli avvenimenti storici molto accurati. Naturalmente l'autrice si è concessa alcune libertà narrative che, tuttavia, non mi hanno disturbato del tutto. Quello che proprio non ho sopportato è stata la parte romance della storia che, oltre ad essere inutile, non è minimamente credibile. Veramente non ce n'era bisogno dato che la trama era già perfetta così.
Il finale non mi ha sorpreso del tutto, ma mi ha comunque soddisfatto anche se un po' troppo affrettato.

La Kalogridis è riuscita nuovamente a incantarmi e farmi rinascere la voglia di recuperare i suoi due romanzi che ancora non ho letto.


martedì 13 novembre 2018

Recensione #278 The Hunger. Affamati by Alma Katsu




Libro letto per la Reading Challenge 2018 Tutti a Hogwarts con le tre Ciambelle
Gruppo Voldemort. Obiettivo: Un libro giallo.







Autrice: Alma Katsu
Titolo: The Hunger. Affamati
Editore: Newton Compton Editori
Pag: 301
Data di pubblicazione: 25 ottobre 2018

Trama
1846. Dopo aver viaggiato per settimane verso ovest, in direzione della California, un gruppo di pionieri si trova davanti a un bivio. Per il leader della spedizione, George Donner, è il momento di fare una scelta. Quelle che si trovano davanti, infatti, sono due strade che conducono alla stessa destinazione. Una è già nota come una pista sicura, ma dell’altra, ancora sconosciuta, si vocifera che potrebbe essere più corta. La decisione di Donner avrà ripercussioni sulle vite di tutti coloro che sono in viaggio con lui. Il caldo cocente del deserto sta per lasciare il posto a venti pungenti e a un freddo acuto in grado di congelare il bestiame. Spinti verso la follia dalla fatica e dalle privazioni, i membri del gruppo dovranno lottare per la sopravvivenza. Mentre i bambini cominciano misteriosamente a scomparire. Ma la minaccia più pericolosa che i pionieri dovranno affrontare non è la furia della natura, bensì qualcosa di più primitivo e feroce che si sta risvegliando.
Tornate indietro o morirete tutti.
La spedizione Donner: l’episodio più inquietante della storia degli stati uniti in un capolavoro del thriller.






La cosa che per prima mi ha colpito del romanzo è stata la copertina. Leggendo, poi, anche la trama ho subito richiesto la copia ebook alla Newton per poterlo leggere. Confesso che mi aspettavo una storia con zombie affamati di carne umana ma non è stato così. O quasi...
Il romanzo si basa sulla vera storia della Spedizione Donner (Wikipedia) nominata anche in Shining da Stephen King.
Una carovana di uomini, donne e bambini intramprende un viaggio durato dal giugno 1846 fino all'aprile 1847 attraverso l'America per arrivare in California, piena di grandi speranze. Un viaggio, purtroppo, preso troppo alla leggera che avrà conseguenze devastanti. La fame li spingerà a compiere uno degli atti più atroci che esiste: il cannibalismo.
Ho trovato i retroscena storici, anche se romanzati, davvero molto fedeli alla realtà in una reinterpretazione angosciante e spaventosa. Lo stile e le descrizioni dell'autrice sono talmente vivide che potevo immaginarmi benissimo di viaggiare sui carri con gli esploratori, sentire gli scossoni del terreno, il freddo della neve e soprattutto la fame. Il tutto è narrato in maniera molto credibile e mi ha fatto compiere un viaggio nella follia derivante dalle molte privazioni che hanno dovuto sopportare questi uomini. La suspance si percepisce in ogni pagina dato che la Katsu è riuscita a rendere ancora più orribili fatti di per sé già sconvolgenti.
Visto che ciò che successe veramente non lo si potrà mai sapere trovo che questa rivisitazione della storia sia molto plausibile.
I personaggi sono tanti ma ognuno riesce ad essere ben approfondito e mi sono immedesimata totalmente con loro.
Un romanzo davvero ben scritto con quel tocco di horror e inquietudine che ho apprezzato tantissimo.