Questa
volta l'Antro di Antonia ospita un libro, classificato sì come
horror-thriller, ma che tratta un argomento purtroppo attuale. Nel
giorno contro la violenza sulle donne vi parla di Rose Madder di
Stephen King
Titolo: Rose
Madder
Autore: Stephen
King
Casa
editrice: Sperling&kupfer
Pagine: 511
Data
di pubblicazione: 1
Maggio 2002
Trama
Rose
fugge. Fugge da quattordici anni di soprusi, da un marito violento e
da una vita che non promette più nulla. Ricominciare da capo è
l'unica via d'uscita. Una città sconosciuta, una nuova occupazione e
un nuovo compagno: finalmente tutto sembra girare per il verso
giusto. La donna si imbatte anche in uno strano dipinto. Una crosta
senza valore, o molto, molto di più? Il legame tra il quadro e Rose
si fa sempre più stretto, quasi morboso, e quando il suo sadico
marito si farà rivedere non troverà più la debole e indifesa
mogliettina di un tempo, ma qualcuno o qualcosa che stenterà a
riconoscere.

"Siede
nell'angolo e cerca di estrarre aria da una stanza che fin a pochi
minuti fa ne era piena e ora sembra non averne più. Da molto lontano
le giunge un suono sottile di risucchio e sa che è aria che le
scende nei polmoni e poi risale ed esce in una serie di brevi ansiti
febbrili, ma non muta la sensazione che ha di annegare nell'angolo di
soggiorno di casa sua, con lo sguardo sulle spoglie stracciate del
romanzo in edizione economica che stava leggendo quando è rincasato
suo marito.
Non le importa molto. Il dolore è troppo forte perché
abbia a preoccuparsi di questioni marginali come la respirazione o il
fatto che sembra non ci sia aria nell'aria che respira. Il dolore
l'ha ingoiata, come si dice che la balena abbia ingoiato Giona, il
santo renitente.
Pulsa come un sole infetto che arde al centro del
suo corpo, là dove fino a sera c'era solo la sensazione serena di un
nuovo essere che cresce.
Non c'è mai stato altro dolore come
questo dolore, non che ricordi, nemmeno quando, tredici anni, sterzò
bruscamente per evitare una buca e cadde dalla bicicletta, battendo
la testa sull'asfalto e aprendovi un taglio che risultò lungo
esattamente undici punti.
Di quell'incidente ha sempre ricordato
un lampo argenteo i dolore seguito da uno stupore buio e stellato,
che era in realtà un breve svenimento...
ma non fu questo
strazio.
Questo terribile strazio..."
In
questo romanzo King affronta un tema centrale di molti suoi scritti,
la violenza sulle donne e la forza che le donne mostrano quando
decidono di alzare la testa, reagire ed uscire dal loro incubo. Le
eroine di King sono sempre delle donne eccezionali, pensiamo solo ad
un altro grande romanzo che parla di donne forti e coraggiosi, e
all’eroina per eccellenza, Dolores Claiborne. Ma mentre Dolores è
una combattente sin dalla prima violenza subita, (è la carogna che è
l’unica cosa che resta ad una donna), Rose Daniels lo è
diventata... una goccia di sangue che l’ha risvegliata dal torpore
in cui la violenza fisica e psicologica l’aveva imprigionata e dal
senso di colpa che genera in tutte le donne vittime di abusi. Quella
macchia di sangue emblema di ciò che ha già perso in quell’incubo
oltre a se stessa, la vita di una creatura tanto desiderata, la fa
scappare. Si alza, prende la carta di credito del suo aguzzino,
combattendo contro quel senso di colpa che le fa credere che quelli
non siano soldi suoi, e scappa verso l’ignoto, e qui risiede il
motivo per cui molte, troppe donne restano nell’incubo: la paura
dell’ignoto. Il dolore è qualcosa di conosciuto, rassicurante,
quasi amico, mentre fuori non sai cosa ti aspetta, e questo ti
terrorizza ancora di più. Scappa con la vescica che scalpita,
vittima anch’essa dei lavori di Norman, scegliendo la destinazione
più lontana possibile, che però le permettesse di partire il prima
possibile. Arriva in un luogo sconosciuto, e si aggrappa al più
grande coraggio di tutti, ciò che molte donne non riescono a fare:
chiede aiuto.
Nella sua rinascita scopre un potenziale dentro di
sé che non aveva mai neppure immaginato, un coraggio e una
determinazione che la rendono una “forza della natura”, lei,
Rosie Vera, alla riscoperta della "vera" se stessa.
Il
quadro non è solo il dettaglio soprannaturale che King ha voluto per
forza inserire, come alcuni interpretano, King non fa mai niente per
caso. Il quadro rappresenta la metamorfosi di una vittima che diventa
finalmente padrona del proprio destino.
La vera prigione di Rose
era dentro di lei, nella convinzione che una brava moglie dovesse
subire e provare solo rassegnazione, mentre ora la rabbia è un
sentimento da accogliere e non da nascondere, positivo, che ci dice
qualcosa e che dobbiamo ascoltare ed accettare. Il quadro, con la
sua metafora del labirinto e della bambina da salvare (la figlia
abortita ma anche, in un certo qual modo, se stessa), è lo specchio
attraverso cui lei può capire chi è veramente e cosa può veramente
fare della sua vita. Rose, in quel dipinto, ha fatto due cose:
salvare Rose Daniels (la bambina del labirinto) e scoprire Rosie
Vera, ma soprattutto capire che lei è entrambe le cose, perché noi
donne siamo sempre entrambe le cose, siamo mille sfaccettature che
non vanno mai negate ma accolte, nella loro diversità e unicità.
Grazie al quadro ha trovato il suo equilibrio, sconfiggendo non solo
il suo aggressore, ma ciò che dentro di lei le imponeva di
imprigionare Rose Madder e la sua forza.
Un
romanzo meraviglioso e l’ho amato tantissimo!