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domenica 16 giugno 2019

Recensione #29 Uomini e topi di John Steinbeck by Antonia



Autore: John Steinbeck
Titolo: Uomini e topi
Editore: Bompiani
Pagine: 134
Trama
La storia di un'amicizia profonda tra due uomini, due braccianti stagionali in California che condividono un sogno. George Milton si occupa da sempre con ferma dolcezza di Lennie Small, un gigante con il cuore e la mente di un bambino. Il loro progetto, mentre vagano di ranch in ranch, è trovare un posto tutto per loro a Hill Country, dove la terra costa poco: un posto piccolo, giusto qualche acro da coltivare, e poi qualche pollo, maiali, conigli. Ma le loro speranze, come "i migliori progetti predisposti da uomini e topi" (è un verso di Burns), sono destinate a sbriciolarsi. Il ritratto di un'America soffocata dalla crisi e di un'umanità gretta e gelosa nella drammatica rappresentazione di un maestro della letteratura. Scritto nel 1937 e destinato a un pubblico di uomini semplici come George e Lennie, "Uomini e topi" è una breve storia ricca di dialoghi, un piccolo gioiello di scrittura, pensato da Steinbeck per essere messo in scena in teatro e al cinema: e così è successo, sul grande schermo e a Broadway. Ma "Uomini e topi" resta prima di tutto un romanzo indimenticabile. 



Questo è libro di poco più di 100 pagine ma racchiude in se una forza incredibile. Uomini e topi, di John Steinbeck, è una denuncia sociale in chiave simbolica: sullo sfondo di questa triste ma semplice storia c’è infatti l'emarginazione sociale, la solitudine dei diversi, ma anche la bellezza di una amicizia sincera, l'importanza dell'esistenza di una meta, una casa ed una famiglia, una speranza che sorregge i due protagonisti e li fa andare avanti. Il lessico, semplice e stringato, riesce a dare il massimo dell'emozione; la rudezza della vita dei braccianti non arriva mai alla volgarità. Il libro mi è piaciuto molto, pur essendo facile da leggere, non è semplice da capire, ma proprio per questo porta a riflettere a lungo sui temi importanti dell'esistenza. Il finale poi è un colpo dal cuore che non mi aspettavo.






domenica 21 aprile 2019

Recensione #28 I figli del male di Antonio Lanzetta by Antonia



Autore: Antonio Lanzetta
Titolo: I figli del male
Editore: La Corte Editore
Data di pubblicazione: 15 marzo 2018
Pagine: 264
Trama
È ancora notte quando Damiano Valente viene svegliato da una telefonata e in pochi minuti si ritrova sulla scena di un crimine atroce e inspiegabile: davanti ai suoi occhi un uomo con la gola tagliata, riverso in un'auto su una spiaggia vicino Castellacelo. Sporco di sangue e conficcato nella ferita, un biglietto con un messaggio contenente solo due parole: Lui vede. Damiano, lo Sciacallo, uno scrittore diventato famoso ricostruendo i casi di cronaca nera nei suoi libri, aveva promesso di non farsi più coinvolgere, di non scrivere più. Per dimenticare. Per sfuggire a un passato di morte e sangue che invece continua a tormentarlo. Ma gli incubi non sono finiti e lui non può tirarsi indietro. Anche perché il suo amico Flavio viene inghiottito dal buio, mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora. Quale può essere il collegamento? Per scoprire la verità Damiano dovrà tornare indietro fino al 1950, nel suo Sud profondamente segnato dalla guerra e dal regime fascista. Sono gli anni del giovane Mimì e del suo amore per Teresa. Gli anni del piccolo Tommaso e del pomeriggio in cui ritrova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume. Gli anni in cui tutto ebbe inizio.


I personaggi di questo romanzo sono gli stessi che i lettori hanno incontrato nel primo libro, Il Buio dentro, entrambi i romanzi sono autoconclusivi, ma esiste un filo conduttore che li lega.
Antonio Lanzetta descrive la vita sospesa nel tempo di, in un crescendo di sentimenti, in più tempi, le vite di quei ragazzi, a quella lontana estate con le bici lasciate al sole.
Ogni personaggio ha una sua dolorosa collocazione e una ragione per ogni sua azione
Personalità complesse e intense che, a loro modo, sopravvivono ai fantasmi del passato affrontando l'oscurità del presente. Personaggi costruiti con sapienza e profondità che arricchiscono una trama che incolla alle pagine e si svolge su diversi piani temporali, perché a volte la spiegazione per ciò che accade è da ricercarsi nelle pieghe del tempo.
Questa raccontata da Antonio Lanzetta è una storia si soprusi, di violenza, di follia, violenza a cui, a volte, dove la giustizia non arriva, per sconfiggere il male bisogna ricorrere con un altro tipo di male.
Ritmi serratissimi e salti temporali, personaggi crudi e duri, la scia di morte e sangue legate dalla vendetta e dalla ricerca di una pace nascosta tra le pieghe di verità amarissime.
Libro consigliatissimo.


La trilogia di Antonio Lanzetta è composta da:
Il buio dentro
I figli del male
Cicatrici (solo ebook)
Le colpe della notte 





domenica 10 marzo 2019

Recensione #27 Il buio dentro di Antonio Lanzetta by Antonia





Autore: Antonio Lanzetta
Titolo: Il buio dentro
Editore: La Corte Editore
Data di pubblicazione: 13 ottobre 2013
Pagine: 288
Trama
Il corpo di una ragazza viene ritrovato appeso ai rami di un albero. Il filo spinato scava nei polsi e nella corteccia di un vecchio salice bianco. Le hanno tagliato la testa e l’hanno lasciata sul terreno solcato dalle radici, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente. Lui è lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Nessuno conosce il suo aspetto, e per Damiano questa è una fortuna: il volto deturpato da cicatrici e quella gamba spezzata che si trascina dietro come un fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra. Lo Sciacallo è un cacciatore che insegue nella morte le tracce lasciate dall’assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell’estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e amici in cui credere. Un omicidio che gli ha cambiato la vita.Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella sua ossessione che come una ferita pulsante gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di sempre, Stefano e Flavio, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità, riportandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre.



Subito saltano all'occhio alcuni elementi della trama: giovani nel cuore di un dramma, una narrazione che si alterna tra il 1985 e oggi, il bisogno viscerale di giustizia, temi che mi ricordano vagamente IT di Stephen King. La costruzione di questo thriller è affascinante perché troviamo l'alternanza di periodi tra il passato e il presente, e mi piace perché consente sempre di affrontare la trama in due modi diversi e di vedere le conseguenze degli eventi che hanno avuto luogo.

Antonio Lanzetta crea, sin dalle prime parole, un'atmosfera incredibile, poetica, e al contempo con una profonda tristezza. Un omicidio brutale.
E i ricordi rimandano indietro, alla sua adolescenza, il protagonista Damiano Valente, Lo Sciacallo.
Indietro nel tempo... il contrasto è sorprendente, e ci ritroviamo cullati nel relax sotto il sole della campagna.
Più che fare descrizioni, l'autore ci accompagna in un viaggio nella vita che oscilla fra l'estate del '85 e i giorni nostri.
Damiano, Flavio e Stefano si trovano nell'adolescenza, ossia nel momento in cui non sono ancora pronti a rinunciare al loro innocenza, spinti dagli eventi, ad entrare a forza nell'età adulta. Sentiamo il peso del passato che può gravare su una vita, un peso trascinato come una palla, che a volte impedisce di andare avanti, o di dimenticare un evento doloroso.
Ecco il peso delle non risposte, il peso di una tragedia avvenuta trent'anni fa, l'omicidio irrisolto dell'amica Claudia.
Ma è un nuovo omicidio, ai nostri tempi questa volta, che riaccenderà questi ricordi dolorosi, che ritornano, come un boomerang ....
Il buio dentro è il primo romanzo di una trilogia, seguìto da I figli del male, secondo romanzo pubblicato a marzo 2018, che vede il ritorno dello Sciacallo, Damiano Valente.
E prossimamente, il 4 aprile uscirà in libreria Le colpe della notte, capitolo finale di questa trilogia.




domenica 24 febbraio 2019

Recensione #26 Pet sematary di Stephen King by Antonia



Autore: Stephen King
Titolo: Pet Sematary
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: prima pubblicazione 14 novembre 1983
Pagine: 432
Trama
In una limpida giornata di fine estate, la famiglia Creed si trasferisce in un tranquillo sobborgo residenziale di una cittadina del Maine. Non lontano dalla loro casa, al centro di una radura, sorge Pet Sematary, il cimitero dei cuccioli, un luogo dove i ragazzi del circondariato, secondo un'antica consuetudine, usano seppellire i propri animaletti. Ma ben presto la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti e dall'improvviso ridestarsi di forze oscure e malefiche.




"A volte la morte è meglio..."

Questa è la terza volta che rileggo questo libro.
La prima volta avevo 18 anni e l'ho letto con leggerezza e la smania di scoprire una nuova storia di King, e lo reputai stupendo.
La seconda volta ho voluto riprovare, conoscendone già la trama, con un po' più di maturità. E' stato un duro colpo al cuore perchè mi sono immedesimata nei protagonisti, avendo io stessa un figlio piccolo.
A distanza di anni ho voluto riprenderlo in mano,  sperando di avere emozioni nuove e diverse.
Quindi sapevo bene a cosa andavo incontro, ma lo stesso  mi sono ritrovata a camminare per il sentiero ben curato dietro la casa dei Creed, nei boschi profondi di Ludlow...
Mi sono resa conto che l'intero concetto del 'cimitero degli animali' sia in qualche modo secondario rispetto alla trama principale, cioè quella in cui i genitori, fanno tutto ciò che è in loro potere, per proteggere i loro figli da tutti i pericoli del mondo, reali e immaginari.
Racconta di cosa succede quando falliscono...
La magia del cimitero non viene mai spiegata chiaramente, le ragioni o le cause della sua esistenza sono vagamente riferite,  non  è chiaro a nessuno come è nato.
Ma l'aver sorvolato su questo dettaglio non è un errore da parte di King... semplicemente secondo lui non è importante ai fini della storia.
Stephen King ha dichiarato che questo è uno dei libri che lo spaventava di più, mentre lo scriveva. Probabilmente significava così tanto per lui poiché era lui stesso un padre.
In realtà è un libro raccapricciante, ma mentre lo leggevo mi sono resa conto che non erano solo gli eventi della storia a essere percepiti come inquietanti, ma il tema stesso.
Non è l'horror il tema centrale del libro, ma  il dolore; ed è una delle cose peggiori del mondo, forse la cosa peggiore.
Il cambiamento nella vita è difficile, ma il cambiamento nella forma della perdita è inimmaginabile. Perdere quelli che ami più di ogni altra cosa al mondo, avere quel dolore, è una grande paura. La vita non sarà mai più la stessa e l'angoscia può essere così dura che ti finisce completamente. A volte fino a farti impazzire.
Pet sematary è un libro duro e sicuramente non è per tutti.
Ma ne consiglio comunque la lettura.
Fino a che punto può spingersi un genitore per i propri figli?



domenica 3 febbraio 2019

Recensione #25 Madre Nera di Nicola Lombardi by Antonia




Autore: Nicola Lombardi
Titolo: Madre Nera
Editore: Dunwich
Data di pubblicazione: 18 gennaio 2019
Pagine: 225

Trama
1971. Un paese di provincia viene sconvolto da uno straziante fatto di sangue. Leonina, in preda a un delirio mistico, rapisce da un asilo dodici bambini e li conduce in una desolata località appenninica. Là, nel cuore di un bosco, tenta di portare a compimento il suo folle progetto…
Oggi. Un professore di lettere, un pittore e due gemelle vengono convocati a un misterioso appuntamento, per incontrare e affrontare ancora una volta, dopo tanti anni, l’ombra della donna che ha stravolto le loro esistenze. Ma nulla è come appare. I fantasmi del passato riemergono in un vortice di incubi e ricordi, e solo chi saprà riconoscere il vero volto della propria ossessione potrà aspirare alla redenzione.
Una storia cupa e sanguinaria, in bilico sull’orlo degli abissi in cui custodiamo i segreti dell’anima, della coscienza, del cuore.


Cosa è successo allora? Quale cosa di orribile e incomprensibile è accaduta a quei bambini tanto da segnarli così profondamente nell'animo e portarsi questo orrore fino all'età adulta.
Loro no ricordano ma dentro di loro sanno. Daniele, Gabriella (insieme alla sua inseparabile sorella gemella e autistica, Greta) e Andrea vivono strane vite. Daniele pittore di nature morte e paesaggi, nasconde tele che rappresentano scene orrorifiche, Gabriella e Greta vivono e lavorano come medium, e Andrea, professore di lettere, scrive storie horror.
Non tutto, però, è come sembra e la realtà si mescola con le tenebre del passato.
In particolare Andrea, che si trova ad "estraniarsi", a cadere in una sorta di black out totale, durante il quale visualizza scene raccapriccianti di morte.
Ma la vera protagonista è Nina, la Madre nera, colei che queste persone sognano e ricordano.
Madre nera è un gioco di ricordi, incubi ed emozioni che si intrecciano gli uni con gli altri intessendo le trame di intere vite.
Personaggi che entrano prepotentemente e che vogliono raccontarci la loro storia, ma fino alla fine si riesce solo a scorgere l'orrore che hanno vissuto.
Per tutto il libro si può solo supporre cosa è accaduto, anche se dentro di noi lo sappiamo, in un certo senso. Ma la verità mi ha stravolto in tutta la sua crudezza.
Un sorta di angoscia e di protezione verso questi bambini mi ha assalito lasciandomi un senso di malessere.
Ma credo che sia questo l'intento di un romanzo horror... raccontare una storia e scalfire le nostre vite normali.
Nicola Lombardi ci è riuscito con il suo stile lento, preciso e pacato, con improvvisi colpi di scena, ha reso vividi questi personaggi e le loro tragiche storie fino a un epilogo particolare e strano, che ho apprezzato molto.
Ma non voglio togliere il gusto della sorpresa, e quindi leggete questo romanzo. Ve lo consiglio vivamente.



domenica 27 gennaio 2019

Recensione #24 Il canyon delle ombre di Clive Barker by Antonia




Autore: Clive Barker
Titolo: Il canyon delle ombre
Editore: Sonzogno
Data di pubblicazione: 1 aprile 2002
Pagine: 626

Trama
Todd Pickett è un attore ormai al tramonto. Dopo una plastica facciale con cui pensava di ritrovare il successo e che invece lo deturpa, si nasconde in un canyon fuori Los Angeles, ospite di una villa di proprietà di un produttore e di un'attrice famosi negli anni Venti, la cui bellezza è miracolosamente intatta. Qui scopre una misteriosa stanza chiamata "la Caccia", interamente ricoperta da un mosaico che raffigura scene infernali degne di Hieronymus Bosch: demoni, mostri, divinità, massacri di donne, uomini e bambini. Chi vi accede trova l'immortalità, e per questo molte celebrità di Hollywood vi si sono rifugiate, formando una bizzarra società di star defunte e mostri nati dai loro accoppiamenti con gli animali del canyon.



La lettura de Il Canyon delle ombre è stato un ritorno interessante allo stile di Barker più oscuro, più apocalittico e oserei dire un lato più depravato della sua narrativa.

Scritto durante un periodo molto difficile della sua vita, con la sfortunata e triste morte di suo padre, Barker lo usa per affrontare alcuni dei demoni che lo circondano al momento della stesura.
Il romanzo inizia con una sensazione intenzionalmente lenta e confusa delle prime pagine del libro, fino a quando la trama non si avvia con decisione.
Presto ci mostra uno scorcio magico del lato oscuro, depravato e dannatamente sadico di Hollywood. Con uno sguardo satirico sulla vanità superficiale dei ricchi e famosi, crea il personaggio di Todd Pickett, il quale sta cercando di risolvere il suo passato e il presente posto sotto i riflettori della fama e deve anche affrontare i suoi demoni interiori nella casa nel canyon dove si rifugia.
La donna che incontra in questa casa è diversa da chiunque abbia mai conosciuto, bellissima e avvolta nel mistero, e la sua attrazione per lei è molto forte.
In questo Canyon c'è un forte potere al lavoro, in cui è presente la mano del Diavolo; un potere in cui è concessa una quasi-immortalità, sebbene come in tutto ciò che riguarda il Diavolo, ha un prezzo terribile.
Barker è un maestro tessitore di piaceri sensuali e situazioni, che affascina i nostri più basilari istinti umani.
Inoltre ha reso questo romanzo immensamente personale, con personaggi che sono stati presi dalla sua stessa vita; anche la morte del suo amato cane è incorporata nel libro.
Allo stesso tempo fa ciò che sa fare meglio: scavare in un misto di fantasia e orrore, portando il lettore a un piano metafisico che può essere raggiunto solo dalle sue abili mani.
Penso che leggere questo libro sia il miglior consiglio che io possa dare.



domenica 13 gennaio 2019

Recensione #23 I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia di Thomas Mann By Antonia




Autore: Thomas Mann
Titolo: I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 8 aprile 2014
Pagine: 694

Trama
I Buddembrook è i l primo grande romanzo di Thomas Mann, del 1901, e racconta la storia di una famiglia tedesca dell'Ottocento che dopo anni di prosperità è esposta a una tragica decadenza: le basi di un patrimonio e di una potenza che sembravano incrollabili sono sgretolate da una forza ostinata e segreta. Questo romanzo, capolavoro della letteratura europea, esprime compiutamente la concezione estetica e politica dello scrittore tedesco, il suo rimpianto per una mitica e solida borghesia, la coscienza della crisi di un mondo e di valori destinati inesorabilmente a scomparire.





Racconta il declino di questa ricca famiglia di mercanti della Germania settentrionale nel corso di quattro generazioni, ma lo scrittore fondamentalmente ritrasse la storia della sua famiglia, la famiglia Mann di Lubecca e il loro ambiente.
La storia dei Buddenbrook consiste in una trama delineata in modo estremamente dettagliato, raccontata attraverso molti giorni diversi, ambientati nella vita quotidiana dei membri della famiglia, che include molti salti temporali. Affrontando le loro lotte e gli eventi importanti come nascite, decessi, matrimoni, divorzi e attività finanziarie, i personaggi sono elaborati, specialmente i fratelli Thomas e Antonie (detta Tony), che ben presto consolidano il loro ruolo di protagonisti principali. Entrambi sono esseri umani imperfetti, sono responsabili di molti errori e devono fare i conti con le azioni che hanno commesso in passato. La storia ruota intorno allo sviluppo dei personaggi principali, dato che Thomas Mann ha permesso ai lettori di seguire Tony, Thomas, Christian e altri personaggi dalla loro infanzia per tutta la durata della loro vita. Mann non ha nemmeno tentato di farli apparire perfetti, ha tentato - e ci è riuscito - di farli sembrare realistici.
Alcuni personaggi secondari mancano di attenzione dell'autore, ma secondo me, Mann è riuscito a unire quasi perfettamente lo sviluppo della trama e dei personaggi.
La saga familiare dei Buddenbrook è considerata un classico della letteratura tedesca, un libro di cui molte persone hanno già sentito parlare, ma che non ha mai letto forse per una ragione molto semplice ... è moooolto lungo.
In realtà lo stile è un po' antiquato, ma una volta preso il ritmo è scorrevolissimo.
A me è piaciuto davvero molto, tanto da non riuscire a staccarmi e da leggerlo in 4 giorni.


domenica 9 dicembre 2018

Recensione #22 The Outsider di Stephen King by Antonia





Titolo: Outsider
Autore: Stephen King
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 530
Data di pubblicazione: 23 ottobre 2018
Trama
La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino.
Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino.


King conosce ogni faccia del male. Con “The Outsider” ce ne consegna una nuova che però attinge dalla tradizione, dall’Uomo nero che ogni bambino ha temuto, andando ad alimentare i nostri peggiori incubi.

Non sarebbe un libro di Stephen King se al thriller non viaggiasse parallelo il soprannaturale. E nel farlo, in “The Outsider” il Re usa il jolly, un personaggio già presente nella trilogia con l’indimenticabile Bill Hodges (“Mr. Mercedes”, “Chi perde paga” e “Fine turno”), un personaggio molto particolare, che ci guiderà per mano e che ci ricorderà in più di un’occasione che “l’universo non ha confini” e che proprio per questo non dobbiamo fermarci al possibile, senza dare una possibilità a quello che crediamo impossibile
(Se non l'avete ancora letta, vi consglio di leggere questa trilogia di Mr Merceder.)
The Outsider é fondamentalmente una combinazione delle storie dell'orrore della vecchia scuola di King con i suoi libri di mistero più recenti.
Il ritmo, la scrittura, i personaggi, la trama, il cattivo, la paura, tutto è impeccabile, fino ad arrivare ad un finale che secondo me è perfetto.

Un libro consigliato non solo agli appassionati dei romanzi di Stephen King ma a tutti gli amanti del genere, un thriller soprannaturale che non risparmia i momenti di forte tensione.
Questo è il ritorno in forma di Stephen King.
Ma è allo stesso tempo il nuovo Stephen King.
E mi piace moltissimo!






domenica 25 novembre 2018

Recensione #21 Rose Madder di Stephen King by Antonia


Questa volta l'Antro di Antonia ospita un libro, classificato sì come horror-thriller, ma che tratta un argomento purtroppo attuale. Nel giorno contro la violenza sulle donne vi parla di Rose Madder di Stephen King




Titolo: Rose Madder

Autore: Stephen King
Casa editrice: Sperling&kupfer
Pagine: 511
Data di pubblicazione: 1 Maggio 2002
Trama
Rose fugge. Fugge da quattordici anni di soprusi, da un marito violento e da una vita che non promette più nulla. Ricominciare da capo è l'unica via d'uscita. Una città sconosciuta, una nuova occupazione e un nuovo compagno: finalmente tutto sembra girare per il verso giusto. La donna si imbatte anche in uno strano dipinto. Una crosta senza valore, o molto, molto di più? Il legame tra il quadro e Rose si fa sempre più stretto, quasi morboso, e quando il suo sadico marito si farà rivedere non troverà più la debole e indifesa mogliettina di un tempo, ma qualcuno o qualcosa che stenterà a riconoscere.





"Siede nell'angolo e cerca di estrarre aria da una stanza che fin a pochi minuti fa ne era piena e ora sembra non averne più. Da molto lontano le giunge un suono sottile di risucchio e sa che è aria che le scende nei polmoni e poi risale ed esce in una serie di brevi ansiti febbrili, ma non muta la sensazione che ha di annegare nell'angolo di soggiorno di casa sua, con lo sguardo sulle spoglie stracciate del romanzo in edizione economica che stava leggendo quando è rincasato suo marito.
Non le importa molto. Il dolore è troppo forte perché abbia a preoccuparsi di questioni marginali come la respirazione o il fatto che sembra non ci sia aria nell'aria che respira. Il dolore l'ha ingoiata, come si dice che la balena abbia ingoiato Giona, il santo renitente.
Pulsa come un sole infetto che arde al centro del suo corpo, là dove fino a sera c'era solo la sensazione serena di un nuovo essere che cresce.
Non c'è mai stato altro dolore come questo dolore, non che ricordi, nemmeno quando, tredici anni, sterzò bruscamente per evitare una buca e cadde dalla bicicletta, battendo la testa sull'asfalto e aprendovi un taglio che risultò lungo esattamente undici punti.
Di quell'incidente ha sempre ricordato un lampo argenteo i dolore seguito da uno stupore buio e stellato, che era in realtà un breve svenimento...
ma non fu questo strazio.
Questo terribile strazio..."


In questo romanzo King affronta un tema centrale di molti suoi scritti, la violenza sulle donne e la forza che le donne mostrano quando decidono di alzare la testa, reagire ed uscire dal loro incubo. Le eroine di King sono sempre delle donne eccezionali, pensiamo solo ad un altro grande romanzo che parla di donne forti e coraggiosi, e all’eroina per eccellenza, Dolores Claiborne. Ma mentre Dolores è una combattente sin dalla prima violenza subita, (è la carogna che è l’unica cosa che resta ad una donna), Rose Daniels lo è diventata... una goccia di sangue che l’ha risvegliata dal torpore in cui la violenza fisica e psicologica l’aveva imprigionata e dal senso di colpa che genera in tutte le donne vittime di abusi. Quella macchia di sangue emblema di ciò che ha già perso in quell’incubo oltre a se stessa, la vita di una creatura tanto desiderata, la fa scappare. Si alza, prende la carta di credito del suo aguzzino, combattendo contro quel senso di colpa che le fa credere che quelli non siano soldi suoi, e scappa verso l’ignoto, e qui risiede il motivo per cui molte, troppe donne restano nell’incubo: la paura dell’ignoto. Il dolore è qualcosa di conosciuto, rassicurante, quasi amico, mentre fuori non sai cosa ti aspetta, e questo ti terrorizza ancora di più. Scappa con la vescica che scalpita, vittima anch’essa dei lavori di Norman, scegliendo la destinazione più lontana possibile, che però le permettesse di partire il prima possibile. Arriva in un luogo sconosciuto, e si aggrappa al più grande coraggio di tutti, ciò che molte donne non riescono a fare: chiede aiuto.
Nella sua rinascita scopre un potenziale dentro di sé che non aveva mai neppure immaginato, un coraggio e una determinazione che la rendono una “forza della natura”, lei, Rosie Vera, alla riscoperta della "vera" se stessa.
Il quadro non è solo il dettaglio soprannaturale che King ha voluto per forza inserire, come alcuni interpretano, King non fa mai niente per caso. Il quadro rappresenta la metamorfosi di una vittima che diventa finalmente padrona del proprio destino.
La vera prigione di Rose era dentro di lei, nella convinzione che una brava moglie dovesse subire e provare solo rassegnazione, mentre ora la rabbia è un sentimento da accogliere e non da nascondere, positivo, che ci dice qualcosa e che dobbiamo ascoltare ed accettare. Il quadro, con la sua metafora del labirinto e della bambina da salvare (la figlia abortita ma anche, in un certo qual modo, se stessa), è lo specchio attraverso cui lei può capire chi è veramente e cosa può veramente fare della sua vita. Rose, in quel dipinto, ha fatto due cose: salvare Rose Daniels (la bambina del labirinto) e scoprire Rosie Vera, ma soprattutto capire che lei è entrambe le cose, perché noi donne siamo sempre entrambe le cose, siamo mille sfaccettature che non vanno mai negate ma accolte, nella loro diversità e unicità. Grazie al quadro ha trovato il suo equilibrio, sconfiggendo non solo il suo aggressore, ma ciò che dentro di lei le imponeva di imprigionare Rose Madder e la sua forza.
Un romanzo meraviglioso e l’ho amato tantissimo!




domenica 14 ottobre 2018

Recensione #20 Stagioni diverse di Stephen King by Antonia




Titolo: Stagioni diverse
Autore: Stephen King
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 588
Data di pubblicazione: 27 agosto 1982
Trama
Un quartetto di racconti in bilico tra l'orrore e l'avventura, l'incubo e la fantasia. Il riscatto di un uomo condannato ingiustamente per omicidio. Il morboso rapporto tra un adolescente e un ex nazista. Quattro ragazzini alla ricerca del cadavere di un coetaneo. Una donna che partorisce in circostanze surreali. Quattro storie da brivido, agghiaccianti e paradossali, che hanno per protagonisti mostri moderni.




Stagioni diverse è una raccolta "ipnotica" di quattro novelle di Stephen King legate insieme dal cambio delle stagioni, ognuna che riprende il tema di un viaggio con toni e personaggi straordinariamente diversi.
Questa Raccolta avvincente inizia con "Rita Hayworth e la Redenzione di Shawshank", in cui un detenuto ingiustamente imprigionato cerca una strana e sorprendente vendetta, da cui è stato tratto il film Le ali della libertà.
Il secondo racconto è Un ragazzo sveglio, che ha dato l'ispirazione per il film L'allievo, con lo studente del liceo Todd Bowden e la sua ossessione per il passato oscuro e mortale di un uomo anziano ex nazista.
Ne Il corpo, quattro ragazzini turbolenti partono all'avventura dalla loro piccola città e si trovano faccia a faccia con la vita, la morte e le intimazioni della propria mortalità. Da questo racconto è stato tratto il film Stand By Me, ricordo di un'estate.
Infine, una donna in disgrazia è determinata a trionfare sulla morte in "Il metodo di respirazione".

King ha l’abilità di farci immedesimare nei panni dei personaggi, di farci sentire le loro più profonde emozioni .
La descrizione minuziosa dei luoghi è incredibile. Le città, le case, i negozi e la campagne sono descritte in maniera precisa ma non noiosa, sembra di vedere le auto che passano per strada o le persone sedute a tavola che fanno colazione , è difficile non immedesimarsi in una narrazione simile.
Stephen King è visto da sempre come un semplice autore di racconti horror e per questo snobbato da molti.
Ma Stagioni diverse è un mix di tutti i generi - Young Adult, Mystery, Spionaggio, ... ma niente orrore.
Qui non ci sono i mostri, nessun fantasma dentro l'armadio o vampiro che bussa alla finestra che chiede di entrare.
Qui l'orrore è quello della vita reale. L'orrore quello vero.








domenica 30 settembre 2018

Recensione #19 L'estate della paura di Dan Simmons by Antonia





Titolo: L'estate della paura
Autore: Dan Simmons
Serie: Season of horror #1
Casa editrice: Gargoyle books
Pagine: 632
Data di pubblicazione: 24 maggio 2012
Trama
Elm Haven, Illinois, 1960. E’ estate, la scuola è appena finita e 5 ragazzi di 12 anni stanno cementando un’amicizia che durerà tutta la vita e assaporando i primi, timidi corteggiamenti alle loro coetanee. Ma, fra i giochi in mezzo ai campi di grano assolati e le spensierate corse in bicicletta, qualcosa si nasconde in agguato. Una mostruosa entità senza tempo sta mietendo vittime fra i ragazzi della Old Central School, e gli adulti o rifiutano di capire quel che sta succedendo o sono essi stessi emissari di quel Male. Toccherà proprio a quei 5 amici indagare sulla natura di quell’incubo tremendo e affrontare il mostro, prima di finire anche loro preda della sua rapace avidità. E così Mike, Duane, Dale, Harlen e Kevin vivranno il loro passaggio all’età adulta lottando contro un arcano abominio che infesta le ore del buio…



La cosa che mi ha impressionato di questo libro non è tanto l'abilità di Simmons di spaventare, ma la sua abilità nel costruire i personaggi e il mondo in cui vivono. Simmons disegna così bene una mappa di questa piccola città nella testa che il lettore può vedere tutto ciò che accade vividamente. Alcuni persone mi hanno detto che all'inzio la storia impiega un po' a svilupparsi e a decollare, ma secondo me questo è uno dei punti di forza. Ci vogliono circa duecento pagine prima che accada qualcosa di spaventoso. Ma sono necessarie per preparare l'animo a ciò che sta per accadere.

La storia può sembrare il solito cliché, con dei ragazzi in una piccola città che combattono un male più grande, ma posso assicurare che L'estate della paura è scritto così bene ed è così scorrevole che non importa.
I personaggi si distinguono tutti tanto sono ben caratterizzati, così chiari, così precisi, così incontaminati che quando sono accadute cose brutte ad alcuni di loro, soffrivo e mi preoccupavo per loro come fossero reali.
Decisamente è uno dei libri più incredibili che abbia mai letto e non ho potuto fare a meno di iniziare subito a leggere anche il seguito L'inverno della paura (vi dirò cosa penso anche di questo seguito).

Intanto leggete L'estate della paura, ne vale davvero la pena.