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lunedì 11 giugno 2018

Incontro con Ilaria Tuti SalTo 2018




Un altro incontro del 31° Salone Internazionale del Libro di Torino, #salTO18, al quale ho partecipato con interesse e curiosità è stato: Un’ora con… Ilaria Tuti, autrice di Fiori sopra l’inferno edito da Longanesi.

Didascalia: La scrittrice best-seller Alessia Gazzola dialoga con Ilaria Tuti, autrice di uno degli esordi più sorprendenti dell’ultimo anno: Fiori sopra l’inferno, che racconta la prima indagine del commissario Teresa Battaglia in un piccolo paese tra le aspre montagne del Friuli.


L’incontro è stato condotto da Alessia Gazzola. Ho scelto di seguire questo appuntamento perché ho appena finito di leggere il romanzo in questione e proprio nella mattina di domenica 13 maggio 2018 era stata pubblicata sul blog la mia recensione.
Alessia ha introdotto subito Ilaria Tuti in modo brioso.
Alessia: Salutiamo Ilaria che ha fatto il suo esordio nel thriller, ma con il botto!!!
E qui è partito un bell’applauso per l’autrice.
Alessia: In questo romanzo c’è una voce importante, la voce di Teresa Battaglia. Teresa è un personaggio molto complesso. Inizia come una donna dura, ma via via si svela anche nella sua fragilità. Parlaci di Teresa…
Ilaria: Il successo di questo romanzo è tanto dovuto a Teresa, che è piaciuta molto alle lettrici donne quanto ai lettori uomini. È una donna normale. Una donna che non ti aspetteresti, è una donna sessantenne… e nasce con tanti NON: non è bella, non è in forma, non è in salute… e nel corso del libro si trova davanti ad una nuova difficoltà. Teresa è nata da sola, non l’ho studiata a tavolino. E come tutti i personaggi nati così o la ami o la odi, per fortuna in tanti la stanno amando. Il suo nome è un omaggio a Letizia Battaglia, che a quarant’anni ha cambiato la sua vita. Per crearla mi sono ispirata alle donne della mia vita, della mia famiglia. Teresa è sporcata di vita, di normalità.
Alessia: Pur nelle atmosfere cupe, Teresa è capace di uscirsene con delle battute, con l’ironia. Soprattutto nelle dinamiche con Marini. Un rapporto, il loro, veramente spassoso.
Ilaria: Massimo Marini non si sa perché scappa dalla città e approda nella squadra di Teresa. Arriva e sbaglia tutto, soprattutto con Teresa. Marini, a differenza del commissario, è un personaggio studiato a tavolino, avevo bisogno di una buona spalla per Teresa. Massimo è affascinato da questa figura un po’ respingente.
Alessia: Nell’incipit si capisce che la storia si fonda su un fatto vero.
Ilaria: Nelle cose vere, quotidiane, si trovano spesso gli spunti migliori. Mentre leggevo articoli e testi di psicologia criminale sono approdata agli studi condotti da René Spritz sulla deprivazione affettiva. Tra questi studi ho trovato il mio killer, che è un sopravvissuto.
Alessia: Un altro protagonista di questo romanzo è l’ambientazione, che è molto forte, è vivida. Qual è il rapporto con la tua terra? L’ambientazione è un piccolo paesino di montagna del Friuli.
Ilaria: I nomi di questa storia sono fittizi, ma i luoghi sono reali. Sono posti che frequentavo da bambina. Quello che volevo trasmettere è l’amore per la mia terra. E poi sono luoghi ideali per un thriller. È un romanzo sensoriale. Volevo che echeggiasse nel lettore, nelle sensazioni, negli odori…
All’incontro era presente un Gruppo di Lettura delle biblioteche torinesi. Una rappresentante del gruppo pone delle domande e offre delle considerazioni su cui il gruppo si è soffermato. Il GdL si è focalizzato sulla deprivazione affettiva, che è un po’ presente in tutto il paese. Gli unici che mostrano affettività sono i bambini.
Ilaria: I bambini nella storia sono la speranza. I bambini vengono salvati in modi diversi, ma prima di tutto si salvano da soli, confidandosi, aiutandosi.

Il GdL domanda come mai l’autrice abbia scelto il genere thriller.

Ilaria: Io non credo nella distinzione di genere nelle storie. Se tu scrivi nel modo giusto non c’è distinzione tra narrativa di serie A e di serie B. Non credo che ci siano scritture “popolari”, se una storia è scritta bene è una buona lettura. Ho scelto il thriller perché ci parla del quotidiano, di quello che sentiamo al TG. Ho scelto il thriller perché è indagare la mente umana.

Alessia: Quali sono i tuoi modelli?
Ilaria: Io leggo un po’ di tutto. Sono partita dai gialli. Amo leggere la Murgia o la Ferrante. E poi mi diverto con la Kinsella. Puoi imparare e trovare piacere con qualsiasi lettura. Personalmente ho adorato i libri di Corona, che parla della mia terra. Amo Strukul, che fa conoscere i tesori artistici italiani. Nel cinema amo i thriller e sono partita da “Il silenzio degli innocenti”.
Alessia: Ci sarà un seguito?
Ilaria: L’idea di un nuovo romanzo già c’è. La scaletta è preparata e mi sto documentando. La tempistica è la primavera del prossimo anno.
E così si è concluso l’evento. Un’ora piacevole, interessante e che ha permesso a tutti i partecipanti di entrare in ogni aspetto del romanzo della Tuti.
Terminato l’incontro Ilaria Tuti si è fermata a firmare le copie. Io non avevo la copia cartacea, avendo letto il libro in digitale, ma mi sono fatta firmare il foglietto del barattolo del sorriso. Ora il mio foglietto, oltre a riportare tutti i dati del libro, ha una bella dedica dell’autrice!!!
Con questa presentazione si è conclusa la mia avventura al #salTO18, Elisabetta e io abbiamo lasciato la fiera sotto una pioggia scrosciante. Prima di partire però ci siamo concesse uno squisito gelato!!!

lunedì 4 giugno 2018

Incontro con Silvia Truzzi a SalTo18 by Manuela




L’interno della manifestazione del 31° Salone Internazionale del Libro di Torino #salTO18, nella zona Spazio Autori si è tenuto l’incontro con Silvia Truzzi, autrice di Fai piano quando torni edito da Longanesi.

L’esordio nella narrativa si Silvia Truzzi, firma de Il Fatto Quotidiano, ruota attorno all’incontro-scontro tra due donne diversissime e alla nascita della loro improbabile amicizia.









La presentazione è stata guidata da Andrea Bajani.
Andrea ha subito introdotto il romanzo, raccontando a grandi linee cosa possiamo trovare tra le pagine di questa storia. Questo è un libro che parla di amicizia e fedeltà. Siamo in un ospedale: una ragazza, Margherita, e una donna anziana, Anna, si trovano a condividere uno spazio e una fragilità. L’ospedale del resto è il luogo dove si capisce che da soli non ci se la fa, è il luogo della cura. È il luogo della solidarietà perché si condivide anche una intimità forzata. Questo è un libro sull’amore, in tutte le sue forme.
Andrea: Silvia la conosciamo principalmente come giornalista de Il Fatto Quotidiano. Ora, il fatto di essere una giornalista ti ha condizionato nello scrivere il romanzo? E poi tornando ad essere giornalista con quale eredità ti sei rimessa a scrivere gli articoli di attualità?
Silvia: Avevo pudore a scrivere, non mi ero mai cimentata nella narrativa. Questo genere provoca imbarazzo, perché salta fuori tutto di te. In un certo senso la scrittura è terapeutica. In questo libro c’è un aspetto profondo della mia vita, la perdita di mio padre. In questo libro ho pensato a mio padre con gioia e non con nostalgia. Scrivere per mestiere aiuta a scrivere anche un romanzo, perché scrivere è esercizio. C’è però un cambio di registro, questa è la parte difficile. Ho avuto degli imbarazzi dopo il disvelamento del mio profondo, ma non me ne sono mai pentita.
Andrea: Anna insegna il futuro a Margherita, forse perché ha una “rincorsa”, presa nel passato, più lunga…
Silvia: Margherita non riesce a far passare il suo passato, mentre la signora Anna ha un rapporto con il passato più gioioso, perché non ha paura del futuro, ha il sentimento del futuro.
Andrea: Ci sono molti autori che tendono a mettersi molto in mostra, ci sono altri romanzi in cui l’Io dell’autore non è manifesto, ma esce fuori in alcuni sprazzi, emerge nelle emozioni. Ci sono autori che raccontano la storia di qualcun altro come accade per Emmanuel Carrère (Vite che non sono la mia, Einaudi, 2011). Net tuo caso, la storia ti è venuta da qualcuno o è nata dalla tua immaginazione?
Silvia: Ho conosciuto veramente la signora Anna. Mi ha raccontato la sua vita e mi ha fatto leggere le sue “lettere clandestine”. Ho preso l’ossatura della sua storia, ma ho cambiato tante cose… Le lettere nella loro tenerezza mi avevano stregato, sul loro sfondo c’è anche la Storia dell’Italia.
Andrea: Tra Anna e Nicola c’è stata una grande fedeltà, una fedeltà nella vita. Pur divisi si sono tenuti presenti, vivi nei pensieri. Nonostante si parli di un “supposto adulterio”, questo libro parla di una forte fedeltà.
Silvia: Per entrambi, Anna e Nicola, era rimasto l’imprinting del primo amore. Nonostante entrambi fossero andati avanti. In Anna però non ci sono rimpianti, c’è nostalgia, ma non recriminazioni. Si può sintetizzare in una frase: “Tu sei per me il mio pensiero felice”.
Andrea: Il vero personaggio nostalgico è Margherita, fondamentalmente perché c’è paura per il futuro.
Andrea fa presente che le lettere sono davvero molto importanti, ma che sono una corrispondenza tra due persone degli anni sessanta, che vivono molti cambiamenti, come la legge sul divorzio, e soprattutto che sono scritte da persone con una scolarizzazione elementare.
Silvia: Le lettere erano fondamentali. Erano il collante della loro storia. Per questo ho voluto inserirle all’inizio del capitolo. Ho dovuto lavorare molto per via degli errori (per esempio il congiuntivo), o per la presenza dei “regionalismi”, perché Nicola era napoletano. Il dialetto napoletano è un’altra lingua.

Andrea: Il libro è “arioso”. Ci sono momenti di allegria e momenti di commozione.
Con questa frase termina la presentazione e Silvia si è dedicata al firma-copie. Quindi ci siamo avvicinate per far firmare la nostra copia, acquistata immediatamente, perché questo evento è stato davvero coinvolgente e se all’inizio ero solo incuriosita dal romanzo al termine dell’incontro ero certa che lo volevo assolutamente leggere. Come ho detto all’autrice, sarà una delle mie prossime letture…
Una curiosità: al momento del firma-copie una ragazza si è avvicinata con il romanzo senza la sopra-copertina. Silvia ha domandato perché fosse senza e la ragazza ha risposto che le dispiaceva rovinarla e quindi l’aveva lasciata a casa. Silvia ha sorriso e ha detto che lei è molto affezionata all’immagine di copertina, che è una foto del suo album di famiglia, è la foto della sua mamma. Mentre lo diceva le brillavano gli occhi per l’emozione.



lunedì 14 maggio 2018

Incontro con Susanna Casciani





Il 27 aprile 2018 ho partecipato, presso la Libreria Mondadori in via Tuscolana a Roma, ad un incontro per la presentazione del libro Sempre d’amore si tratta di Susanna Casciani.



Ho partecipato a questo evento grazie a Deborah (Scheggia tra le pagine) che mi aveva parlato molto bene dell’autrice, dicendomi che quel romanzo sarebbe stato la sua prossima lettura, inoltre mi piaceva l’idea di andare alla presentazione con lei. Così presto fatto, siamo andate alla presentazione.

Il pomeriggio si è rivelato molto interessante, la presentazione è stata frizzante, forse perché Tommaso Fusari (autore di Tempi duri per i romantici, Mondadori, 2017) ha condotto l’intervista in modo vivace, per niente noioso. Ha parlato in modo giocoso, esaltando anche il fatto di essere emozionato.
La storia di questo romanzo è raccontata con tanti punti di vista diversi, quelli di ognuno dei personaggi. Quale personaggio ti rappresenta di più?
In realtà c’è un po’ di me in tutti i personaggi. La protagonista è un po’ una lampadina spenta o almeno così si sente lei. Quindi viene descritta dal punto di vista di tutti i personaggi e prende voce solo alla fine, nell’ultimo capitolo.
Tommaso ha letto un brano tratto dal libro, la lettera di Alex. Una lettera piena di sentimento. Emozionante…
Susanna Casciani inizialmente era visibilmente tesa, ma piano piano si è sciolta, specie quando ha parlato del suo lavoro di insegnate… (ma sarà un caso che le persone che mi piacciono di più sono insegnanti e per di più di matematica?)
Io cerco sempre di ascoltare i miei alunni, i quali vengono in classe tutte le mattine con un po’ di domande in tasca…
Non scritte?
Non scritte ma pronte da usare… tante volte io arrivo in classe con la lezione preparata, perché ci provo ad essere adulta e inquadrata, e poi mi accorgo che dopo qualche minuto la mia bella lezione preparata è andata e io sono al seguito dei miei alunni e delle loro curiosità (Qui mi è venuto da ridere perché succede a me tutti i giorni… ed è la cosa più bella che possa accadermi).
Cerco di insegnare ai miei alunni la passione, al di là della matematica. A me piace che siano stimolati in qualsiasi cosa che essi facciano sia un disegno, un’operazione o che so io…
Lasciarsi andare o lasciare andare, quale di questi atteggiamenti ti rispecchia?
Sono entrambi molto difficili. Forse per me il secondo lasciare andare è il più difficile, forse perché io ho difficoltà a lasciare andare. Io vado avanti ad oltranza, fino a quando non resta altro da fare che mettere un punto, ma fino a che posso io tengo duro. Lasciarsi andare per me è più facile, perché in genere mi butto, specie se è per qualcuno cui valga la pena. Se trovi per cui valga la pena, lasciare andare diventa molto più difficile.
L’incipit del romanzo è un diritto a soffrire. In questo incipit ho trovato un legame con il tuo precedente libro (Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore, Mondadori, 2016).
Ci sono momenti in cui mi sento una lampadina spenta e tendo a chiudermi in uno stanzino. Ma dimenticare è inutile, bisogna ricordare anche le persone che sono andate, è giusto ricordare momenti belli e soprattutto quelli brutti. Ricordare i momenti più difficili ci fa apprezzare la felicità quando la incontriamo.
Nel libro si parla di amicizia, soprattutto dell’amicizia sincera, quella che ti fa fare sacrifici per i tuoi amici.
Quando l’amicizia è sincera, succede di dimenticarsi di noi per un amico, ma questo non è sempre un male. A volte mi auguro che ci sia una Bianca per ognuno di noi, avere un’amica così dovrebbe essere un bene.
Il romanzo finisce con una scelta…
È una scelta importante, una cosa che mi spaventa molto è quella di sentirmi trascinata senza possibilità di scelta… in balia degli eventi. Ci sono scelte che dobbiamo prendere, che dobbiamo volere.
Prima di dedicarsi a tutte le persone presenti in libreria, Susanna ha dedicato un bel pensiero per ringraziare Tommaso…
Ho scelto Tommaso perché è una delle persone che seguo da più tempo. Sono felice di averla trovata.



Dopo di questo ci siamo messi in fila per il firma copie. Personalmente non avevo una copia del sul libro (che a breve prenderò), mi sono avvicinata per salutarla e scambiare due parole con lei. Mi piace conoscere gli autori, dare un volto a coloro che mi fanno sognare attraverso le pagine dei loro racconti. Abbiamo scoperto di essere entrambe docenti di quarta elementare, alle prese con le Prime Comunioni dei nostri alunni!!!

E poi mentre stavamo cercando di uscire, Tommaso ha fermato Deborah… ci siamo fermate per un saluto veloce… durato più di un’ora… in cui abbiamo parlato di tutto, dalle emozioni che proviamo quando leggiamo, alle fiere dei libri, al lavoro che ognuno di noi fa, ma soprattutto abbiamo parlato di mangiare… di carbonara, per la precisione. Tommaso ama la buona tavola e conosce un sacco di posti interessanti. Quando ci siamo accorte che insomma si stava facendo tardi abbiamo salutato e stanche ma felici (io felicissima) ci siamo avviate alla metropolitana per tornare a casa…

(Nota: in blu gli interventi di Tommaso Fusari, in corsivo le parole di Susanna Casciani)



lunedì 7 maggio 2018

Incontro con l’autore Franco Lorenzoni




Il giorno lunedì 23 aprile 2018 presso la libreria Nuova Europa ai Granai ho partecipato alla presentazione del libro Quando gli animali andavano a piedi di Franco Lorenzoni.




 All’evento erano presenti tante insegnanti (qualcuna la conoscevo) e tantissimi bambini... Ho scelto di partecipare all’evento perché era un libro per bambini e mi piace tenermi aggiornata su questo specchio di editoria, visto il mio lavoro!!!
All’inizio dell’incontro è stato letto il libro e, mentre una mamma leggeva le pagine, su uno schermo scorrevano le pagine illustrate.


Il libro racconta di un bambino che nota gli animali nei camion e si preoccupa perché stanno stetti e non possono muoversi.

L’autore ha preso la parola dopo la lettura e ha conversato con i bambini, ha chiesto loro qual è stato il posto più lontano dove loro sono andati a piedi. Un bimbo dolcissimo ha risposto sull’ascensore. Un altro ha risposto che sull’ascensore non si va a piedi, ci si sale con i piedi ma poi si sale e si va a casa. Una bimba ha raccontato di essere andata all’Expo e di aver camminato tanto.
Lorenzoni si rapporta con i bambini in modo fantastico, tipico degli insegnanti. I bambini hanno risposto con semplicità ed immediatezza. Hanno tirato fuori risposte inaspettate, ma anche argute. I bimbi hanno la capacità di esprimere in modo semplice anche concetti difficili.
Lorenzoni ha raccontato una storia che parlava di un uomo che amava raccontare le storie e quando gli veniva chiesto come facesse a inventare le storie rispondeva che lui faceva la strada più lunga. A questa sollecitazione in merito al fare la strada più lunga se si vuole raccontare storie, i ragazzini presenti hanno dato delle risposte fantastiche. I bambini hanno detto che se fai la strada più lunga puoi vedere tante cose, hai tanto tempo libero, hai tempo per pensare di più.
Molti riferimenti fatti da questi bimbetti avevano come riferimento gli spostamenti in macchina. Hanno fatto riferimento al navigatore e alle informazioni che si leggono sul navigatore.
Agganciandosi al fatto che spesso noi usiamo la macchina per spostarci, Lorenzoni ha raccontato la sua esperienza in Guatemala. Riferendo che in quei luoghi le distanze non vengono date in chilometri, ma in unità di tempo. Da qui poi l’autore ha parlato dell’importanza di camminare a piedi. Soprattutto per osservare ciò che ci circonda, ciò che abbiamo intorno a noi. Di solito abbiamo difficoltà a immaginare il nostro mondo diverso da come è. Questo lo capiamo quando altre persone ci fanno notare le cose che ci circondano che noi ormai non notiamo più. Questo lui lo ha sperimentato quando ha ospitato questi insegnanti dal Guatemala i quali rapportavano tutto con il cammino.

Camminare era un ritmo necessario. La transumanza per me è qualcosa di affascinante. È bello che per trovare i pascoli per gli animali ci si spostasse.


Dopo aver parlato con i ragazzini che hanno seguito tutto con interesse, Lorenzoni ha raccontato come è nato questo suo lavoro.
Questo libro è nato da tre racconti, tre storie vere. La storia di un mio amico, Oreste, un insegnante che però è anche un fotografo. Questo mio amico aveva fatto un servizio fotografico sull’autostrada Messina -Palermo. Ha fotografato la strada prima dell’autostrada...
Mentre l’autore parla i bambini lo interrompono domandando spiegazioni sulle parole che lui usa e lui interrompe il racconto per soddisfare le curiosità dei piccoli.
Poi Oreste ha fotografato la strada provinciale dopo la costruzione dell’autostrada, dove la provinciale era diventata una strada morta. Un giorno si avvicina al fotografo un vecchietto e si rivolge ad Oreste con la frase “Quando gli animali andavano a piedi…”
La seconda storia ha come protagonista Jussif un ragazzo iracheno che aiuta i bambini profughi che arrivano da soli in Italia. Jussif racconta la storia di un ragazzo egiziano che per fuggire dalla polizia ha chiesto un passaggio ad un camionista che trasportava asini. Siccome non c’era spazio nella cabina motore, il camionista ha fatto salire tutti i ragazzini profughi nella parte posteriore dove c’erano gli asini che lui stava trasportando. I ragazzini quindi per affrontare il viaggio si misero a dorso degli asini. E la terza viene da Nicola, un ragazzo che fa animazione, che a Cenci ha cantato una canzone sulla libertà e la canzone cantava Pollo libero...
A questo punto i bambini hanno iniziato a dire tutti i loro animali preferiti.
Chiaramente le tre storie erano molto slegate e confuse, quindi le ho fuse ed è nato così questo mio libro. Amo molto raccontare le storie ai bambini, lavoro tanto con i bambini e tutto quello che so lo ho imparato dai bambini.

Sono poi state fatte delle domande, alcune dai bambini stessi.
Tu da quanto anno fai lo scrittore? Da uno, ma molto spesso scrivo per la scuola.

Ma tu vai ancora a scuola? Sì, sono ancora a scuola sono ancora in quinta... qualche adulto non esce più da scuola.

Ma tu insegni a scuola? Insegno... ci provo. Ma insegni grammatica? No, matematica.

È stato facile scrivere questo libro? Scrivere la storia è stato semplice, più difficile è stato il lavoro di revisione.

Le illustrazioni sono le sue o ha commissionato il lavoro ad un illustratore? Ho avuto la fortuna di essere presentato a Eva Sáncez Gomez. Mi sono poi incontrato con l’illustratrice che è stata bravissima ad arricchire il racconto con l’immagine. Ho anche scritto un altro libro sui miti, focalizzato sui miti della musica... (Orfeo. La ninfa Siringa e le percussioni pazze dei coribanti. Tre miti sull'origine della musica, Rrose Sélavy, 2017)

È stata una presentazione fuori dagli schemi, ha dato tanto spazio ai bambini, proprio perché ha fatto notare che solitamente si da poco spazio ai bambini, non siamo disposti ad ascoltarli. L’ultimo pensiero che Lorenzoni ha detto mi ha toccato sul vivo.
Da insegnanti dovremmo sempre chiederci: cosa ho imparato oggi dai miei bambini?
Questo autore si è dedicato ai libri per bambini perché ama raccontare le storie ai suoi alunni. I suoi libri sono alle storie che racconta in classe. 






lunedì 23 aprile 2018

Incontro con Rosella Postorino by Manuela




Il 19 aprile 2018 ho partecipato, presso la Libreria Nuova Europa nel centro commerciale I Granai di Roma, ad un incontro interessante con Rosella Postorino.
Perché ho deciso di partecipare a questo evento? Semplice, ero molto curiosa. Inoltre a Milano, a Tempo di Libri, non avevo avuto la possibilità di seguire l’incontro con questa autrice.
Questo appuntamento è stato molto interessante, sia per il libro (che io ancora non ho letto, ma ho chiaramente in lista, mentre lo ha letto la nostra Dolci (recensione) sia per la modalità con cui è stato condotto.
L’evento è stato guidato da Laura Ganzetti, curatrice del Gruppo di Lettura (GdL) della libreria, ma in realtà la vera anima di tutta la manifestazione sono stati i partecipanti del GdL, che hanno conversato con l’autrice Rosella Postorino in modo molto dinamico. Rosella si è rivolta a tutti in modo diretto, a volte molto colorito, ha anche “rimesso a posto” con determinazione un lettore che, forse inavvertitamente (me lo auguro per lui), le aveva fatto una osservazione poco carina, al limite dell’offensivo. Rosella, sempre con il sorriso, gli ha detto che era stato poco delicato. 

Doveva seguire la presentazione vera e propria del romanzo, ma, visto che il confronto con il GdL era molto attivo e coinvolgente, Rosella ha “inglobato” nella conversazione anche Luca Briasco.
L’incontro ha preso l’avvio con Laura Ganzetti, la quale ha presentato l’autrice e ha spiegato con funziona il GdL, ha illustrato come viene scelto il libro da leggere e quali sono gli impegni che accettare di aderire comporta. Ha poi iniziato ad evidenziare come i lettori hanno focalizzato alcuni temi di questo romanzo. I primi temi che sono stati colti dal GdL sono stati il cibo e la fame: infatti molti lettori avevano trovato nella fame la spinta primordiale di questo romanzo. Laura ha anche precisato che, prima di affrontare la lettura del romanzo, il GdL si è documentato in merito alla vera storia delle assaggiatrici.
Hanno avviato il dibattito i lettori, rispondendo ad una sollecitazione da parte di Laura sulla diversità tra la prima e la seconda parte del libro. Alcuni affermavano che si era avvertito un cambio di passo letterario notevole, poiché la prima parte è più statica, essendo una parte di “ambientazione”, mentre nella seconda parte il racconto diventa più dinamico e attraverso le emozioni di Rosa si entra nell’epoca trattata e nella “storia”. C’è anche un cambio di spinta: nella prima parte il motore della storia è la fame, nella seconda parte la fame perde la sua forza. Inoltre molti notavano che la prima parte è una sorta di studio dei personaggi, poi tutto cambia e il racconto diventa più interessante.
Rosella Postorino ha risposto così, dopo aver ascoltato con attenzione tutti i “commenti” dei componenti del GdL:
È la prima volta che mi fanno notare un “cambio di passo”. In realtà questo non c’è tra prima e seconda parte, sicuramente c’è tra prima e terza parte. La seconda parte sembra più veloce perché c’è la “storia d’amore”. Il clima di paura invece si vive solo attraverso le emozioni di Rosa; quando Rosa si abitua, cade la paura. Rosa è ridotta ad una cavia, la vita si sospende, questa è la base della prima parte. Nella seconda parte la mancanza di una vita viene sostituita dal “contatto”. Qui tutto può succedere. La terza parte è poi il vero epilogo.
Una lettrice ha fatto presente che attraverso questo romanzo ha potuto vedere la guerra dal punto di vista dei tedeschi.
Il mio interesse era soprastorico, era più volto alle relazioni. Mi sono ritrovata a scrivere un romanzo storico quasi inconsapevolmente.

A questo punto è stato coinvolto nel discorso anche Luca e l’incontro è diventato molto interessante, perché sono stati toccati temi importanti quali lo stile letterario, il lavoro di documentazione e poi sono state fatte anche domande di ordine generale, curiosità vere che ogni lettore ha.
Alcuni membri del GdL hanno fatto notare che il linguaggio usato nel romanzo è secco, asciutto. Anche la scrittura è semplice, quasi scarna.
Luca ha fatto riferimento al romanzo precedente dell’autrice (Il corpo docile, Torino, Einaudi, 2013) per porre l’attenzione sul linguaggio.
Il linguaggio asciutto è totalmente assorto nella corporeità. C’è sensualità in come queste donne mangiano.
Io racconto le cose attraverso il corpo, perché le emozioni passano da lì.
Questo ha fatto sì che il libro fosse apprezzato dai lettori, sia per il linguaggio sia per il tema. Questa è la storia di una assaggiatrice che entra in contatto con altre assaggiatrici.
Luca ha letto un brano per far apprezzare questo linguaggio così semplice, il brano relativo al bombardamento durante il quale Rosa perde la madre (Le assaggiatrici, Milano, Feltrinelli, 2018, pag.36-37 Poi il soffitto tremò…)
Le assaggiatrici” è scorrevole, semplice. È un libro che si fa leggere. Amo molto associare ad un sostantivo un aggettivo che non ti aspetti, un accostamento inconsueto, ma che sia legato al contesto. Il mio linguaggio ha il punto di forza nell’essere parchi, se posso dire una cosa con una parola e non con dieci, io uso una parola.
Quanto sei contenta di questo lavoro?
Sono molto contenta. Ero già contenta con “Il corpo docile”.
Il libro è curato tanto, nell’aspetto editoriale, a cominciare dalla copertina fino all’editing.
Volevo una copertina che non lo facesse apparire come un romanzo storico. Volevo che fosse un romanzo tout court. La copertina è opera di un grafico molto bravo, Guerri, che ha trovato una immagine di moda degli anni ’40. La pettinatura richiama l’epoca. Questa è una copertina che attrae. Ci rappresenta la pluralità della protagonista e il rosso, sia della farfalla sia del rossetto, sul pallore del volto è “disturbante”. Questa è una copertina chiara, dice tante cose, è esaustiva.
Il romanzo parte da un fatto storico, vero. È anche molto dettagliato e curato. Come ha proceduto?
Ho proceduto in modo totalmente disordinato. Ho letto, o riletto, tanta letteratura di quel tempo, ho anche letto romanzi ambientati nella Seconda Guerra e poi anche studi di psicologia su Hitler. Ho anche trovato libri di ricette di Hitler o di filastrocche. Tutto questo nel corso dei tre anni in cui sono stata impegnata nella scrittura. Io non faccio una scaletta, non so cosa mi servirà, quindi leggo tanto e incamero. Io avevo solo l’impronta generale. Mi butto nell’ignoto, anche con la paura dell’ignoto. Lavoro nella maniera più disordinata, quindi ho bisogno di leggere tanto, anche perché scrivo le cose mentre accadono.
Il finale è un po’ misero, forse servivano pagine in più?
Assolutamente no. È un epilogo. Anzi me lo hanno fatto tagliare perché era troppo lungo. Tutto quello che io volevo è che ci fosse questo incontro. Nel finale non c’è crudezza, ma solo delicatezza. Alcuni sono rimasti insoddisfatti dal finale, ma io non volevo un finale hollywoodiano. Finisce con lei che non ha niente, non può ricostruire niente… ha solo imparato a sopravvivere.
Sul finale mi soffermo un attimo, perché so che anche Dolci appartiene alla categoria di quelle “insoddisfatte”. 
Dopo la presentazione mi sono fermata a parlare con Deborah (Scheggia tra le pagine) che ho conosciuto a dicembre e poi incontrata diverse volte. Lei faceva notare che il finale non poteva essere diverso da come è perché il ruolo delle assaggiatrici è terminato, non c’è più Hitler, quindi non c’è più bisogno che il pulmino le passi a prendere per portarle al loro lavoro.

Al termine, veramente ci hanno quasi dovuto cacciare dal centro commerciale perché nel frattempo era sopraggiunta l’ora di chiusura, Rosella si è fermata per autografare il proprio libro e scambiare due parole con ognuno dei suoi lettori.
(Nota: in blu gli interventi di Luca Briasco, in corsivo le parole di Rosella Postorino, in grassetto e rosa – per far contenta Dolci - le domande dei membri del GdL)



lunedì 9 aprile 2018

Incontro con Sara Rattaro TDL2018




Nella splendida cornice della manifestazione di Tempo di Libri, si è svolta la presentazione dell’ultimo romanzo di Sara Rattaro, Uomini che restano. Dolci ed Io eravamo in primissima fila!!! 



La presentazione è stata guidata da Amanda Colombo ed impreziosite dalla lettura di alcuni brani da parte di Alessandra De Luca.
Conversando amabilmente, Amanda e Sara hanno messo in luce gli aspetti salienti del romanzo, le caratteristiche dei personaggi e la voce narrante di tutta la storia: Genova.
La presentazione è stata un’amabile conversazione tra amiche, quindi ho deciso di riportare le parti salienti esattamente come si sono svolte. Ho anche riportato le letture fatte perché sono centrali nella conversazione, ho inserito anche il numero della pagina, avendo come riferimento la copia cartacea del romanzo edito da Sperling&Kudfer.
Amanda ha aperto la presentazione dicendo che eravamo in questo spazio nella fiera a parlare di donne, ma anche di uomini, uomini che riescono a restare anche quando la quotidianità diventa difficile.
Amanda: Il primo dono di Sara è l’empatia. Entra in sintonia con i personaggi per far emergere l’io narrante. Permette anche al lettore di entrare in questa sinergia di sentimenti. Questo porta a vedere la scrittrice come una di noi, un’amica, una di famiglia.
Per farci apprezzare questa grande forza empatica della scrittura di Sara, subito è stata data la parola al romanzo, Alessandra ha letto alcune pagine del libro. Ci ha presentato Fosca. (Lettura da pag.5 a pag. 7: Era tutto perfetto. […] e la vergogna è piombata addosso anche a lui.) Alessandra ha letto con una maestria difficile da descrivere, personalmente ho avuto la pelle d’oca e ho potuto notare che l’autrice si era commossa.
Sara: Questo momento è drammatico, questo è un abbandono. L’abbandono riguarda un dolore e un sacco di altre cose, da rimettere a posto. Lorenzo decide che quello che resta della sua vita lo vuole vivere con la parte più vera di sé. È come se dicesse: Siamo arrivati fi qui insieme, però ora non ci riesco più. E Fosca reagisce, a modo suo, con la fuga. E infatti scappa e torna a Genova.
Amanda: Genova è un’altra protagonista della storia. (Lettura da pag. 21 a pag. 22: Genova. […] con le mie parole.)
Sara: E ora è tutto da ricominciare… A Genova i tetti si possono abitare, qui sul tetto c’è Valeria.
Amanda: Anche lei vive questo abbandono/cambiamento… anche lei si trova sola, perché il suo uomo non è riuscito a restare.
Sara: Genova in questo brano abbraccia le sue figlie spettinate.
Amanda fa una considerazione generale mettendo in luce che ci sono uomini che vanno bene nella gioia, ma non nel dolore. Sergio è un uomo che scappa. Valeria fa una scelta diversa.
Sara: Valeria fa una scelta “genovese”, quella di resistere. Valeria affronta le cose cercando di stare bene, forse proprio aiutando questa sconosciuta che è sul tetto e che piange. Qui non nasce una amicizia, ma una solidarietà. Forse perché si può parlare senza filtri. Sono due donne che si riconoscono.
Amanda: Fosca e Valeria parlano e sono sincere tra loro perché non si conoscono.
Sara: Spesso non si comunica con le persone con cui siamo in confidenza. Nelle famiglie regna un dignitoso silenzio.
Fosca e Valeria parlano perché si riconoscono. Fosca è la falena impazzita, Valeria ha la capacità di ridimensionarla.
Amanda: Valeria è dignitosa nella reazione. Non è sola ha, al suo fianco, un collega, un amico medico e una famiglia. La famiglia è un punto di forza per Valeria. Mentre Fosca sceglie di scappare e torna a casa ben sapendo che i suoi genitori non ci sono.
A questo punto si inserisce una nuova lettura di Alessandra, una lettura che pone l’attenzione sulla famiglia di Valeria. (Lettura da pag. 100 a pag. 101: Nei giorni successivi sono andata a comprarmi altri foulard […] e di quei sentimenti sepolti sotto silenzio.)
Amanda: Valeria ha una rete intorno… Alessandro, Fabrizio…il papà. Il papà è la parte forte, è il più noir. Questi sono gli uomini che restano.
Sara: Valeria ha una rete fortissima. Questo dolore però ci fa vedere quello che abbiamo intorno.
Fabrizio la trova bella anche ora, Valeria non si aspetta questo. Perché noi donne facciamo sempre i conti con il nostro corpo.
Il papà è il vero eroe.
Alessandro fa il medico per piacere a Valeria, non la sposerà, ma è un uomo che resta.
Amanda: Il libro mostra due donne che hanno voglia di combattere.
Sara: Questo libro andrebbe letto dagli uomini, soprattutto perché così potrebbero capirci.
Chiaramente, essendo presenti tante donne e solo pochissimi uomini (ne avevo visti due, forse tre nello spazio del Caffè Letterario…), questa affermazione di Sara ci ha fatto sorridere.
Amanda riprende e parla del Narratore della storia. Fa un cenno al fatto che, come stile di scrittura, Sara mette sempre a fine capitolo una parte in corsivo
Amanda: Il Corsivo è il punto della situazione. La vera voce narrante che ricapitola la vicenda. Questa voce narrante è Genova. (Lettura pag. 236: Mi chiedo se gli uomini […] Io sono la Superba. Io sono Genova.)





lunedì 5 marzo 2018

Incontro con Alessandra Angelini



Venerdì 23 febbraio 2018 è stato per me un giorno un po’ pieno. Tralasciando il pessimo tempo atmosferico che si è abbattuto su Roma, avevo impegni a scuola e in famiglia. A dire il vero tutta la settimana è stata piena, ma quando fai le cose che ti piacciono riesci a fare tutto e anche di più. 






Tornando a venerdì, avevo in programma di partecipare alla presentazione del secondo libro della Bad Attitude di Alessandra Angelini, Nati sotto la stessa stella. Per tutta la settimana con Dolci ci stavamo organizzando per incontrarci alla libreria…e che fa lei? Si ammala… Mica è colpa mia, sai! Ho pure saltato la torta del compleanno di Coso! però devo dire che questo è il giusto karma. Mica tanto giusto, eh! Lo scorso anno alla presentazione di Non dirgli che ti manca io ero impegnata in un corso di aggiornamento, stavolta lei sta male e io sono andata alla presentazione! Prrrrrrrrr
Appena sono arrivata ho salutato Federica, mia compaesana Fede! dell’ufficio stampa della Newton Compton editori e poi ho visto Tiziana Matarrese Ciao Tiziana! del blog VaniTi Romance. Mentre mi avvicinavo per salutare, ero un po’ in affanno perché mi ero letteralmente catapultata da scuola (ero uscita alle 16.30) alla libreria, dall’altra parte di dove sto io visto che si trova nei pressi di Piazza Cavour!!! Dunque mi avvicino a Tiziana e vedo Alessandra Ciao Ale! circondata da altre ammiratrici-lettrici che chiedevano la dedica sul suo romanzo. Io ero tranquilla, tanto Alessandra mi aveva detto che il mio era già pronto che mi aspettava. Però ho pensato a Dolci, Brava tu! le ho comprato il libro e quindi mi sono avvicinata per farle fare la dedica…





E questa è la prova che ho mantenuto la promessa, libro preso e fatto autografato. Ci credevo lo stesso io! Chiaramente ho sbirciato la dedica ed è dolcissima, come lo è l’autrice. Quando mi sono avvicinata dicendo che era per Dolci, subito Alessandra mi ha chiesto come mai non ci fosse Grazie che carina! e quindi ho avvisato che si era ammalata ed era molto dispiaciuta di non essere lì. Alessandra allora mi ha detto di salutarla e di augurarle pronta guarigione. Naturalmente ho detto questo via whatsapp (benedetta tecnologia) in tempo reale a Dolci, che continuava a dirmi, Alessandra è carinissima e nel contempo Alessandra mi diceva che ricordava bene Dolci e suo marito Oh Coso è famoso! e che Dolci era una persona carinissima. Subito Tiziana mi chiede di portare i suoi saluti a Dolci ma grazie, tutte carinissime siete! e poi mi chiede la fatidica domanda: Ma Dolci come si chiama veramente? Eh eh eh eh Finite le chiacchiere di circostanza mi sono seduta in primissima fila, ci avrei scommesso un milione di euro che eri in prima fila mancava poco che andavo in braccio ad Alessandra, ecco contieniti! con la mia fida agenda degli appunti Cartopazza! Semplicemente organizzata, io!!! e il cellulare in modalità registrazione audio. Sì, Dolci ho chiesto la diretta e loro, veramente quella povera figlia di Vanessa, l’hanno fatta... E io ero in prima fila... ok nel mio letto di dolore a guardare!



Tiziana ha condotto la presentazione in modo elegante e piacevole. È stata una chiacchierata tra amiche, amanti dei Bad Attitude. Ognuna delle presenti aveva il suo preferito, il mio per esempio è PE, per Tiziana Denis e per Valentina Facchini (un’altra bravissima blogger) è Julien… Alessandra li ama tutti, dipende da chi è il protagonista del romanzo che sta scrivendo, fino a qualche mese fa amava Nico, ora ama PE visto che sta scrivendo la sua storia… e questa notizia mi fa felice!!!


Alessandra ha chiacchierato del suo libro, dei personaggi vivono tra le pagine di questa storia, della città di Bologna, da lei molto amata, e della musica che pervade tutti e due i suoi romanzi con semplicità. Questo mi piace di Alessandra, è una persona cortese, gentile e parla con piacere dei suoi libri. Vero traspariva anche dalla diretta! Rispetta tutte le opinioni delle lettrici anche se poi porta avanti il suo punto di vista.

La presentazione è stata bellissima, Tiziana bravissima e Alessandra meravigliosa. Sono stata felice di aver partecipato. Brave, brave, brave tutte!