Visualizzazione post con etichetta recensione menna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensione menna. Mostra tutti i post

giovedì 31 maggio 2018

Recensione #10 Dov'è finita Audrey di Sophie Kinsella by Manuela



Con me si conclude il mese di maggio della rubrica Tu leggi? Io scelgo!, ideata da Chiara (La lettrice sulle nuvole) e Rosaria (Niente di personale). Il blog dal quale dovevo trovare un libro era quello di Dolci Carloni (Le mie ossessioni librose), che poi è la mia ospite… per l’ultima volta, infatti con questo appuntamento la saluto. Via, via, sciò sciò... Chiaramente cercare tra le recensioni di Dolci non ho difficoltà a trovare letture che possano piacermi, certo tolti gli m/m (provali) e tutti quelli in cui il sangue è personaggio principale (MY LOVE), perché le nostre letture sono simili. Infatti molti romanzi letti da lei, li avevo già letti anche io. Poi lo sguardo è caduto su questo libro. Amo la Kinsella, ho letto tanto di questa autrice e poi la copertina era molto carina… quindi scelta fatta ed eccomi qui a parlarvi di questo romanzo.


Autrice: Sophie Kinsella
Titolo: Dov'è finita Audrey
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 9 giugno 2015
Pagine: 180

Trama
Audrey ha 14 anni ed è da tempo che non esce più di casa. Qualcosa di brutto è successo a scuola, un episodio di bullismo che l'ha profondamente segnata e ora lei è in terapia per rimettersi da gravi attacchi d'ansia e panico che non le permettono di avere contatti con il mondo esterno. Per questo indossa perennemente dei grandi occhiali scuri, il suo modo di proteggersi e sfuggire al rapporto con gli altri. Il fratello invece è un simpatico ragazzino ossessionato dai videogiochi che, con grande disperazione della madre nevrotica, non si stacca un attimo dal suo computer e dal suo amico Linus che condivide la sua stessa mania. Ma quando Audrey incontra Linus nasce in lei qualcosa di diverso... deve poter trovare un modo per comunicargli le sue emozioni e le sue paure. Sarà questa scintilla romantica ad aiutare non solo lei, ma la sua intera famiglia scombinata.Dov'è finita Audrey?è un romanzo caratterizzato da una grande empatia in cui si ride tanto e ci si commuove e in cui Sophie Kinsella riesce magistralmente a alternare momenti di puro humour a momenti più seri e teneri con grandissima sensibilità. 




Quando ho scelto di leggere questo romanzo, avendone sentito parlare bene, pensavo di trovarmi di fronte a uno dei “classici” della Kinsella (ho infatti pensato a Ho il tuo numero, Sai tenere un segreto?, Ti ricordi di me?, Fermate gli sposi!), mi aspettavo una commedia romantica… invece mi sono trovata tra le mani uno stupendo libro. Un libro che parla di adolescenti per gli adolescenti, ma anche rivolto ai genitori di adolescenti e agli insegnanti… insomma, ho fatto filotto!!! Questo era giusto giusto il romanzo per me essendo madre di due adolescenti, che, in molto, mi ricordano Frank (specie Miki) e poi sono un’insegnante… e sinceramente ho sperato di non essere il tipo di maestra di cui parla Audrey!!! È un libro che parla di adolescenti, ma fa riflettere gli adulti.

Audrey è una ragazzina di quattordici anni che ha un problema: è stata bullizzata. Questo episodio l’ha portata in una profonda crisi psicologica, diventa una ragazza depressa, timorosa del contatto, qualsiasi tipo di contatto. La sua famiglia deve quindi modificare abitudini e comportamenti per aiutarla, per fare quadrato intorno a lei. Si parla quindi di una famiglia normale, con i problemi e le discussioni che si vivono quotidianamente (tutti i genitori possono capirmi). Si mette in evidenza il problema di comunicazione che c’è tra madre e figli, specie con Frank… spesso non ce ne accorgiamo, ma c’è un confine sottile tra noi e i nostri figli, questo confine però diventa a volte una barriera insormontabile. In questo libro un esempio di non-comprensione è dato dalla discussione che Audrey chiama Dickensgate.
Gran parte del romanzo è centrato su Frank e sulla relazione madre-figlio, soprattutto per via del rapporto che questo ragazzo ha con il computer e con i videogiochi, lo confesso: mi sono sentita tanto la mamma di Audrey!!! Certe discussioni tra Anne e Frank le vivo quotidianamente con Miki (e Massi)… sob!!!

Ma il vero centro del romanzo è Audrey! Questa dolcissima ragazza di quattordici anni che si trova in difficoltà. Piano piano, aiutata dalla famiglia, dalla terapista Sarah e soprattutto da Linus, Audrey riprende a vivere. Il rapporto con Linus è una cosa fantastico.

Il racconto tocca temi importanti, è una famiglia in difficoltà che deve affrontare il problema del bullismo, la dipendenza da videogiochi, la difficoltà di comunicazione tra genitori e figli, ma anche le discussioni inevitabili tra genitori per l’andamento familiare. È una famiglia che deve affrontare tante cose, ma solo quando ci mettono a comunicare seriamente, quando decidono di “aiutarsi” davvero riescono tutti a riprendere a vivere!!!

Voglio terminare con una citazione che trovo meravigliosa, è alla fine del romanzo ed è una considerazione di Audrey…

Mi pare di aver capito una cosa, è cioè che la vita è questo salire e poi scivolare giù, è ricominciare a salire. Le scivolate non contano. L’importante è che il percorso nel suo insieme vada più o meno verso l’alto.

Concludo dicendo che è un romanzo bellissimo, è uno dei pochi romanzi che mi ha fatto realmente riflettere, ha posto l’attenzione su tanti piccoli punti fondamentali della vita di un adulto. Ti fa guardare la vita dal punto di vista degli adolescenti, che non sono poi tanto immaturi come noi li riteniamo (a volte). È un libro adatto ai ragazzi adolescenti, ma anche a noi adulti.



Ecco anche il calendario

per recuperare le altre recensioni.




mercoledì 30 maggio 2018

Recensione #9 Con te sarà colpa mia di Jessica Sorensen by Manuela




Siamo giunti ad un nuovo appuntamento con la rubrica Questa volta leggo, ideata da Dolci, Chiara e Laura. Il tema di questo mese è Un libro che faccia parte di una serie.
Beh, io posso tranquillamente definirmi una “lettrice seriale”, infatti spesso le mie letture sono serie. Tra le mie autrici preferite c’è Jessica Sorensen… ecco perché oggi voglio parlarvi di questo libro: Con te sarà colpa mia (Serie delle coincidenze #6)

Titolo: Con te sarà colpa mia
(The Coincidence #6)
Autore: Jessica Sorensen
Casa editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 249
Data di pubblicazione: 12 aprile 2018
Trama

Le cose sembrano finalmente cominciare ad andare per il verso giusto per Callie e Kayden. Nonostante le ardue prove che hanno dovuto affrontare, sono riusciti a far rimarginare le ferite e a guardare avanti. Ora che hanno chiuso con il passato, si tratta di capire che cosa vogliono dal futuro. Ma a complicare le cose ci si mette il destino, una volta ancora, con l’ennesima scelta difficile. Quello che Kayden e Callie hanno imparato, però, è che finché possono contare l’uno sull’altra sono in grado di affrontare qualunque cosa. Ed è proprio questa consapevolezza che, alla fine, sarà in grado di mostrare loro la strada. Una strada che non è frutto di coincidenze, ma di quello che è sempre stato nascosto in fondo ai loro cuori.
Un’autrice bestseller del New York Times e di USA Today
Kayden e Callie non si sono incontrati per caso, è stato il destino a offrire loro un’opportunità

«Quando nuovi ostacoli tornano sulla loro strada, Kayden e Callie devono rendersi conto che forse non esiste il “per sempre felici e contenti”. Forse devono costruirsi la propria felicità... ma sono pronti per farlo finalmente?»
«Ero così eccitato per la conclusione della saga di Callie e Kayden. L’attesa è stata lunga, ma ne vale la pena.»
«Riesci davvero a relazionarti con i personaggi. È un tipo diverso di storia d’amore. Jessica Sorensen ci sa fare con le parole.»




Parto subito col dire che la copertina non mi piace. È noiosa e ripetitiva, è uguale a tutte le cover di questa serie (ormai hanno quasi stufato). Anche il titolo non è legato al romanzo. Nonostante questi aspetti contrari, se leggerete la storia, vi troverete davanti a un racconto bellissimo.
In questo appuntamento torniamo alla storia di Callie e Kayden. Li ritroviamo cresciuti, è infatti passato un anno da quando li abbiamo “lasciati” nel loro precedente romanzo (Con te sarà per sempre, The Coincidence #2, 2014, Newton Compton editori). L’anno trascorso non è stato facile, ma è stato ricco di “passi avanti”. Kayden sta cercando di superare il suo ricorrere all’autolesionismo…
Sono sempre stato bravo a fingere. […], ho finto di non tagliarmi perché il dolore fisico era più facile di quello emotivo. […] ho lasciato che il rasoio consumasse la mia carne e il mio sangue.
Callie invece dimostra di essere una ragazza forte e coraggiosa. Ha affrontato il suo stupratore e adesso sa di avere una forza interiore che la sostiene.
Sopravvissuti, ecco ciò che siamo.
Kayden si appoggia molto su Callie, ma presto imparerà che deve reagire lui stesso, deve imparare a lasciare andare il passato.
Fa parte della crescita e della guarigione, immagino – imparare a fare le cose da soli.
Callie trova nella scrittura il modo di parlare del suo vissuto… ciò che nasce come un compito assegnato dal professore è una delle pagine più belle di questo libro, sto parlando dell’esercizio di scrittura che apre il capitolo 8 (e poi prosegue anche nei capitoli che seguono).
La storia di Callie e Kayden si intreccia con quella di Luke e Violet, molti sono i riferimenti alla storia di questa seconda coppia, presente nella serie nei titoli Con te sarà un disastro - The Coincidence #3-, Con te sarà uno sbaglio - The Coincidence #4- e Con te sarà magia - The Coincidence #5-. C’è poi un altro personaggio, secondario, ma determinante in molte piccole occasioni, sto parlando di Seth. Lui ha alle spalle un percorso di crescita difficile, più che altro per via della sua omosessualità. Io sono già in attesa del prossimo libro della serie perché sarà centrato proprio su Seth e sulla sua storia con Greyson (in America è stato già pubblicato nel 2015 con il titolo Seth & Greyson -The Coincidence #7-).
Come sempre, la Sorensen tocca problemi importanti, come gli abusi, la violenza e il ricorso all’autolesionismo, in modo “delicato”, con una sensibilità fuori dall’ordinario. È molto diretta nel descrivere questi fatti terribili, ma ha un approccio non cruento. Forse questa sensibilità è dovuta al fatto che rivolge il suo messaggio ai giovani, specie a quelli tormentati, che hanno paura di affrontare il loro “guai”.
Perché in un mondo pieno di mostri, era difficile capire chi fosse cosa.
Questa serie della Sorensen mi piace molto, è attuale, con temi importanti, con un messaggio forte di “rivincita” e di coraggio, un messaggio rivolto ai ragazzi: è una dose di speranza. Come sempre l’autrice tocca temi di attualità, li contestualizza nelle sue storie in modo capace. Ha uno stile coinvolgente, forse anche dovuto al fatto che scrive in prima persona con il pov dei due protagonisti. Fai presto ad entrare in empatia con i suoi personaggi. In questo appuntamento ho trovato un po’ di lentezza iniziale a calarmi nel racconto, ma ho imputato il fatto all’eccessivo tempo tra un libro e l’altro. Le storie raccontate nelle serie sono belle perché ti permettono di seguire i tuoi “amici” nel corso del tempo, ma se tra una pubblicazione e l’altra passa troppo tempo, questo diventa una difficoltà...
Il romanzo è un’ottima lettura sia per il messaggio generale, sia per lo stile narrativo. Bellissimo!!!







martedì 29 maggio 2018

Recensione #8 Unravel me di Tahereh Mafi by Manuela


Titolo: Unravel me
Autore: Tahereh Mafi
Pagine: 540
Editore Rizzoli
Trama


Juliette è sfuggita alla Restaurazione e al suo leader che intendeva usarla come arma. Da quando vive al Punto Omega è libera di amare Adam, ma non sarà mai libera dal proprio tocco letale, né da Warner, che la desidera più di quanto lei credesse possibile. Tormentata dal passato e incapace di pensare al futuro, Juliette sa che dovrà compiere delle scelte difficili. Accettare il proprio potere distruttivo per metterlo al servizio della resistenza e, soprattutto, allontanare Adam pur amandolo con tutta se stessa.



Questo appuntamento con la serie Shatter me non è certo stato uno dei miei preferiti… ho trovato particolarmente noioso l’andamento della storia. Forse perché in questo secondo appuntamento non è successo granché. Chiariamo: probabilmente, visto l’avvio promettente con il primo volume della serie, avevo grandi aspettative per questa “seconda puntata”, in realtà sono rimasta delusa.
Sicuramente lo stile di narrazione dell’autrice è molto adatto al tipo di racconto. Le frasi sono brevi e tengono vivo l’interesse, ti portano a voler continuare la lettura anche perché, altra caratteristica della Mafi, ti lascia sempre in sospeso. Tanto all’interno della narrazione quanto alla fine del libro, ti ritrovi con una frase “appesa”, almeno così mi sento sempre io… Ottimo quando vuoi lasciare un po’ di aspettativa.
C’è però da dire che in questo episodio mi sono trovata davanti a lunghi periodi di noia (noia, noia, noia… e andrei avanti con la canzone di Califano, ma preferisco fermarmi). La maggior parte del tempo Juliette è lagnosa, sempre indecisa: vuole, ma poi non vuole più, Adam e poi però c’è Warner…almeno scegliesse Kenji che è divertente!!!
Adam ancora non riesco ad inquadrarlo (spero di avere l’illuminazione con la novella Fracture me), Warner è, e rimane, psicopatico… va bene ammetto che è leggermente migliorato, ma secondo me dovremmo consigliargli uno strizza-cervelli, ma uno buono! Degno di nota è sicuramente il più pazzo di tutti, cioè il padre di Warner, il Comandante Supremo (e già dal nome capiamo che non ha problemi di autostima!).
Ora al termine della lettura, sebbene in Juliette si veda una crescita, che fa ben sperare, e soprattutto sono stati portati alla luce dei segreti interessanti, mi trovo a dire che non sono pienamente catturata dalla storia. Personalmente mollerei qui la serie, ma sono in ballo e continuerò a ballare… vedi mai che poi io possa cambiare idea su Warner?



venerdì 18 maggio 2018

Recensione#7 L’amore non esiste di Serena Arcangioli by Manuela







Autrice: Serena Arcangioli
Titolo: L'amore non esiste
Editore: Ultra Love
Pagine: 464
Data di pubblicazione: 9 aprile 2018

Trama

Dylan Prince è uno studente newyorkese che vive per un unico sogno: sfondare come regista nel mondo cinematografico. La sua vita è piena di amicizie superficiali e piaceri effimeri, si accontenta di storie senza stimoli e non riesce mai ad andare a fondo nelle emozioni. Il padre, per punire la sua sregolatezza, lo spedisce a fare volontariato in Canada da un amico che dirige un centro di recupero per malati cronici. È lì che incontra Iris Sanders, una ragazza in lotta dalla nascita contro la fibrosi cistica. Iris sembra essere il suo esatto opposto. È timida, sensibile, non si è mai allontanata dal Paese e trascorre i suoi giorni tra la terapia e un lavoro come cameriera in un locale della zona. Una sera, Dylan la vede piangere, la consola e le propone un patto: un mese di tempo per farla innamorare del cinema. L'unica condizione che le richiede è quella di non vederla più versare una lacrima. Iris è d'accordo, ma anche lei ha una sua condizione: Dylan in questo mese non dovrà innamorarsi di lei. Il ragazzo accetta, convinto che niente e nessuno smuoverà la sua posizione nei confronti dell'amore.




Ho letto questo romanzo su invito dell’autrice e dell’editore, che ringrazio per la copia inviatami.

Due ragazzi molto diversi tra loro, si trovano a trascorrere un’estate a stretto contatto. Iris è una dolcissima ragazza malata di fibrosi cistica, Dylan è un’aspirante regista. È la storia di due ragazzi, due adolescenti, troppo spaventati da tutto e da tutti. Dylan non sa gestire le aspettative della sua famiglia e si rifugia nell’alcol e nei gesti estremi. Iris è chiusa nella prigione della sua malattia. Il loro incontro porta del bene all’uno e all’altra. Dylan guarda Iris come una ragazza normale. Tra queste due anime nasce un sentimento sincero, onesto. Entrambi si metteranno a nudo, trovando nell’altro un modo per aprirsi e lasciarsi andare.
Per riuscire a trascorrere un’estate diversa, i due ragazzi fanno una scommessa: Dylan riuscirà a far innamorare del suo cinema Iris e lei non dovrà piangere, Dylan, di contro, promette di non innamorarsi di lei. Su questo punto Dylan non ha esitazioni, perché lui sostiene che l’amore non esiste.

Attraverso film bellissimi, che fanno da colonna all’estate, i due ragazzi vivranno insieme tante piccole e grandi esperienze. Impareranno a conoscersi, ma anche a conoscere coloro che stanno loro intorno. Personalmente mi sono appuntata tutti i film che loro guardano e vivono, alcuni li conoscevo altri no…mi sono ripromessa di guardarli tutti nuovamente, per riuscire a vederli con gli occhi di Iris, ma anche di Dylan.

Ho trovato lo stile di questa autrice, che non conoscevo, piacevole. La storia si legge con fluidità, scivola via. Complice forse il fatto che i capitoli sono brevi e ben collegati tra loro. È scritto in prima persona con il pov dei due attori principali Iris e Dylan. Questo romanzo ha tinte delicate, dolci, che riesci ad assaporare grazie al linguaggio semplice e fluido che l’autrice usa.

Un libro che, pur parlando di malattia e quindi di dolore, è giovane. Si legge con animo leggero e fa passare ore in ottima compagnia. Un bel libro!!!




domenica 13 maggio 2018

Recensione #6 Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti by Manuela Menna



Autrice: Ilaria Tuti
Titolo: Fiori sopra l'inferno
Editore: Longanesi
Pagine: 366
Data di pubblicazione: 4 gennaio 2018

Trama
«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura»




Recensire un giallo non è mai facile, questo thriller è difficilissimo… Anche solo raccontando la trama si rischia di svelare qualcosa e rovinare il gusto della lettura… Quindi ho deciso di fare una recensione fatta di “sensazioni”. Leggendo questo romanzo ne ho provate tante…
Per tutto il racconto rimani con il fiato sospeso, viaggi tra il disgusto per le malvagità che l’assassino compie e la compassione per lo stesso, che non è poi così mostro… Il mostro di Travenì è complesso. È sadico, è “mostruoso” e al tempo stesso è capace di provare dei sentimenti… è spietato con le sue vittime tanto da deturparle a morsi e/o con le mani, ma allo stesso tempo è capace di lasciare libera una preda quando vede il suo cucciolo vicino a lei o quando vede la vittima piangere, è capace poi di vegliare sui bambini, quasi volesse proteggerli. Sicuramente provi orrore per quello che fa alle sue vittime, ma non puoi esimerti dal provare pena per lui. Mentre leggi provi senso di nausea, le descrizioni degli orrori commessi, non solo dall’assassino, sono così evocative che le vedi e ti rimangono impresse nella mente. Non riesci ad allontanarle, sono vivide, vere, reali… sono shoccanti!
Tutta la storia è ben costruita, gli indizi sono ben disseminati e ci sono vari richiami tra i capitoli che ti permettono di seguire il lavoro degli investigatori. Rimani incollato alle pagine, continui a leggere capitolo dopo capitolo perché sei curioso di vedere se il tuo lavorio corrisponde con quanto portato avanti dalla polizia. La cosa che mi è piaciuto è il fatto che gli ispettori, ma in generale tutti i personaggi, sono visti nelle loro diverse sfaccettature, lato professionale e lato umano.
Tutti i personaggi sono completi, dettagliati, ben definiti. Sono persone vere. Complesse, a volte contraddittorie, ma molto vicine alla realtà. Non c’è bene e male ben definito e diviso, ma ogni personalità ha in se tratti dell’uno e dell’altro aspetto.
Gli attori di questa storia sono tanti, chiaramente io ho i miei preferiti e tra questi c’è sicuramente il Commissario Battaglia. Teresa è una “cacciatrice”, una donna forte, determinata. Conosce i propri limiti ma non si concede debolezze. Ha ben chiaro quello che le sta succedendo, il decorso della sua malattia, ma non ne fa un punto di debolezza, questo dolore diventa una spinta a dare il meglio di sé e delle sue capacità…
il dolore era diventato una parte di lei, non più ostile. Era quasi un amico fraterno, un fardello che era necessario portare per non rinunciare ai ricordi.
C’è poi l’ispettore Marini, l’ultimo arrivato. Vorrebbe fare bella figura, colpire con le sue deduzioni il commissario, in realtà imparerà cosa vuol dire lavorare seriamente a un caso, imparerà che per risolvere il delitto bisogna studiare, approfondire tutto, andare alla ricerca e verificare tutte le possibili strade anche quelle che sembrano assurde o innocue a una prima analisi.
Si era appena reso conto che quello non era un «normale» caso di omicidio. C’era psicosi, e qualcos’altro di più pericoloso, che Teresa non era ancora in grado di definire.
Non avrebbero trovato le rispose in un movente comune. La mente umana on partoriva un incubo del genere per gelosia, per vendetta o per denaro. Quel feticcio aveva un significato molto complesso. Chiedeva attenzione perché aveva molto da raccontare.
Tutta la squadra di investigatori aiuta a fare il quadro della situazione.
Una menzione d’onore, non proprio positiva, la occupa però il medico Carlo Ian… devo dire che mi aveva forviato, lo ho apprezzato, mi piaceva come si rapportava con i bambini del paese, il fatto che fosse latore di informazioni utili… Insomma un bel personaggio, bene tratteggiato, con una psicologia talmente complessa da mettere in luce le sue parti in contrapposizione, bianco e nero, bene e male.
Ci sono poi i miei preferiti in assoluti, quelli che, secondo me, sono i veri protagonisti: i bambini di Travenì. Mathias, Diego, Oliver e Lucia sono la chiave di tutto.
Quei bambini erano gli uni per gli altri la famiglia, ecco perché proteggevano il loro segreto. Un segreto innocente, che però metteva alla prova ogni giorno la loro capacità di escludere il mondo dal gruppo.
E alla fine un pensiero corre all’assassino, una presenza costante in tutto il romanzo. Lo si vede agire, aspettare, osservare anche se non lo si può individuare. Potrebbe essere ciascuno degli abitanti di Travenì, potrebbe essere ognuno dei personaggi presentati in questa avventura. Ha un quadro psicologico contraddittorio.
Lui proteggeva i bambini, però allo stesso tempo annientava le loro famiglie.
Quando alla fine viene individuato non puoi fare a meno di provare pena per lui. Soffri per lui.La conclusione del romanzo è chiarificatrice. Tutto prende il suo giusto posto, la sua giusta definizione. Rimani spiazzato nella conclusione, non è affatto scontata. A dire il vero, quando sei verso gli ultimi capitoli inizia ad arrivare alle stesse deduzioni del commissario Battaglia, ma nel momento delle “spiegazioni finali” rimani col fiato sospeso, perché fino all’ultimo speri che non sia quella la vera spiegazione. Sapere poi, dalla nota dell’autore, che tutto quanto ha una base storica e scientifica documentata e documentabile ti fa un certo effetto.
La “fabula” è su più piani. C’è il passato con un racconto dettagliato a mo’ di diario, una sorta di promemoria per osservare progressi e/o regressi. Una sorta di documentazione medica. C’è il livello presente dove si intrecciano i fatti e le vite dei personaggi. Troviamo la narrazione relativa alla squadra investigatrice, che mette in risalto il lavoro e le ricerche, senza tralasciare la parte umana, la vita di ciascuno, le sensazioni e le emozioni. In questo filone fondamentale è la vita di Teresa, la sua condizione di donna forte, ma profondamente sola che ha fatto della solitudine la sua coinquilina. C’è l’aspetto relativo alla vita dei bambini del paese. Per ultimo c’è lo sguardo sul modus operandi del mostro di Travenì, ma anche qui è dato risalto al suo intimo, ai suoi sentimenti, alle sue sensazioni più istintuali.
I capitoli sono brevi, ben strutturati e legati tra loro. Ogni tanto ci sono flash legati al passato, sembrano un “intermezzo”, in realtà sono piccole luci che mantengono viva l’attenzione e soprattutto ti spingono a fare congetture con il commissario Teresa. Il linguaggio fluido e apparentemente semplice, è curato e preciso, quasi ricercato. Molti sono i riferimenti medici, specialmente legati alla psicologia. Confesso che in alcuni casi ho dovuto ricorrere al dizionario (… somma gioia per me, perché mi piace quando attraverso una lettura posso imparare qualcosa di nuovo!!!). La lettura è scorrevole e piacevole, coinvolgente.
Un tema che possiamo leggere tra queste pagine è la violenza verso i più deboli. Che sia la violenza fisica o psicologica, sempre violenza è… viene posto l’accento su quello che consegue a certe violenze. Teresa ne parla con i bambini del paese…
«Nessuno sbaglio che facciamo giustifica chi fa del male, ma ci ho messo un po’ a capirlo.»
E questo messaggio dovrebbe arrivare a tutte le persone, donne o bambini, che subiscono violenze!!!
Io amo guardare i film polizieschi e/o i gialli, amo anche leggere qualche thriller. Questa, nello specifico, è stata una lettura forte. Ho provato repulsione, paura, angoscia e sollievo… e quando un libro riesce a darti tutte queste emozioni vuol dire che è un buon libro!!!



lunedì 30 aprile 2018

Recensione #5 Biancaneve e il cacciatore di Lily Blake by Manuela




Oggi si conclude il primo mese di questa nuova rubrica Tu leggi? Io scelgo!, ideata da Chiara (La lettrice sulle nuvole) e da Rosaria (Niente di personale). Il blog dal quale dovevo trovare un libro era quello di Francesca Verde (Libri, Libretti, Libracci). Scorrendo tra le letture di Francesca, sono stata “attratta” da questo titolo, “Biancaneve e il cacciatore”. Quindi ho deciso di leggerlo, un po’ perché avevo visto il film e mi era piaciuto, un po’ perché amo le favole e anche i retelling delle fiabe. Biancaneve è una delle fiabe della mia infanzia, non la mia preferita, ma sicuramente una di quelle che mi hanno tenuto compagnia da bambina.


Autrice: Lily Blake

Titolo: Biancaneve e il cacciatore
Pagine: 280
Data di pubblicazione: 11 luglio 2012


Trama
Re Magnus è in guerra contro un terribile nemico. Ma armi e battaglie non lo distraggono dal doloroso ricordo della moglie perduta. Di lei gli rimane solo la piccola Biancaneve. Fino al giorno in cui, nella Foresta Tenebrosa, il re incontra una donna bellissima, capace di farlo innamorare di nuovo: la malvagia Ravenna. È la regina del Male, che con le sue arti di magia nera, assorbe dal cuore delle fanciulle l’eterna giovinezza, uccidendole. La prossima vittima è Biancaneve. Ma sotto il candore della pelle e l’ingenuità dello sguardo, la ragazza cela un animo guerriero. Ed Eric, il cacciatore destinato a sopprimerla, si troverà di fronte una donna coraggiosa, affascinante, e decisa a combattere, nonché una banda di nani ribelli che darebbero la vita per lei. La perfida Ravenna ha i giorni contati.





Questa nuova versione della fiaba non ha niente a che vedere con la favola della tradizione dei fratelli Grimm e neppure con la trasposizione cinematografica della Disney. È una storia diversa, dall’atmosfera più gotica, più guerriera, ma l’idea di fondo rimane sempre la stessa. Le due differenze sostanziali sono nel “movente” della regina, che qui si chiama Ravenna e non Grimilde, e nel primo bacio che risveglia la principessa. In questo libro è infatti il cacciatore Eric a destare Biancaneve dal sonno eterno e non il principe azzurro.

Ravenna è mossa dalla vendetta ed è talmente divorata da questo sentimento da non tenere in considerazione neanche il legame con il fratello. Un legame oltremodo morboso e malato, ma tenuto in piedi solo fino a quando le torna utile; nel momento in cui cercare di salvare il fratello rappresenta anche la sua fine, la regina non ci pensa due volte e abbandona Finn a se stesso, condannandolo a morte certa.

Devo ammettere che forse aver visto il film in qualche modo ha “influenzato” il mio approccio. Infatti, prima di tutto, devo dire che questo è uno dei pochi casi in cui il film è migliore del romanzo. Poi però ho scoperto anche il perché: la versione della Blake è la traduzione scritta della sceneggiatura. Già dalle prime pagine ho rivisto nella mia mente le immagini della versione cinematografica, ma con una differenza: la versione stampata non rispetta a pieno il ritmo delle scene del film. In quest’ultimo si vive l’azione, il pathos della fuga di Biancaneve e/o la “caccia” ad opera degli uomini della regina, nel libro questa azione non l’ho assaporata. Sicuramente la versione scritta ha il pregio di farti entrare nei personaggi, ma l’ho percepita molto “distaccata”. La storia narrata mi è piaciuta, ma non sono riuscita a provare empatia con i personaggi, che ho più subìto che vissuto.
Il Cacciatore è forse il personaggio che ho più amato, a farla da padrone è questo dolore che lo pervade completamente, il suo amore senza fine per la moglie Sara, trucidata da briganti. Questo fatto lo ha reso disilluso, perso nel suo dolore, rancoroso. Affoga tutto il suo essere nell’alcool… Poi incontra Biancaneve e qualcosa in lui cambia, ma bisogna aspettare la fine per capire come cambia.

Non era bravo nelle amicizie e nelle relazioni in generale, con tutte le complicazioni che derivano dalla vicinanza e dalla compagnia di un altro essere umano. Era più facile stare soli.

Biancaneve invece è insulsa. Almeno per tutta la prima parte è e rimane una bambina, è cresciuta anagraficamente, ma non psicologicamente… Ci sta pure, ma, essendo lei l’eroina di questo racconto, te l’aspetti un po’ più viva! Per fortuna verso la fine della prima parte si inizia ad intravedere un po’ del carattere impavido che avrebbe dovuto caratterizzarla, coraggio che poi esce fuori, anche se non del tutto, nella seconda parte. Solo quando comprende di essere davvero “predestinata”, Biancaneve allora cambia atteggiamento… Peccato che siamo ormai arrivati al termine del racconto!!! Nell’ultima parte ha l’aspetto dell’eroe, prende sicurezza, il fatto di avere consapevolezza le dona coraggio, forza, speranza…

- La speranza non si spegne mai – sussurrò Biancaneve.

È chiaro che, essendo una favola, la parte da padrone la fa la magia, a cominciare dall’incantesimo pronunciato dalla madre di Ravenna…

Ricorda” gridò “con sangue innocente l’incantesimo è stato lanciato, e solo con sangue innocente potrà essere sciolto.”

allo specchio, unico amico della regina, alla Foresta Tenebrosa. Ma, essendo “magia cattiva”, ha il suo prezzo…

Finn la studiò attentamente. – La magia ha un caro prezzo da pagare – disse infine. Cauto.

E poi c’è anche la parte delicata, rappresentata dagli aiutanti di Biancaneve, gli animali… Sto pensando alle gazze o al cavallo bianco, che l’aiutano nella fuga dal castello; sto pensando ai Nani, che sicuramente non sono i buffi personaggi della storia della tradizione, ma sono comunque simpatici e legati alle fatine buone.

In conclusione posso dire che sono combattuta nel dare una votazione netta, la prima parte mi ha un po’ delusa perché l’ho trovata lenta e poco appassionante, bella nelle descrizioni dell’ambiente, ma nulla di più. La seconda parte è stata più attiva, insomma inizia a venir fuori l’idea di battersi per portare il popolo a vivere nella speranza.

- Ma ora ho capito che non può esserci pace, se altri soffrono.

Sinceramente, non rileggerei questo libro, mi limiterei a vedere il film. Però la lettura è stata scorrevole e ho passato ore in un mondo fatato. Forse è un racconto più indicato per ragazzi.

Vi lascio anche il calendario per recuperare tutte le altre recensioni.



Al prossimo mese con una nuova recensione.



giovedì 26 aprile 2018

Recensione #4 Mai più innamorata di Cecile Bertod by Manuela



Questa volta leggo… Anche questo mese partecipo “spintaneamente” alla rubrica di Dolci, Chiara e Laura (tre amiche che non smetterò mai di ringraziare per tutta l’ansia che mi donano…) con la scelta del libro “Mai più innamorata” di Cecile Bertod, chiaramente perché il tema del mese è Un libro pubblicato nel 2018. Questo romanzo è stato pubblicato il 15 marzo 2018 e quindi rispetta perfettamente il tema.


Autrice: Cecil Bertod
Titolo: Mai più innamorata
Editore: Newton Compton Editore
Data di pubblicazione: 15 marzo 2018
Pagine: 293

Trama
Daphne è una famosissima autrice di romanzi erotici e per il suo ultimo libro ha appena firmato un contratto con un anticipo da capogiro. Però, dopo aver incassato l’assegno, la sua ispirazione si è come bloccata. Non risponde alle numerose email del suo editore e si barrica dentro casa, fino a quando non decide di ascoltare il consiglio del suo commercialista, che le propone di tornare nel paesino in cui è nata e trascorrere lì qualche giorno in totale relax. Sperando di trovare la giusta concentrazione, Daphne va quindi a Banff, ma le cose non migliorano affatto. Tutt’altro. A renderle la vita impossibile ci pensa Edward, un architetto che ha un conto in sospeso con lei, perché uno dei suoi libri gli ha causato non pochi problemi… Eppure, anche se è difficile da ammettere, Daphne si rende ben presto conto che riesce a scrivere solo quando vede Ed. E lei non intende in alcun modo rinunciare alla possibilità di terminare il suo romanzo…






I protagonisti di questo romanzo sono Daphne, una ragazza un po’ eccentrica, cinica e a volte disillusa…
È sempre stata così: impulsiva, incapace di restarsene confinata in uno schema.
E poi c’è Edward, che tutti chiamano Ed, un ragazzo normale, poco avvezzo al romanticismo.
Ammetto di essere un’inguaribile romantica (“smielata” direbbe mio marito) per quel che riguarda le mie letture, ma ho trovato in Daphne la mia anima affine. Lei si perde nel “romanticismo” quando scrive, ma nella realtà non ci crede molto…
l’amore non ha senso, non ha logica, non è neanche divertente. Sprechi energie, fiato e tutto per ritrovarti comunque sola, che ci sia o meno un orso che ti russa di fianco, con i tuoi problemi, le tue insoddisfazioni, le paure…
Probabilmente il suo cinismo è dovuto a qualcosa successo nel passato, ecco perché ho trovato esilarante quando si mette ad osservare il piccolo Ben che si dichiara a Jane, la bambina che gli piace tanto… Commenta ogni gesto con il cinismo tipico degli adulti che sono stati feriti.
Che vi avevo detto? L’amore fa solo danni. 
Molto meglio la pizza.
Tutta la narrazione ruota intorno al fatto che Ed e Daphne sono inconsapevolmente legati, non tanto per via della casa che Ed sta ristrutturando o per la rottura del fidanzamento di Ed ad opera/per mezzo di un libro di Daphne… C’è sicuramente molto di più.
«Vuoi sapere davvero cosa hai fatto?», mi domanda lui, incredulo. «Mi hai rovinato la vita!» esplode, rosso in viso.
«E come accidenti avrei fatto?», sbotto anche io, allargando le braccia.
Era solo un libro, scritto così, per passare il tempo. Qualcosa con cui tenersi impegnati mentre aspetti alla fermata dell’autobus, non pensavo che avrebbe mai fatto del male a qualcuno.
In tutta la storia, poi, “il blocco dello scrittore” di Daphne diventa uno spunto comico…
È per questo che scrivo romanzi rosa, perché la realtà è terribilmente ingiusta e non ha alcun tatto.
Tutte le situazioni che vive Daphne, tutte le sue “ansie” sono lo start di situazioni paradossali che divertono, per quanto assurde. E tutto nasce dalle aspettative che le donne, soprattutto le lettrici di romanzi rosa, hanno…
quelli come Ed non capiranno mai. Non possono, dal momento che non conoscono i presupposti. È un problema di aspettative. Siamo cresciute con le fiabe, con la Disney. Abituate a credere che per il vero amore un principe ucciderebbe anche un drago, rischiando la vita.
Inoltre in questo romanzo viene ridicolizzato l’uomo medio, quello normale… anche se poi…
Progettiamo Mr Darcy e per qualche difetto non ancora identificato nella catena di montaggio produciamo Mr Bean, è un problema di contenuti. E dire che certe volte gli astucci ci vengono così bene. Come in questo caso, che pare un peccato doverlo buttare via.
Non avevo letto mai nulla di questa autrice e devo dire che sono arrivata a questo romanzo molto per caso, ma ne sono felice. È stata una lettura piacevole e divertente.
I capitoli si aprono con una citazione “romantica” alla quale la protagonista risponde in modo cinico, come spiega nelle note finali l’autrice stessa. Sono citazioni di film e/o libri molto attuali poste all’inizio di ogni capitolo, ma i riferimenti ai libri attuali li troviamo anche nel corso della narrazione e questo mi è piaciuto, forse perché l’autrice ha citato libri che ho letto (non tutti li ho amati, ma sapevo di cosa stesse parlando). Come quando ha proposto un finale alternativo per Harry Potter, un finale che mi ha fatto ridere come una matta, solo perché io amo Harry (anche Daphne lo definisce “il bietolone”).
Non poteva salvare Piton e far finire Potter in un tombino senza fondo?
Il racconto è in prima persona dal POV di Daphne, tranne pochi capitoli che sono scritti in terza persona e hanno come centro della narrazione Ed.
I personaggi sono curati, alcuni più di altri, ma si capiscono bene le loro personalità.
Ho provato odio profondo per Candy, a dispetto del suo nome, che oltretutto mi ha riportata alla mia infanzia.
Ho adorato invece la cugina di Daphne, Angie, un vero punto di riferimento per la protagonista.
Perché lei non giudica, non lo fa mai. Ti prende per quello che sei: lati positivi, lati negativi. Tutto insieme. E a volte basta solo quello. Ho amato anche Ben, che vuole conquistare la sua Jane, ma soprattutto capisce che Daphne è la “Jane di Ed”.
Ho provato simpatia anche per la zia e la nonna di Ed, due donne che sembrano dure, ma che sono solo preoccupate per il benessere e la felicità del loro nipote. E poi odiano Candy, quindi come fai a non fare la ola per loro?
Il finale di questo romanzo si inizia a configurare negli ultimi capitoli. È sicuramente chiuso, chiaro e va a sistemare alcuni tasselli. Nel corso dei capitoli conclusivi ci sono vari accadimenti un po’ inaspettati. Un primo colpo di scena mette in luce il motivo che sottende al cinismo di Daphne. Sicuramente bellissimo, per un attimo sorprendente, il contro-colpo di scena.
«Perché non cambi il finale?», propone lui, come se fosse una cosa da nulla.
Un pazzo!
«Non si può cambiare il finale!», lo rimprovera. «Il finale è già scritto, tu semplicemente lo trovi e lo metti nero su bianco. Non è l’autore che decide come va, per una buona volta sfatiamo questo mito.»
A conclusione dico che, tra stereotipi romantici, banalità e cinismo, la storia di Daphne risulta divertente, brillante, allegra… spensierata. Una storia carina da leggere per contrastare la noia che a volte ci prende. Ci sono periodi grigi e questo romanzo porta un po’ di “bagliore glitter”…
Riporto di seguito il calendario per questi ultimi giorni del mese.



Vi aspetto il prossimo mese con altre letture interessanti.