Buongiorno
lettori nell'ambito del Blog Tour indetto per l'uscita di un nuovo
romanzo di questa autrice che apprezzo infinitamente, io voglio farvi
conoscere i suoi libri. Quelli finora pubblicati in Italia.
I
cento colori del blu
Trama
Tutti
a scuola conoscono Blue Echohawk. Abbandonata da sua madre quando
aveva solo due anni, Blue non sa se quello sia il suo vero nome né
quando sia davvero il suo compleanno. Ma ha imparato a fuggire il
dolore con atteggiamenti da ribelle: indossa sempre vestiti
attillatissimi e un trucco pesante. E soprattutto il sesso è il suo
rifugio, un gioco per dimenticare tutto, per mettere sotto chiave le
sue emozioni. A scuola poi è un caso disperato. Eppure il suo nuovo
insegnante di storia, il giovane Darcy Wilson, non la pensa così:
Darcy crede in lei, e sa che Blue ha bisogno di capire chi sia prima
di trovare un posto nel mondo. E così la sprona a guardarsi dentro e
a ripercorrere il passato, a scrivere la sua storia, a dar voce alle
sue emozioni. Tra i due nasce una grande amicizia, e forse, a poco a
poco, qualcosa di più: un sentimento forte, travolgente, a cui
ciascuno dei due tenta in tutti i modi di resistere…
Il mio pensiero
La
storia tra i due protagonisti è molto bella e cresce piano piano,
trasformandosi in qualcosa di veramente vero e profondo. Il
romanzo è scritto con uno stile accattivante. L'autrice ha forse
voluto inserire troppe tematiche drammatiche e i due protagonisti,
nonostante siano molto ben caratterizzati, non sono riusciti a
convincermi fino in fondo ma ho trovato comunque la storia molto
bella ed emoziante. |
Sei
il mio sole anche di notte
Trama
Ambrose
Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli
arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio. Ma è
davvero troppo per una come Fern Taylor. Lui è perfetto, il classico
protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato
leggere. E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un
ragazzo del genere… Ma la vita a volte prende pieghe inattese.
Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i
due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua
esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e
profondamente ferito nell’anima. Fern riuscirà ad amarlo anche se
non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà
curarlo e ridargli la fiducia in sé?
Il mio pensiero
Romanzo
intenso e profondo che racconta una storia che non può fare a meno
di entrarti dentro e conquistare per sempre un pezzetto del tuo
cuore.
Meravigliosamente
emozionante e toccante. Non è stato semplice leggerlo anche se
l'autrice riesce a descrivere le varie situazioni con uno stile
fresco e coinvolgente. E, cosa rarissima per me, mi ha fatto piangere
e urlare NOOOOOO chiudendo un attimo il kindle. Persino il tema della
fede è affrontato in maniera delicata e non pesante.
Sicuramente
un piccolo capolavoro che merita di essere letto.
Infinito
+ 1
Trama
Bonnie
Rae Shelby è una superstar. È ricca, bellissima e famosa. E
desidera morire. Finn Clyde è un signor nessuno. È brillante e
cinico. Ma è completamente a pezzi. E tutto ciò che vuole è la
possibilità di vivere ancora. Finn ha un passato con cui
confrontarsi, Bonnie un futuro che non vuole affrontare. Un ragazzo,
una ragazza, una strana serie di circostanze impreviste e una scelta:
voltarsi dall’altra parte e ignorare ogni cosa o tendere la mano e
rischiare tutto. Così, mentre il ticchettio di un orologio scandisce
il tempo della scelta, inizia la loro avventura, un viaggio che
cambierà per sempre le loro vite.
Il mio pensiero
Infinito
+1 racconta del viaggio, in giro per le strade americane, di due
persone molto diverse tra loro che si evolvono e crescono, imparando
uno dall’altra.
Due
estranei che abbiamo modo di imparare a conoscere attraverso i loro
pensieri. Scritto in POV alternati da Bonnie & Clyde, piano
piano ci vengono rivelate parti del loro passato che contribuiranno a
mettere insieme tutti i pezzi del puzzle. Ho apprezzato anche capire,
proprio per mezzo di questi punti di vista, come si sono evoluti e
modificati i sentimenti dei due ragazzi mentre approfondivano la loro
conoscenza.
Mi
sono piaciute, inoltre, le notizie stampa all’inizio dei capitoli,
che raccontano mezze verità e che seguono i nostri Bonnie e Clyde in
viaggio tutto il paese.
Ho
riso, ho pianto, e mi sono innamorata di nuovo dello stile narrativo
di Amy!
Hai
cambiato la mia vita (The Law of Moses #1)
Trama
Lo
trovarono nel cesto della biancheria di una lavanderia a gettoni:
aveva solo un paio di ore di vita. Lo chiamarono Moses. Quando
dettero la notizia al telegiornale dissero che era il figlio di una
tossicodipendente e che avrebbe avuto problemi di salute. Ho sempre
immaginato quel “figlio del crack” con una gigantesca crepa che
gli correva lungo il corpicino, come se si fosse rotto mentre
nasceva. Sapevo che il crack si riferiva a ben altro, ma
quell’immagine si cristallizzò nella mia mente. Forse fu questo ad
attrarmi fin dall’inizio. È successo tutto prima che io nascessi,
e quando incontrai Moses e mia madre mi raccontò la sua storia, era
diventata una notizia vecchia e nessuno voleva avere a che fare con
lui. La gente ama i bambini, anche i bambini malati. Anche i figli
del crack. Ma i bambini poi crescono e diventano ragazzini e poi
adolescenti. Nessuno vuole intorno a sé un adolescente incasinato. E
Moses era molto incasinato. Ma era anche affascinante, e molto, molto
bello. Stare con lui avrebbe cambiato la mia vita in un modo che non
potevo immaginare. Forse sarei dovuta rimanere a distanza di
sicurezza. Ma non ci sono riuscita. Così è cominciata una storia
fatta di dolore e belle promesse, angoscia e guarigione, vita e
morte. La nostra storia, una vera storia d’amore.
Il mio pensiero
Una
storia sul passato e il futuro, sui nuovi inizi e sulle cose che
durano in eterno. Una storia di persone fragili, persone provate,
persone folli e persone spezzate, e soprattutto, una storia d’amore.
Ho
adorato Moses e Georgia, descritti in maniera superlativa dalla
Harmon. Sono personaggi talmente vividi e reali che sicuramente
rimarranno con me a lungo. Moses in particolar modo, ma anche Georgia
mi è piaciuta moltissimo: una ragazza decisa che sa quello che vuole
e fa di tutto per realizzare i suoi sogni.
Il
segreto di Eva
Trama
1943.
La Germania occupa gran parte dell’Italia e le deportazioni degli
ebrei aumentano di giorno in giorno. Fin da bambini Eva Rosselli e
Angelo Bianco sono cresciuti come una famiglia, divisi solo dalla
religione. Con il passare degli anni si sono innamorati, ma per
Angelo è arrivata la vocazione e, nonostante i suoi profondi
sentimenti per Eva, ha preso i voti. Adesso, più di dieci anni dopo,
Angelo è un prete cattolico ed Eva è una donna ebrea che rischia la
deportazione. Con la minaccia della Gestapo in avvicinamento, Angelo
nasconde Eva tra le mura di un convento, dove Eva scopre di essere
solo una dei tanti ebrei protetti dalla Chiesa. Ma la ragazza non
riesce proprio a stare nascosta, in attesa della liberazione, mentre
Angelo rischia la vita per salvarla. Con il mondo in guerra e le
persone ridotte allo stremo, Angelo ed Eva affrontano sfida dopo
sfida, scelta dopo scelta, fino a che il destino e la fortuna non
decideranno di incontrarsi, lasciandoli stremati davanti alla
decisione più difficile di tutte.
Il mio pensiero
Questa
volta, abbandonando il solito contemporary, si è cimentata con un
genere totalmente diverso: un romance ambientato in un'Italia
dilaniata a causa della Seconda Guerra Mondiale.
Mi sono piaciuti
entrambi anche se Eva, a volte, l'avrei presa a schiaffi, visti
alcuni suoi atteggiamenti. Angelo è sicuramente il personaggio
meglio riuscito e ho compreso benissimo i suoi dubbi per la strada
che aveva scelto.
Anche la loro storia d'amore è stata
sicuramente approfondita benissimo, nonostante la tematica non
semplice date le due credenze diverse.
Ho trovato, inoltre, ben
analizzata tutta la ricostruzione storica in cui si muovono i due
protagonisti e penso che l'autrice sia riuscita a rendere
perfettamente non solo tutti i sentimenti provati da Eva e Angelo, ma
anche la sofferenza di un popolo tormentato solo per avere una
visione diversa della religione.
Mi hanno emozionato moltissimo le
parti dove la Harmon parla delle sofferenze e degli abusi perpretati
nei confronti degli ebrei, costringendomi spesso a dilatare la
lettura.
Come
avete notato è una scrittrice veramente poliedrica che finora è
riuscita a conquistarmi con tutto ciò che ho letto di suo.
Ora
è arrivato il momento di farvi conoscere i dati del libro e le prime righe di questa storia che sicuramente mi regalerà altre mille emozioni.
Titolo:
L'incantesimo della spda
Autrice:
Amy Harmon
Serie:
The Bird and the Sword Chronicles
Casa
editrice: Newton Compton Editori
Pagine:
384
Data
di pubblicazione: 5 luglio 2018
Trama
In
un regno in cui gli incantesimi sono banditi, l’unica magia rimasta
è l’amore
«Deglutisci, figlia. Ingoia le parole, bloccale nel
profondo della tua anima. Nascondile, chiudi la bocca sul tuo potere.
Non maledire, non curare. Non parlerai, ma imparerai. Silenzio,
figlia. Rimani viva».
Il giorno in cui mia madre è stata
uccisa, ha detto a mio padre che non avrei mai più pronunciato una
sola parola e che se fossi morta, lui sarebbe morto con me. Predisse
anche che il re avrebbe venduto la sua anima e avrebbe ceduto suo
figlio al cielo. Da allora mio padre attende di poter avanzare la sua
pretesa al trono e aspetta nell’ombra che tutte le parole di mia
madre si avverino. Desidera disperatamente diventare re. Io voglio
solo essere finalmente libera. Ma la mia libertà richiede una fuga e
io sono prigioniera della maledizione di mia madre tanto quanto
dell’avidità di mio padre. Non posso parlare o emettere suoni. Non
posso impugnare una spada o ingannare un re. In un regno in cui gli
incantesimi sono stati banditi, l’unica magia rimasta potrebbe
essere l’amore. Ma chi potrebbe mai amare… Un uccellino?
La
parola è lesta e potente
più affilata di qualsiasi lama a doppio
taglio,
impavida trafigge l’effimero confine
che divide anima
e spirito,
giunture e midollo.
La parola screma i pensieri
e
le intenzioni del cuore.
Prologo
Era
così piccola. Solo gli occhi erano grandi e le riempivano il viso:
grigi e solenni come nebbia sulla brughiera. Aveva cinque estati, ma
pareva una bambina di tre estati ed era esile, così esile da destare
la mia preoccupazione. Non era cagionevole, però. In verità, non si
era mai ammalata. Nemmeno una volta. Era solo delicata, quasi
fragile, come un uccellino. Con le ossa e i lineamenti minuti, il
mento a punta, le orecchie da elfo. I capelli, di colore castano
chiaro, erano folti e setosi: come piume mi accarezzavano il viso
quando la stringevo al mio petto, e in quei momenti mi sembrava
davvero un uccellino.
Era
la mia piccola allodola, la mia piccola “Lark”. Non appena i miei
occhi si erano posati su di lei, mi era balenato in mente quel nome e
io, senza esitare, l’avevo accolto perché proveniva dal Padre di
tutte le parole, e perciò mi fidavo del significato che racchiudeva.
«Cosa
stai facendo, Lark?», le chiesi con asprezza. E aspra volevo essere,
ma mia figlia non pareva per niente spaventata, nonostante l’avessi
sorpresa in una stanza a lei vietata. Temevo che potesse pungersi le
dita sul fuso impietoso del filatoio o rischiasse di cadere dalle
alte finestre spalancate sul cortile. Quella era la mia camera
speciale e adoravo passare del tempo là dentro, soprattutto quando
la piccola era con me. Ma ora mi aveva disobbedito, perché vi era
entrata da sola.
«Sto
facendo dei pupazzetti», mi rispose con voce roca: un contrasto
bizzarro con l’esile corporatura. La piccola lingua rosa fece
capolino tra le labbra arricciate in una smorfia, segno di grande
concentrazione. Avvolse un pezzo di spago attorno al lembo di stoffa
imbottita che stringeva in mano e creò così una testa, sebbene
malfatta. Aveva già fatto gambe e braccia. E per terra, accanto a
lei, c’erano altre tre bamboline di stoffa, ormai complete.
«Lark,
lo sai che non puoi entrare qui dentro da sola. Non è un posto
sicuro per una bambina. E non puoi usare le parole, se non ci sono io
con te», la rimproverai.
«Ma
sei stata via per così tanto tempo», protestò alzando gli occhi
crucciati verso di me.
«Non
guardarmi in quel modo. Non esistono scuse per la disobbedienza».
Chinò
il capo e abbassò le spalle.
«Mi
dispiace, Madre».
«Promettimi
che te ne ricorderai e obbedirai».
«Prometto
che me ne ricorderò… e obbedirò».
Attesi
mentre la promessa si adagiava su di noi e s’imprimeva nell’aria,
cosicché mia figlia fosse legata dalle sue parole.
«Ora…
raccontami delle tue bamboline».
«A
questa piace danzare». Indicò una bambola bitorzoluta alla sua
sinistra. «Lei invece adora arrampicarsi…».
«Come
una piccola allodola che conosco io», la interruppi con dolcezza.
«Sì.
Come me. E quest’altra ama saltare». Sollevò la bambola più
piccola.
«E
questo?», le domandai indicando il pupazzetto che aveva appena
finito.
«Lui
è un principe».
«Davvero?»
«Sì.
Il Principe delle bamboline. E può volare».
«Senza
ali?»
«Sì.
Non c’è bisogno di ali per volare», cinguettò ripetendo una
frase che le avevo detto io.
«E
di cosa c’è bisogno, Figliola?», la interrogai.
«Di
parole», replicò, e i suoi grandi occhi grigi brillarono,
consapevoli.
«Fammi
vedere», sussurrai.
Prese
la bambolina più vicina, se la portò alle labbra e le posò un
bacio sul petto, dove si trovava il cuore di pezza.
«Danza»,
le sussurrò Lark credendo che potesse davvero farlo. La rimise per
terra e attendemmo. La bambolina di pezza cominciò a vorticare su se
stessa, sollevando le braccia e le gambe malformate: piroettava e
volteggiava per la stanza. Sorrisi dolcemente. La mia piccola Lark ne
prese un’altra.
«Salta»,
le ordinò spingendo la parola nel petto della bambolina. Con un
balzo, il pupazzetto si allontanò dalla sua mano e iniziò a
saltellare, senza far rumore, alle spalle della bambola danzante.
Mia
figlia ripeté il gesto e donò una parola a ciascuno dei pupazzetti
rimanenti. Osservammo rapite una bambolina che si arrampicava con
mani e piedi sulle tende della finestra, e infine il Principe delle
bamboline si librò in volo, con le braccia allargate come bozzi
d’ali: sfrecciava per la stanza, tuffandosi in aria come un
uccellino felice.
Lark
batté le mani minuscole e danzò e saltò con i suoi nuovi amici, e
io volteggiai con lei. Eravamo così liete, completamente immerse in
quell’esperienza esaltante che non udii i passi rimbombare in
corridoio, fuori dalla porta, finché non fu quasi troppo tardi. Ero
stata così sciocca, e tanto incauta. Non era da me.
«Lark,
riprenditi le parole!», urlai correndo verso la porta per chiuderla
a chiave.
Lark
agguantò la bambolina danzante e si riprese ogni parola, come le
avevo insegnato io: le soffiò nei loro petti ma pronunciandole al
contrario.
«Aznad»,
mormorò risucchiando la parola dentro di sé. La bambolina che
saltellava stava sgambettando ai suoi piedi, mia figlia la raccolse e
sussurrò: «Atlas».
Qualcuno
bussò con forza alla porta: era il mio servitore, Boojohni, che mi
chiamò a gran voce, con urgenza.
«Lady
Meshara! È arrivato il re. Lord Corvyn dice che dovete presentarvi
subito di sotto».
Afferrai
la bambola di pezza che si stava arrampicando sul muro di pietra
accanto alla porta massiccia. La lanciai a Lark, che si riprese
subito la parola, così come aveva fatto con le altre bamboline.
«Dov’è
il principe volante?», sibilai guardandomi intorno con occhi
spiritati. Scrutai verso l’alto, esaminando le travi e le crepe
scure. Poi, con la coda dell’occhio, lo trovai: era volato via
dalla finestra aperta e ora svolazzava fuori come un fazzoletto al
vento. Ma non soffiava alcuna brezza.
Allora
non siete curiosi? Io tantissimo e non vedo l'ora di tuffarmi in
questa nuova avventura.
Vi
lascio il calendario con le altre tappe del blog tour
e
del review tour