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lunedì 17 dicembre 2018

Recensione #290 Miracolo in una notte d'inverno by Marko Leino


L'angolo vintage 2.0 #4

Nel mese di dicembre per la rubrica ideata da La lettrice sulle nuvole, ho pensato di fare una lettura a tema scegliendo questo libro che ormai da tempo avevo acquistato.



Libro letto per la Reading Challenge 2018 Tutti a Hogwarts con le tre Ciambelle
Gruppo La stamberga strillante. Obiettivo: Libro per ragazzi. 






Autore: Marko Leino
Titolo: Miracolo in una notte d'inverno
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 21 novembre 2012
Pagine: 268

Trama
Pochi giorni prima di Natale, Nikolas, cinque anni, perde i genitori e la sorellina Ada in un incidente in mare. La gente del vicino villaggio di pescatori vorrebbe aiutarlo, ma nessuna famiglia si può permettere di adottarlo, così si decide che Nikolas passerà un anno presso ciascuna casa del paese. Il bambino, inizialmente chiuso in un lutto apparentemente inconsolabile, si apre sempre più al calore e all'affetto delle persone che lo accolgono, con le quali nascono legami indissolubili. Nikolas ha perso la propria famiglia ma è diventato il figlio di una comunità intera, verso la quale sente un amore profondo. A tredici anni si trasferisce a vivere dal vecchio Isak, in quella che d'ora in poi sarà per sempre la sua casa: la capanna del falegname ospita un meraviglioso laboratorio dove il ragazzino può assecondare il proprio talento nell'intagliare il legno. I giocattoli di legno creati da Nikolas suscitano in chi li riceve una tale gioia che il ragazzo si ripromette di regalarli ai bambini del villaggio tutti gli anni, a Natale. Quando nel paesino nasce una nuova bambina, cui viene dato nome Ada, tra lei e Nikolas, ormai uomo, s'instaura un rapporto speciale: solo lei conosce la vera identità del leggendario "Uomo del Natale" che ogni anno distribuisce di nascosto regali a tutta la comunità, ed è grazie a lei che Nikolas abbandona il dolore al passato per dedicarsi alla gioia di tutti i bambini.





Tommi e Ossi, due fratellini, trovano un misterioso scrigno di legno che portano al nonno. Al suo interno c'è un orologio d'argento e un bigliettino di auguri. Il vecchio allora racconta loro una storia magica...
Dopo la tragica e improvvisa morte dei genitori e della sorellina, Nikolas si ritrova orfano in tenera età. Verrà allevato, a turno, dagli abitanti del villaggio di Korvajoki. Ogni anno sarà affidato ad una famiglia diversa fino ai tredici anni in cui andrà a vivere con Isak, uomo con la fama di odiare i bambini.
Ad inizio lettura ho avuto il sentore di essere entrata in una favola, la stessa che il nonno sta raccontando ai due bambini. Sensazione che mi ha accompagnata per tutto il libro.
Mi è piaciuto moltissimo Nikolas che con il suo altruismo, la sua passione per il Natale riesce a sciogliere anche il cuore più freddo. Nonostante per lui questo periodo sia fonte di ricordi tristissimi si da da fare affinchè tutti i bambini possano ricevere un piccolo dono e vivere momenti felici. Commovente anche il suo amore, forte e incondizionato, per la sua sorellina Ada che lui crede sia diventata una sirena. Ogni Natale porta un regalo anche a lei, bucando lo strato di ghiaccio che ricopre il fiume per farlo giungere fino a lei. Ho sofferto con Nikolas nei momenti in cui si rinchiude in se stesso in seguito alle terribili perdite che subisce.

Curiosate anche sui libri scelti dalle altre blogger.







domenica 16 dicembre 2018

Recensione #289 La felicità del cactus by Sarah Haywood


Libro letto per la Reading Challenge 2018 Tutti a Hogwarts con le tre Ciambelle
Gruppo La stamberga strillante. Obiettivo: cappello parlante. 







Autrice: Sarah Haywood
Titolo: La felicità del cactus
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 14 giugno 2018
Pagine: 362

Trama
A Susan Green non piacciono le sorprese: vuole avere tutto sotto controllo. Con buona pace di famiglia e colleghi, che la trovano fredda e spigolosa. Ma la vita di Susan è perfetta... per Susan. Ha un appartamento a Londra tagliato su misura per una sola persona, un lavoro che soddisfa la sua passione per la logica e un accordo molto civile con un gentiluomo che le garantisce adeguati stimoli culturali, e non solo, senza inutili sdolcinatezze. Guai perciò a chiunque tenti di abbozzare un maggior coinvolgimento emotivo e di accorciare le distanze: Susan punge, come i cactus che colleziona. Eppure, si sa, la vita sfugge a ogni controllo. E l'aplomb di Susan inizia a vacillare quando deve fare i conti con un lutto improvviso e con la prospettiva, del tutto implausibile secondo lei, di una gravidanza. All'improvviso il mondo sembra impazzito, sia dentro che fuori di lei. Ma proprio quando Susan teme di non riuscire più a fare tutto da sola, riceverà aiuto dalle persone più impensabili. E l'inflessibile femminista di ferro, la donna combattiva e spinosa come i suoi cactus, si troverà a fiorire.






Di nuovo un romanzo letto per spuntare un obiettivo della reading challenge a cui partecipo e che sta per concludersi che non avrei mai letto. Un libro, oltre tutto, osannato dalle Laure.

Susan è una donna quarantacinquenne, alle prese con un'inaspettata gravidanza da single e l'eredità della madre morta.
La mia prima impressione su di lei è stata di pura antipatia. Come potevo apprezzare un personaggio che sembra preoccuparsi tanto per la mamma morta e non ritirare le sue ceneri dall'obitorio? Una volta a casa usare poi il contenitore come ferma-porta... Anche i suoi atteggiamenti non mi sembravano quelli di una donna di 45 anni (la mia età). Era tutto molto strano. In più faticavo ad avanzare con la lettura perché non avevo nessuna voglia di conoscere l'evolversi della sua storia. Ma dovevo finire il libro per la challenge per cui mi sono sforzata di proseguire.
Piano piano questa donna così particolare ha saputo attrarmi sempre di più. Lo sviluppo caratteriale di Susan è qualcosa di fantastico. Inizia approfondendo, non per sua volontà, il rapporto con la vicina Kate, madre divorziata di due bimbi piccoli. Divertente quando ha dovuto fare da baby sitter alla più grande dei due pargoli. Qui mi ha ricordato, moltissimo, il personaggio di Sheldon della serie TV The big bang theory. Nel farmi comprendere meglio Susan hanno aiutato anche i vari flashback sull'infanzia della donna.
Altro personaggio che ho apprezzato è Rob, migliore amico di Edward, fratello minore di Susan. Mi è piaciuta la sua calma e solidità.
Odioso per tutto il romanzo, invece, Edward. Lui proprio non è riuscito a riscattarsi, neanche alla fine.
Simpatica anche se taaanto particolare la Zia Sylvia come antipatiche galline le sue figlie. Anche queste due sulla soglia dei quaranta che si comportano come due adolescenti sceme...
Come già detto ho avuto problemi ad entrare nella storia ma poi ne sono stata talmente affascinata da completare la metà del libro in un pomeriggio e rivalutare molte delle mie impressioni iniziali.



mercoledì 4 aprile 2018

Recensione #178 Le assaggiatrici by Rosella Postorino


Libro letto per la Reading Challenge 2018 Tutti a Hogwarts con le tre Ciambelle. Gruppo Azkaban. Obiettivo: Cappello Parlante








Autrice: Rosella Postorino
Titolo: Le assaggiatrici

Editore: Feltrinelli Editore
Data di pubblicazione: 11 gennaio 2018
Pagine: 255

Trama
La prima volta in cui Rosa Sauer entra nella stanza in cui dovrà consumare i suoi prossimi pasti è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Siamo nell’autunno del 1943, a Gross-Partsch, un villaggio molto vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler. Ha ventisei anni, Rosa, ed è arrivata da Berlino una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito Gregor, che combatte sul fronte russo. Le SS posano sotto ai suoi occhi un piatto squisito: “mangiate” dicono, e la fame ha la meglio sulla paura, la paura stessa diventa fame. Dopo aver terminato il pasto, però, lei e le altre assaggiatrici devono restare per un’ora sotto osservazione in caserma, cavie di cui le ss studiano le reazioni per accertarsi che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato.
Nell’ambiente chiuso di quella mensa forzata, sotto lo sguardo vigile dei loro carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano, con lo scorrere dei mesi, alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è subito la straniera, la “berlinese”: è difficile ottenere benevolenza, tuttavia lei si sorprende a cercarla, ad averne bisogno. Soprattutto con Elfriede, la ragazza più misteriosa e ostile, la più carismatica.
Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva un nuovo comandante, Albert Ziegler. Severo e ingiusto, instaura sin dal primo giorno un clima di terrore, eppure – mentre su tutti, come una sorta di divinità che non compare mai, incombe il Führer – fra lui e Rosa si crea un legame speciale, inaudito.
Con una rara capacità di dare conto dell’ambiguità dell’animo umano, Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Proprio come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale, protratta per l’istinto antieroico di sopravvivere. Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi.




Questo libro mi capitava sotto gli occhi ogni volta che entravo in libreria, in più, ne sentivo parlare benissimo da chi già lo aveva letto, per cui ero molto curiosa di affrontarlo anche io. Per mia fortuna il Cappello Parlante della challenge delle Ciambels nascondeva proprio questo titolo quindi mi sono buttata.
E' uno storico, sì, e se mi conoscete ormai avrete capito che non rientra tra i miei generi di confort, ma non lo disdegno completamente. Il periodo che riguarda la Seconda Guerra Mondiale, poi, mi incuriosisce molto. Ho apprezzato conoscere nuovi dettagli di questo periodo, soprattutto di un tema che viene trattato pochissimo nei libri di storia e sono rimasta davvero sorpresa nello scoprire che Hitler fosse vegetariano.
Lo stile della Postorino è intenso, scorrevole e accattivante e mi ha fatto leggere con vero piacere la storia che ruota intorno a Rosa Sauer, la protagonista che viene “scelta”, insieme ad altre donne, per diventare una delle assaggiatrici del Fuhrer sempre assillato dalla paura di essere avvelenato. Mi è piaciuto molto il rapporto che si crea in questo gruppo di donne tutte diverse tra loro per età, per estrazione sociale, per carattere. Ognuna di esse, pur non essendo caratterizzata a fondo, riesce a ritagliarsi il proprio posto nella storia e interagire perfettamente con Rosa. Altro particolare che mi ha colpito è stato pensare che queste donne avrebbero potuto non tornare mai dalle loro famiglie.
Rosa, devo dire, non mi è risultata granché simpatica e ho avuto non poche difficoltà a comprenderne i comportamenti e le scelte. Da parte sua ho visto poca considerazione, benché lo nomini spesso, nei confronti del marito “tanto amato” e dei suoceri che erano divenuti la sua famiglia. Anche la relazione che intreccia con il tenente Ziegler non ha avuto il giusto sviluppo.
Il finale è la cosa che meno mi ha convinta del libro. Troppo frettoloso e troppo aperto, per i miei gusti, e ho avuto la sensazione che mancasse una parte importante. Avrei voluto avere maggiori notizie sul destino di tutti quei personaggi che ho imparato a conoscere così bene e delle molte cose potevano essere risolte con qualche pagina in più.
Quello che invece mi è piaciuto parecchio è l'aspetto leggero, ma non superficiale, che l'autrice mantiene per tutto il libro.



giovedì 9 marzo 2017

Recensione #51 Magari domani resto di Lorenzo Marone


Autore: Lorenzo Marone
Titolo: Magari domani resto
Editore: Feltrinelli
Pag: 320
Data di pubblicazione: 9 febbraio 2017

Trama
Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l’avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord.
Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle.
Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare.
La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?

Un libro totalmente fuori dai generi che di solito leggo, ma che mi ha colpita davvero positivamente. Una storia che mi ha letteralmente affascinata e che ho finito in pochissimo tempo.






Mi stanno sulle palle quelli che credono di aver compreso come gira il mondo. Io non so se andare o restare, cosa sia meglio per me, e solo per me, di certo non credo che chi resti, chi tenti di aggiustare le cose, chi si fa il mazzo tutti i giorni per cambiare il proprio piccolo pezzettino di mondo sia meno coraggioso di chi manda tutto all’aria!”

Il romanzo ci mostra una realtà difficile, quella dei Quartieri Spagnoli di Napoli, ma con una leggerezza che incanta.
La cosa che più mi ha colpita è Luce, la protagonista del racconto.

L’ho chiamata Luce, perché Stella Di Notte è una cosa normale, invece nostra figlia è qualcosa di straordinario, come la luce di notte appunto!”

Di solito i personaggi femminili non incontrano il mio pieno apprezzamento, ma Luce ci è riuscita senza problemi. Mi sono rivista in molte cose della protagonista, pur avendo avuto un'infanzia e una vita completamente diverse dalle sue.

La vita è un continuo cambiare abitudini, amicizie, modi di fare e di pensare, ideali, amori, addirittura fede, tuttavia quando poi ti ritrovi per caso dinanzi a una vecchia abitudine, solo allora capisci quanto ti sia mancata, quanto ti abbia marchiato la pelle senza che tu te ne accorgessi.

La sensazione provata leggendo di Luce, era come se l'autore conoscesse anche il mio di animo e parlasse anche un po' di me. Non so spiegare meglio questa cosa, purtroppo.

a me il passato non piace, non sono come la maggior parte delle persone che idealizza i tempi andati, come se nel passato tutto fosse sempre stato perfetto. È ’na fesseria, Sasà, un’illusione, ci fa più comodo ricordare solo le cose belle, perciò il tempo già vissuto ci sembra perfetto! Ma, perché, secondo te nel passato le stronzate non le facevamo lo stesso?”

Luce è una di quelle eroine schiette e toste, anche se nasconde molte fragilità. Ho adorato il suo pensiero e il suo dire sempre quello che pensa, senza aver paura delle conseguenze.

Se per femmina vera si intende una che non accetta di farsi mettere i piedi in testa e lotta per sé e per i suoi cari, allora sì, sono una femmina vera.

E' una donna con dei valori e un forte senso di giustizia in cui crede fermamente e non si spaventa nel farli conoscere agli altri.

Questa è bella, noi che parliamo di famiglia normale. Ma poi cos’è la famiglia normale? Io non lo so. So però che le famiglie sono fatte da genitori che restano e figli che crescono, e che quando un padre dice alla figlia: ‘Ti vengo a prendere all’uscita’, veramente ci va davanti all’ingresso di quella fottuta scuola. Questo è normale, mà!”

Mi sono piaciuti anche tutti gli altri personaggi che circondano la vita di Luce e che ho trovato davvero ben sviscerati. Perfettamente realistici.
Lo stile narrativo di Marone è straordinario. Ho sottolineato molte sue frasi e avrei voluto riportarle tutte qui.

Chi sa amare lo fa a prescindere dal legame di sangue. Io amo mio figlio perché l’ho aiutato a crescere, ho condiviso con lui una parte della mia vita, perché mi regala ogni giorno qualcosa, perché mi ama per come sono. Ecco un valido motivo per amare un figlio!

Scrivere questa recensioni mi ha creato molte difficoltà. Quando un libro è bello faccio più fatica a parlarne. Volevo riuscire a mettere su carta le emozioni provate con questa storia che mi ha fatto ridere e commuovere nello stesso momento. Una frase del piccolo kevin racchiude il mio pensiero sul romanzo... “ma qui, non so come dire... qui è come se ci fosse tutto quello che ci deve essere”.



Non ho letto gli altri libri dell'autore, ma credo proprio che presto li recupererò.




sabato 4 marzo 2017

Chi ben comincia #12




REGOLE:
  • - Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
  • - Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
  • - Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
  • - Aspettate i commenti


Questa volta voglio incuriosirvi con un libro che mi è

stato caldamente consigliato (con promesse di torta)

dalla Libridinosa.

La rubrica nasce da un'idea del blog Il profumo dei libri.







Magari domani resto

di Lorenzo Marone



Io vivo qui

Non so se sia vero, ma ho letto che in Vermont le mogli hanno bisogno di un permesso scritto dal marito per farsi impiantare protesi dentarie, e che nello Swaziland le donne nubili non possono stringere la mano agli uomini. In Montana, invece, non hanno il permesso di andare a pescare da sole la domenica (?). In Florida possono essere arrestate se si paracadutano la domenica (?). Nello Utah non possono giurare. In Indonesia non devono sedersi a cavalcioni di una moto, in Arabia Saudita non possono guidare, in Arkansas un uomo può picchiare la moglie, ma non più di una volta al mese. In South Carolina è legale percuotere la moglie, ma solo la domenica, e solo sui gradini del tribunale, e prima delle otto del mattino (quindi bisogna organizzarsi per tempo).
Nel nostro Paese, per fortuna, le donne fanno ciò che vogliono (almeno nella maggior parte dei casi), perché, per fortuna, non esistono leggi tanto retrograde, stupide e maschiliste. E se pure esistessero, nel mio rione, per fortuna, nessuna femmena le rispetterebbe; qui i divieti non sono visti di buon occhio, al più si accettano i suggerimenti.
Siamo a Napoli, Quartieri Spagnoli.
Io vivo qui.
Il mio nome è Luce.
E sono donna.









lunedì 30 gennaio 2017

Recensione #33 L'abito di piume by Banana Yoshimoto



Autrice: Banana Yoshimoto
Titolo: L'abito di piume
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 18 ottobre 2010
Pagine: 136

Trama
Hotaru torna nel paese natale, un piccolo borgo tranquillo attraversato da un fiume, per dimenticare le sue pene d’amore. Era andata ad abitare a Tokyo e, per otto anni, aveva vissuto una relazione sentimentale con un uomo sposato, un fotografo sempre impegnato nel lavoro che inaspettatamente l’abbandona. Il ritorno di Hotaru è un ritorno all’infanzia, un modo per ritrovare pace e serenità tra gli amici, e l’affetto della nonna. La madre è morta e il padre, un famoso psicologo, è in viaggio in California. Hotaru trascorre le giornate aiutando la nonna nel suo caffè dall’atmosfera intima e familiare. Rivede luoghi e persone del passato, soprattutto la sua vecchia amica Rumi, dotata di una speciale capacità di intuire ciò che si nasconde nell’animo delle persone. Un giorno, dopo una passeggiata lungo le sponde del fiume, Hotaru incontra Mitsuru, un ragazzo che le lascia una strana sensazione di déjà vu. È convinta di averlo già conosciuto da qualche parte, senza però riuscire a ricordare dove e quando. Risolverà l’enigma grazie all’aiuto di sua nonna e della madre di Mitsuru, scoprendo un evento misterioso e dal forte impatto emotivo. Il titolo originale del romanzo, Hagoromo (letteralmente “abito di piume”), indica un particolare tipo di kimono leggerissimo che le tennyo, figure mitologiche dalle sembianze di donne-angelo, indossano per volare tra il mondo terreno e l’aldilà. Guarita dal dolore, Hotaru può indossare il suo “abito di piume” per librarsi in volo verso la vita, rinfrancata e “leggera”, riappropriandosi finalmente della sua gioventù e dei suoi sentimenti. Un romanzo struggente e salvifico che riesce a trasmettere un forte senso di speranza nel futuro..



Primo libro per me di Banana Yoshimoto, autrice di cui si parla molto bene. La mia prima impressione, dopo aver letto questo romanzo, non è né positiva né negativa. Forse non ho scelto il suo libro migliore, ma questo avevo e questo ho letto.




Hotaru ritorna a casa dopo esser stata lasciata dal suo amante. Un uomo più grande di lei e sposato con cui era vissuta per otto anni. Qui, vicino al suo amato fiume, cercherà di riprendersi dalla delusione.

Per quanto bene andasse la nostra relazione, nella sua vita io non ero nient'altro che un fantasma che compariva di quando in quando. Rumi aveva ragione: forse sin da allora ero davvero diventata un fantasma semitrasparente.

Innanzitutto devo dire che lo stile della Yoshimoto è leggero e piacevole da leggere. Mi è piaciuto abbastanza anche se, a volte, avevo l'impressione di non capire bene cosa volesse dire. Una sensazione strana...  Altra cosa che non mi ha entusiasmato è l'assenza dei capitoli. Sì ci sono dei paragrafi, ma io sono tipo da capitoli. Ho bisogno di staccare un attimo e riprendere. Tuttavia il libro è scivolato via in un paio di ore e mi ha lasciata con un senso di dolce malinconia nel cuore.
La storia si dipana lentamente e non ci sono grandi avvenimenti sconvolgenti o colpi di scena. Eppure, proprio questo, rende il tutto più credibile. Come qualcosa che possa accadere nella vita di tutti i giorni.

Il mio corpo stava mettendo a fuoco il presente;
il passato, per quanto bello fosse stato,
cominciava a dissolversi.

Hotaru e gli altri soggetti della storia sono ben delineati. SI riesce, benissimo, a entrare nella testa della protagonista e vivere con lei tutta la fase che dal dolore la porta alla guarigione. Il rapporto che si instaura con Mitsuro ha davvero qualcosa di magico e incantato...
Ho apprezzato anche la presenza leggera di alcuni elementi soprannaturali che, senza strafare, riescono a dare ai personaggi un'impronta ancora più accattivante e interessante.




Proseguirò con altri libri dell'autrice? Forse sì, ma non subito. Sicuramente mi farò consigliare da chi la conosce meglio di me il suo prossimo libro da leggere.






lunedì 16 gennaio 2017

Recensione #26 Per sempre tuo by Daniel Glattauer



Autore: Daniel Glattauer
Titolo: Per sempre tuo
Editore: Universale Economica Feltrinelli
Data di pubblicazione: 16 aprile 2014
Pagine: 184
Prezzo Amazon: 5,99

Trama
Hannes Bergtaler entra nella vita di Judith, single fra i trenta e i quarant’anni, trafiggendole... un tallone al supermercato. Non passa molto tempo, ed ecco che Hannes spunta nel raffinato negozietto di lampade che Judith gestisce insieme alla giovane Bianca. Le regala fiori, organizza cene romantiche, e in breve i due iniziano a frequentarsi assiduamente. All’inizio è tutto perfetto. Hannes, architetto di successo, non solo è il sogno di qualsiasi suocera, ma in un attimo conquista anche l’intera cerchia di amici di Judith. E lei è più che lusingata di essere messa su un piedistallo da un uomo che non sembra volere altro che adorarla. A poco a poco, però, Judith comincia a sentirsi sempre più oppressa dalle continue prove d’amore di Hannes, sempre più soffocata dalle sue attenzioni. Si sente chiusa in gabbia, sotto controllo. Tutti i suoi tentativi di escluderlo dalla propria vita falliscono. Lui la perseguita persino nei sogni, e quando lei si sveglia è di nuovo lì che l’aspetta... È Judith che non riesce a riconoscere l’uomo perfetto neanche quando ci sbatte contro, oppure Hannes ha davvero un lato oscuro? Una storia di amore e ossessione: Daniel Glattauer sfida nuovamente le leggi del genere romantico, questa volta aggiungendo un tocco di suspense.




Sono approdata a questo libro grazie all'iniziativa della mia gemella librosa La lettrice sulle nuvole, il libro sparpagliato. Questo libro viaggia attraverso l'Italia ospitato nelle case delle amiche lettrici che, naturalmente, lo leggono. La cosa più simpatica e divertente sono i commenti, delle suddette lettrici, che si trovano sparsi tra le pagine del romanzo.
Per me è la prima volta e mi sono divertita tantissimo. Un'esperienza che voglio rifare sicuramente!





Conoscevo questo scrittore per i suoi due romanzi epistolari “Le ho raccontato del vento del nord” e del seguito “La settima onda”. Il primo l'ho adorato, mentre ho trovato inutile il capitolo successivo. Vabbè passiamo a parlare di questo libro.
Trama completamente diversa ha per protagonisti Judith e Hannes. La donna conosce, per caso, mentre fa la spesa in un supermercato, questo uomo molto affascinante. La storia che nasce tra i due sembra innocua e banale ma le cose si riveleranno totalmente diverse...
Il mio giudizio su questo romanzo è controverso. Mi piace l'idea di base di una storia che da dolce e romantica diventa sempre più opprimente e oscura, ma ho trovato lo stile narrativo di Glattauer lento e ripetitivo. Lei – Lui... Judith – Hannes... Dovrebbero essere dialoghi vivaci e veloci? Per me erano solo noiosi e minimalisti.
L'autore racconta una storia che indaga nelle profondità della psiche umana e del lato oscuro dell'amore, ma i personaggi sono fastidiosi e irritanti.
Cerca di far entrare in empatia il lettore con la protagonista, Judith, ma con me non ci è riuscito per niente. Il fatto che la credessi già pazza prima della sua discesa nella follia pura è stata una cosa che mi ha reso Judith sempre più antipatica. Ho trovato le sue reazioni, spesso, incomprensibili.
Per quello che riguarda Hannes, l'ho trovato più credibile. Lo vedi subito che qualcosa non quadra. Si nota immediatamente che il suo modo di corteggiare Judith non è sano. Ma, nella cerchia degli amici della donna, non se ne accorge nessuno. Possibile?


Poteva essere un bel mix tra Romance e Thriller-psicologico, ma mi ha deluso. Glattauer poteva giocare di più con gli intrecci psicologici tra i personaggi.