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domenica 25 novembre 2018

Recensione #282 Vox by Christina Dalcher




Adesso è il mio turno di parlare di un libro che richiama il tema di oggi. La violenza sulle donne che non è solo fisica ma anche mentale, come viene descritto in questo romanzo distopico che mi aveva colpito dalla sua uscita.

Libro letto per la Reading Challenge 2018 Tutti a Hogwarts con le tre Ciambelle
Gruppo La stamberga strillante. Obiettivo: Un libro con la cover bianca. 






Autrice: Christina Dalcher
Titolo: Vox
Editore: Casa editrice Nord
Data di pubblicazione: 6 settembre 2018
Pagine: 416

Trama
Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere.
Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto.
Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi.
Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Ogni giorno pronunciamo in media 16.000 parole.
Parole che usiamo per lavorare, per chiacchierare con gli amici, per esprimere la nostra opinione.
Ma, se non facciamo sentire la nostra voce, ci rimarrà solo il silenzio…





In un futuro distopico le donne non possono pronunciare più di cento parole al giorno. Ma non basta! Non possono leggere, scrivere, lavorare, sono relegate esclusivamente nel ruolo di casalinghe dedite solo ad accudire e servire gli uomini di casa. La protagonista e voce narrante è Jean McClellan che da brillante neuroscienziata si ritrova senza lavoro, degradata allo scalino più basso della scala sociale.
È stato angosciante assistere ad alcune situazioni nella vita quotidiana di Jean, la protagonista del romanzo. Non solo deve limitare al minimo le sue parole verso i figli e verso il marito, ma chiedere il permesso per le cose più banali: fare una telefonata, ritirare la posta! Anche guardare la televisione le è proibito: solo pochi programmi selezionati dal governo. Assurdo! Deve assistere, poi, quasi impotente al cambiamento del figlio maggiore Steven che abbraccia subito la nuove regole, credendole perfettamente giuste e plausibili. Inquietante!
Nonostante la situazione che sta vivendo Jean non sono riuscita comunque a empatizzare con lei. Viene presentata come persona totalmente leale alla famiglia, preoccupata per le sorti di tutti loro e poi compie azioni talmente incoscienti da metterli in pericolo? Nooooo non ci siamo.
Ho trovato la prima parte del libro davvero intrigante e infinitamente interessante, mentre forzata la seconda. L'intrigo politico dietro le ricerche della protagonista e del suo team mi sanno troppo di fanta-politica. Come voler aggiungere la componente thriller di cui non sentivo il bisogno qui.
Un'altra pecca del romanzo è il word building che non viene approfondito a dovere. Secondo me troppo affrettato il cambiamento della società che sembra imporre tutto dall'oggi al domani. Una cosa che non mi sembra molto credibile, spero...
Ho sentito, inoltre, la mancanza dei pensieri degli altri protagonisti. In questo caso il racconto in prima persona non era adatto al libro e avrei tanto voluto i Pov alternati.
Non posso dire che sia stata una lettura completamente negativa ma non ha soddisfatto le mie aspettative. Resta il fatto che è sicuramente un libro che fa riflettere e arrabbiarsi proprio come è negli intenti dell'autrice.