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domenica 17 settembre 2017

Recensione #120 Dillo tu a mammà. L'amore è sempre una faccenda di famiglia by Pierpaolo Mandetta

Autore: Pierpaolo Mandetta
Titolo: Dillo tu a mammà. L'amore è sempre una faccenda di famiglia
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 11 maggio 2017
Pagine: 322

Trama
I sentimenti non sono semplici, ma con le parole lo diventano.L’amore è sempre una faccenda di famiglia. Samuele ne è convinto, mentre guarda fuori dal finestrino sul treno che da Milano lo trascina verso sud. Dopo essere fuggito per anni, è finalmente pronto a rivelare ai suoi genitori di essere omosessuale. Con lui c’è Claudia, la sua migliore amica, incallita single taglia 38 e unica donna di cui si fida. Appena arrivano a Trentinara, un grazioso borgo del Cilento, ad accoglierli ci sono i parenti al completo. E la sera, alla festa del paese, il papà ha un annuncio da fare: suo figlio e la fidanzata Claudia si sposeranno a breve. È un vero e proprio shock per Samuele: lui vuole sposare Gilberto, il compagno rimasto a Milano, proprio lo stesso uomo che lo aveva convinto a riavvicinarsi ai suoi. Ma nelle case del Sud è quasi una tradizione che sogni e desideri vengano condivisi in “famiglia”: non solo con mamma e papà, ma anche con quella vecchia zia che si incontra una volta all’anno e persino con la vicina di casa. E così Samuele, per poter essere padrone della propria vita, dovrà fare i conti con un passato che vuole lasciarsi alle spalle; stavolta, però, non è disposto a scendere a compromessi. E adesso chi glielo dice a mammà?











Scrivere la recensione di questo libro non è facile. Ogni volta che mi trovo a parlare di un romanzo che mi è piaciuto ho l'impressione di non riuscire a far emergere tutte le sensazioni provate.
So che l'autore ha pubblicato, in precedenza, un altro libro ma non l'ho letto per cui questa è la mia prima esperienza con lui. Mi è piaciuto moltissimo il suo modo di raccontare questa storia e alcune descrizioni di scene passate, tipiche della vita “contadina” del sud, erano davvero vivide nella mia testa. Infatti le cose che mi hanno più colpito in questo racconto sono i molteplici particolari dell'infanzia del protagonista che mi ricordano la mia di infanzia, pur avendo poi vissuto una vita completamente differente.
Il romanzo si legge velocemente perché l'autore è stato abilissimo a coniugare l'ironia con la profondità del tema trattato.


Il dolore ci irrobustisce, ci migliora.
Se non soffri, non puoi imparare
a superare il dolore.
Se soffri, poi non ti metti più paura.


I personaggi sono sicuramente il punto di forza della storia. A iniziare da Samuele, il protagonista che torna a Trentinara il suo paese di origine per dire ai suoi genitori che ha intenzione di sposare Gilberto, l'uomo con cui vive da alcuni anni. Naturalmente non sarà facile.


Trentinara non mi ha mai capito.
Questo paese ha tentato di abbracciarmi,
di stritolarmi, di forzarmi al calore umano,
ai doveri di famiglia, alla baldoria dei sentimenti,
sia festosi che lugubri.
Per questo me ne sono andato.


Come si fa a non amare questo raggazzo insicuro, un po' ipocondriaco che vuole finalmente essere accettato per quello che è.


Come si può essere felici
se non possiamo essere
liberi dalla paura?
E com’è possibile che abbiamo
ancora tanta fede
che l’amore ci salverà da noi stessi?


Quella che, tra tutti i personaggi, ho adorato maggiormente è Claudia, l'amica di Samuele che lo accompagna in questo viaggio di rivelazione. Le scenette che la vedono alle prese con la vita contadina del sud, con la conserva di pomodoro fatta in casa, con l'uccisione delle povere galline mi hanno fatto morire dal ridere.
Anche la madre del protagonista è un soggetto davvero interessante e divertente.


Mia madre.
Una creatura leggendaria
per cui ogni circostanza ha una soluzione diretta
e mai a doppio binario:
se hai fame ti nutri,
se puzzi fai una doccia,
se sei gay ben ti sta.


Molto realistici anche tutti gli abitanti del paesino di Samuele. La tipica gente del sud, calorosa e sempre pronta ad aiutarti, che tu lo voglia o no.
Ho odiato Gilberto e amato Peppe. Il primo, forse perchè l'autore non ne parla granché mi è parso troppo freddo e insensibile e non è riuscito a conquistare la mia simpatia, neanche alla fine. Peppe, il primo doloroso e indimenticabile amore di Samuele, è un personaggio molto ben caratterizzato, con i mille dubbi e paure a rivelare il suo vero essere.


Finché non provi l’attaccamento morboso
per un altro essere umano,
non puoi aver paura che questo ti abbandoni.
Ma quando succede è inevitabile,
dopo, chiedersi quanto il legame sia forte,
quanto le due parti siano disposte
a resistere per rimanere unite.


Una lettura che mi ha emozionato e fatto ridere insieme, un romanzo che ho stra-adorato se non fosse per il finale. Una persona che mi conosce bene mi aveva avvertita che non mi sarebbe piaciuto, infatti... Chiuso il libro ho detto NO, così no!
La mezza stella è proprio dovuta a quello.




Non importa se non era vero amore,
se la persona era sbagliatissima,
non importa che, se avesse funzionato,
forse saremmo stati noi a dubitarne e a fermarci.
Non importano tutti i “se” e tutti i “ma”.
Conta l’unico “addio” capace di generare
una malattia del ritorno.
Un conto in sospeso da saldare
per convincerci che

il nostro amore è fondamentale.



lunedì 11 settembre 2017

Chi ben comincia #19




REGOLE:
- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
  • Aspettate i commenti







Buon inizio settimana, dopo tante recensioni volevo incuriosirvi con l'incipit di un libro che presto inizierò. La rubrica è stata ideata dal blog Il profumo dei libri.



Dillo tu a mammà di Pierpaolo Mandetta


Ricordati perché lo fai

La folla della stazione mi rema contro come il primo giorno che arrivai a Milano.
Il fumo delle tante sigarette si confonde con il grigiore generale. Fuori le strade sono bagnate dalla pioggia e le persone salgono e scendono imbronciate dai treni. Fuggono dappertutto, dirette alla prossima coincidenza o a qualsiasi altro dovere le tenga in pugno. Danno la triste impressione che la vita non gli appartenga davvero ma stiano solo tentando di rincorrerla.
Sono in ritardo. Mi affretto verso il vagone da cui arrivano i fischi e mi picchio la valigia sulle ginocchia.
«Aspetti, ci sono io! Aspetti! Eccomi, eccomi qua. La metro ha avuto dei prob...»
«SI MUOVA, VELOCE! Non possiamo mica aspettare lei!»
Il controllore mi insulta in bergamasco, mi scuso e salto dentro poco prima che il portellone si chiuda. Io e la valigia ci sdraiamo a terra e riprendo fiato. Sono sudato e ho la vescica piena, mi verrà una cistite, lo sento. Che stress.
Gattono tra i posti cercando il mio e trovo Claudia nell’ultima fila. Sistemo la valigia e sprofondo sul sedile.
«Buongiorno, principessa dormigliona» mi dice.
«Non è colpa mia. Uno ha cercato di buttarsi sotto la metro e hanno bloccato tutto. Ho dovuto prendere il tram. Secondo me lo fanno per rovinare la giornata a chi ancora vuole vivere. Dico io, va bene, sei incasinato perso e vuoi farla finita, ma Virginia Woolf si è annegata in un fiume. Non è che prima si è messa a scavare fino a dirottarlo sul villaggio per affogare tutti.»
«Analisi affascinante. Hai una bella cera, a proposito. Sei stato prigioniero nella cantina di un pazzo e i militari ti hanno liberato stamattina?»
«Ho dormito poco. Vado a darmi una sistemata.»
Mi chiudo nel bagno angusto e mi cambio la maglietta umida. Sono lercio, mi avvolgo nella carta igienica e mi passo il deodorante. Cerco di sistemare i capelli arruffati guardandomi allo specchio. Sono troppo lunghi, mio padre avrà da ridire. E molti sono anche bianchi, il che darà fastidio a mia madre. Rievocherà i tempi in cui avevo otto anni ed erano nerissimi, dandomi la colpa di essere diventato adulto. Ho messo la crema idratante, ieri sera, ma ho ugualmente le occhiaie livide. Credo sia la dieta, mi sta sciupando il viso. Forse dovrei imitare Sia, la cantante, e farmi crescere la frangia sugli occhi. O magari potrei imparare l’uncinetto, intrecciare i peli della barba e crearmi una bella maschera.