Titolo: Leggero
come il cielo
Editore: Self
Publishing
Pag:: 260
Data
di pubblicazione: 10 luglio 2020
Trama
Esistono
dee invincibili di un mondo “ideale”, divinità idolatrate da
ragazze e ragazzi alla ricerca di un controllo interiore, che vi si
affidano immolando la propria vita, i propri chili e le speranze di
essere e sparire nello stesso istante. Queste dee rispondono al nome
di Mia e Ana, ovvero Bulimia e Anoressia, voci guida di una
depressione latente che sormonta, avvolge e soffoca.
È proprio di Ana che Marco si ciba, lasciandosi sbranare a propria volta, riuscendo nell’impresa senza alcuna fatica apparente. Dopo la morte di suo fratello, e la scoperta di un sentimento che non vorrebbe provare per il migliore amico, Marco si immerge senza alcuna remora in una bolla ovattata e, insensibile al resto del mondo, si lascia trasportare da un vortice di bilance, chat motivazionali su whatsapp e privazioni fisiche al limite dell’ossessione compulsiva. Ben presto, il baratro si avvicina e incombe, enorme e spalancato sul nulla, e ingloba ogni cosa, anche le motivazioni iniziali ormai dimenticate. Nonostante Ana fosse inizialmente l’unico specchio in grado di riflettere soluzioni, ormai la dea offre solo macerie e morte.
Tuttavia Marco non è l’unica persona a subire le angherie di una divinità implacabile e bastarda come solo una malattia può essere. No, perché l’universo è costituito da innumerevoli corpi celesti che, orbitando attorno a una stella, vivono e subiscono i riflessi di una luce prossima allo spegnimento.
E Riccardo, che scopre di amare Marco più di ogni altra cosa, non è pronto a vedere quel faro allontanarsi fino a diventare niente. Neanche se questo vuol dire rinunciare a un’adolescenza spensierata come quella dei loro coetanei. Neanche se la sua bisessualità lo pone davanti a scelte forse troppo grandi per la sua età.
Perché in fondo siamo solo anime di passaggio che vivono momenti di passaggio. Ma come fai a renderti conto dell’aria che ti sfiora se tu stesso sei convinto di essere un alito di vento?
È proprio di Ana che Marco si ciba, lasciandosi sbranare a propria volta, riuscendo nell’impresa senza alcuna fatica apparente. Dopo la morte di suo fratello, e la scoperta di un sentimento che non vorrebbe provare per il migliore amico, Marco si immerge senza alcuna remora in una bolla ovattata e, insensibile al resto del mondo, si lascia trasportare da un vortice di bilance, chat motivazionali su whatsapp e privazioni fisiche al limite dell’ossessione compulsiva. Ben presto, il baratro si avvicina e incombe, enorme e spalancato sul nulla, e ingloba ogni cosa, anche le motivazioni iniziali ormai dimenticate. Nonostante Ana fosse inizialmente l’unico specchio in grado di riflettere soluzioni, ormai la dea offre solo macerie e morte.
Tuttavia Marco non è l’unica persona a subire le angherie di una divinità implacabile e bastarda come solo una malattia può essere. No, perché l’universo è costituito da innumerevoli corpi celesti che, orbitando attorno a una stella, vivono e subiscono i riflessi di una luce prossima allo spegnimento.
E Riccardo, che scopre di amare Marco più di ogni altra cosa, non è pronto a vedere quel faro allontanarsi fino a diventare niente. Neanche se questo vuol dire rinunciare a un’adolescenza spensierata come quella dei loro coetanei. Neanche se la sua bisessualità lo pone davanti a scelte forse troppo grandi per la sua età.
Perché in fondo siamo solo anime di passaggio che vivono momenti di passaggio. Ma come fai a renderti conto dell’aria che ti sfiora se tu stesso sei convinto di essere un alito di vento?
Quando
leggo un'autrice da tanti anni ho sempre paura che non possa più
stupirmi. Con C. K. Harp, invece, è un continuo crescendo di
emozioni. Ogni nuovo libro, che tratta argomenti diversi ma comunque
attualissimi, supera il precedente.
Leggero
come il cielo è la storia di Marco e Riccardo, due ragazzi
sedicenni come tanti altri. Almeno all'apparenza...
Ciao,
permettimi di presentarmi. I medici mi chiamano Anoressia, ma io
preferisco Ana. Da ora in poi saremo grandi amici, per quanto
possibile.
Con
questo romanzo, Harp è riuscita a colpire una parte importante di
me. Lontanissima e non minimamente paragonabile alle sensazioni di
Marco, però so bene cosa si prova a sentirsi inadeguati a
causa del proprio peso.
Siamo
tutti, bene o male, costretti in panni che ci stanno stretti, in
dimensioni alternative che gli altri costruiscono per noi, e non
sempre ci sentiamo soffocati.
Ripeto,
le mie esperienze, le mie reazioni non sono nulla in confronto a
quello che subisce lui, ma non ho potuto fare a meno di sentirmi
totalmente coinvolta con il protagonista.
D’altronde,
come fai a renderti conto dell’aria che ti sfiora se tu stesso sei
convinto di essere un alito di vento? E come fai a guardare la gente
che si affanna a parlarti, se tu per primo parli con te stesso,
vedendo il mondo come fossi un reduce da una guerra atomica?
Non
da meno è stata l'empatia che si è creata con Riccardo. Mi è
stato impossibile non affezionarmi a questo giovane che tenta in
tutti i modi di entrare nel mondo scuro e solitario in cui si è
rinchiuso Marco. La sua immensa volontà di tirarlo fuori è
commovente.
Ho
amato molto anche Giada e il suo rapporto con entrambi i
ragazzi. Con Marco, di cui vede la sofferenza dietro i suoi
silenzi e vorrebbe esserne amica, e con Riccardo da cui spera
di ottenere qualcosa in più...
Una
presenza non fisica nel romanzo, ma che riveste un enorme peso è
Daniele, fratello di Marco. Non mi è piaciuto granché
anche se sono disposta a dargli una possibilità nel caso Harp voglia
tirarne fuori una novella (C. K. io te la lancio st'idea).
Fino
a pochi anni fa, i medici erano portati a pensare che questo fosse un
disturbo femminile, che mai al mondo un ragazzo potesse avere gli
stessi problemi di una adolescente. Si tende a pensare che tutto
ruoti intorno all’aspetto fisico, all’apparire, ma l’anoressia,
come la bulimia e altri disturbi alimentari, affondano le radici in
questioni ben più profonde e intime.
Il
libro è stato una lettura difficile, straziante in tanti punti. Il
problema dell'Anoressia, che fa da filo conduttore a tutto il
romanzo, è trattato in maniera splendida. Si percepisce che
l'autrice sa di cosa sta parlando. Non lo sottovaluta e lo espone in
tutta la sua crudezza. Tuttavia usa uno stile quasi poetico e mi sono
trovata a sottolineare un'infinità di concetti.
Personaggi
realistici e perfettamente sviluppati, storia sofferta e
coinvolgente. È d'obbligo dare il massimo del punteggio.


