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lunedì 19 settembre 2022

Intervista con le vamp... blogger #68

 


Archiviata la pausa estiva della rubrica si ricomincia con le nostre interviste. Il libro che abbiamo letto io, EricaChiara e Chicca è un paranormal romance di Kerstin Gier, autrice della Trilogia delle Gemme che io apprezzai tantissimo. Per me è stata una buona e veloce lettura e per sapere cosa ne hanno pensato le mie amiche blogger cliccate sui loro nomi.


Autrice: Kerstin Gier

Titolo: Le sorprese del buio

Editore: Corbaccio

Pag: 420

Data di pubblicazione: 29 settembre 2021

Trama

Quinn è cool, brillante e molto popolare tra i ragazzi. Matilda fa parte dell’odiatissima famiglia dei vicini di Quinn, ha una passione per i romanzi fantasy e non è chiaramente il suo tipo. Ma una notte succede una cosa pazzesca: Quinn viene aggredito per strada da esseri che non hanno nulla di umano e finisce in coma. Al suo risveglio si ritrova con qualche osso rotto e con una percezione della realtà molto particolare: vede teschi che gli sorridono e sente statue che gli parlano in versi. Difficile confidarsi con qualcuno, a meno che quel qualcuno non sia Matilda, una tipa di cui non gli importa nulla e che sua madre gli ha appioppato come «infermiera». E che comunque Quinn non intendeva catapultare in un’avventura piena di pericoli in un mondo parallelo a quello reale. Nè, tantomeno, pensava che si sarebbe innamorato perdutamente di lei…


L'intervista



  1. A quale genere appartiene il libro?

Il romanzo è uno Young Adult collocabile nella categoria del Paranormal Romance.

  1. Cosa pensi dei protagonisti?

Li ho amati entrambi. Quinn è il tipico ragazzo popolare che non nota la ragazzina nerd che gli muore dietro. Ho apprezzato il suo cambiamento dopo l'incidente quando riesce, finalmente, a vedere le persone per quello che sono. Matilda è carinissima e molto dolce, ma con un gran bel caratterino. Mi è piaciuto il loro relazionarsi e l'evolversi del loro rapporto.

  1. Personaggio preferito?

Matilda.

  1. Personaggio più odiato?

Per le loro idee bigotte i genitori di Matilda e per la loro insopportabile antipatia i cugini della ragazza: Leopold e Luise.

  1. Che emozioni ti ha suscitato la lettura?

Curiosità di conoscere meglio le cose oltre la Soglia.

  1. Punti di forza?

La scorrevolezza della storia. Ho letto 420 pagine in due giorni senza neanche rendermene conto.

  1. Punti deboli?

Molte cose rimangono avvolte nel mistero e non vengono spiegate bene. Spero nei prossimi capitoli di trovare un maggiore sviluppo.

  1. Come hai trovato lo stile dell'autrice?

Una penna davvero coinvolgente che, come ho detto sopra, mi ha fatto volare il tempo di lettura.

  1. E' facile entrare in empatia con il protagonista?

Sono riuscita a empatizzare perfettamente con Quinn e Matilda.

  1. Quale aggettivo descrive meglio il libro?

Appassionante.

  1. A chi lo consigli?

Per me è una perfetta lettura per ragazzi e per tutti quelli che amano i romanzi magici.

  1. Quante stelline gli dai?

Quattro stelle perché mi è mancata un'accurata descrizione della Soglia.

  1. Cosa ne pensi della cover?

La trovo molto bella e in linea con il romanzo stesso.

  1. Citazione preferita?





Qui sotto il nuovo modulo per scegliere la nostra prossima lettura. Ricordate che pubblicheremo anche i sondaggi nelle nostre storie di IG.



Aspetto con curiosità di conoscere il libro che ci consiglierete di leggere.








lunedì 10 giugno 2019

Recensione #353 Tra di noi una vita intera by Melanie Levensohn


Uno dei periodi storici che trovo più interessanti è quello della Seconda Guerra Mondiale, così quando Susy mi ha proposto di partecipare a questo Review Tour, ho subito accettato.

Autrice: Melanie Levensohn
Titolo: Tra di noi una vita intera
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 6 giugno 2019
Pagine: 316
Trama
Tre donne, tre epoche, tre destini indissolubilmente legati da una promessa
Parigi, 1940. Judith, giovane studentessa ebrea, è minacciata dall’occupazione nazista ed è ormai costretta a vivere in clandestinità. Insieme al fidanzato Christian, figlio di un ricco banchiere, progetta una fuga in Svizzera ma, a poche ore dalla partenza, il suo nascondiglio viene scoperto e lei deportata. Da allora non si sa più nulla di lei.
Montreal, 1982. Jacobina non ha mai avuto un buon rapporto con il padre e sono decenni che vive a Washington, ma adesso il padre è in punto di morte e le ha chiesto di andare al suo capezzale per farsi fare una promessa solenne: Jacobina deve impegnarsi a cercare Judith, una sorellastra di cui lei ignorava l’esistenza e che il padre ha visto per l’ultima volta a Parigi prima della guerra e prima di abbandonare la Francia per rifarsi una vita in Romania.
Washington, 2006. Béatrice, parigina, lavora alla Banca Mondiale e si è trasferita da poco negli Stati Uniti. Nonostante il lavoro massacrante, Béatrice opera anche come volontaria in un centro di assistenza. Le viene affidata una signora anziana, Jacobina, che vive da sola e che non sembra provare alcuna simpatia per chi la assiste: ma quando scopre di avere di fronte una ragazza francese decide di mantenere finalmente la promessa fatta al padre e le chiede di aiutarla a trovare notizie della sorella mai conosciuta. La storia narrata da Jacobina spinge Béatrice ad avviare una ricerca attraverso i decenni e i continenti, una ricerca che la porterà a scoprire una verità che la coinvolge ben più di quanto non pensi.



Il libro che vede protagoniste tre donne e le loro vite in epoche diverse, Jacobina, Judith e Beatrice, mi è piaciuto molto di più di quello che credevo.
Il romanzo inizia con Jacobina che nel 1982, seduta al capezzale del padre, accetta di ritrovare la sorellastra, di cui non era a conoscenza. Judith, è rimasta in Francia mentre il genitore era tornato in Romania, proprio nel periodo più buio della storia degli ebrei.
Nel 2006 incontriamo, infine, Beatrice che lavora in una grande banca.
Jacobina, bensì dia il via al libro, la si vede davvero troppo poco. Non sono riuscita a farmi un'idea precisa su di lei anche se la sua presenza si fa sentire durante la storia. Sarebbe stato interessante un POV con lei protagonista in cui narra la sua vita.
Judith è stata da subito la mia preferita e lo è rimasta per tutto il romanzo. I suoi capitoli erano quelli che aspettavo con più curiosità e ansia. La sua vita dall'inizio dell'occupazione tedesca in Francia è descritta in maniera molto vivida. Sempre terribile e, purtroppo, attuale leggere di come gli ebrei vengono ghettizzati piano piano. Gli viene tolto tutto e devono affrontare un'esistenza davvero misera.
Anche Christian è stato difficile da inquadrare. Inizialmente mi è parso tenero e dolce, ma con il trascorrere del tempo e l'evoluzione del nuovo modo di pensare, alcune sue azioni non mi sono piaciute.
Beatrice è sicuramente quella con cui ho avuto più problemi e di cui ho sperato avvenisse un cambiamento fondamentale, durante la lettura. È sembrata subito superficiale, sciocca ed egoista. Nei confronti del lavoro, verso Joaquin suo compagno e soprattutto riguardo a Jacobina. Commette troppe leggerezze sul lavoro convinta di avere una promozione a portata di mano. Non comprende l'affetto paterno che ha Joaquin nei confronti della figlia adolescente, Laura, facendo spesso più capricci di lei. Non che giustifichi i comportamenti dell'uomo, ma Beatrice era davvero troppo egoista. Con Jacobina sembra aver sviluppato un rapporto di vero affetto e amicizia, ma non esita a spegnere il telefono quando la donna cerca di contattarla con insistenza. Un soggetto che non ha saputo mai riscattarsi ai miei occhi.
Ho apprezzato molto lo stile narrativo della Levensohn intrigante, coinvolgente e molto empatico. Non ho avuto la minima difficoltà nell'immedesimarmi in Judith, un po' meno in Beatrice, ma perché non ho gradito il suo personaggio.
La storia in sé è toccante ed emozionante soprattutto per le descrizioni della vita di quel periodo e le brutture a cui sono stati sottoposti gli ebrei.

Il finale non mi è dispiaciuto e lo trovo perfetto per la storia, ma il mio animo romantico avrebbe voluto che le cose finissero in modo diverso.
Qui sotto il calendario con i blog coinvolti nel Review Tour.





domenica 12 novembre 2017

Recensione #138 Sei nelle mie parole by Charlotte Link


Autrice: Charlotte Link
Titolo: Sei nelle mie parole
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 12 marzo 2015
Pagine: 240

Trama
Charlotte Link è una scrittrice famosa. I suoi romanzi sono bestseller. Sua sorella Fraziska di un anno e mezzo più giovane, è morta dopo aver combattuto sei anni contro il cancro. «Lei era ed è il più bel regalo che i miei genitori mi potessero fare» scrive Charlotte Link, che in questo sconvolgente memoir racconta, su esplicita richiesta della sorella, la storia della sua malattia, e la lotta che lei e tutta la famiglia hanno combattuto. Charlotte Link è abituata a lavorare con le parole, ma in questo libro ogni parola è importante, è un distillato di conoscenza, di sofferenza e soprattutto di amore. E il messaggio che riesce a trasmettere al lettore attraverso questa personalissima esperienza è chiarissimo e tutt’altro che disperato: l’amore non può sconfiggere la morte, ma rende la vita degna di essere vissuta.






Guardo mia sorella, e tutto quel che sento è amore. Non ho mai sentito un amore più forte,
più completo e profondo nella vita.
Un amore talmente grande che non c’è posto
per la tristezza.
È l’amore che ha sempre unito me e mia sorella,
dal primo giorno.
E che sopravvivrà alla morte.



Rieccomi a parlare di un libro scelto per spuntare il punto di una challenge. Questo chiedeva di leggere un libro di Charlotte Link. Ammetto che non avevo voglia di sorbirmi un mattone di oltre 400 pagine di un'autrice che non conosco pur avendone sentito parlare benissimo, così spulciando Amazon ho visto questo suo volume con pagine inferiori e l'ho preso. Ero consapevole che l'argomento principale del romanzo non era facile da affrontare, anche perché ho avuto esperienza di cancro in famiglia, sapevo a cosa andavo incontro.



Ma chi ha avuto in famiglia un caso di cancro
mi può comprendere:
niente è più come prima.
Il terrore ti si radica dentro
e non ti lascia più.



Questa è la storia delle esperienze vissute dall'autrice quando l'amata sorella si ammala di cancoro, della lotta quotidiana contro questo male che non da molte alternative di guarigione e per cui ci si aggrappa anche a speranze effimere.
Ciò che mi ha colpita maggiormente di questa storia è il tono con cui la Link la racconta. Dalle sue parole non percipisco alcuna commiserazione ma, tanto coraggio.
Inoltre è riuscita a rendermi partecipe delle varie fasi inerenti la malattia senza usare termini troppo tecnici, con un linguaggio alla portata di tutti. La descrizione di tutte le sofferenze patite da Franziskas e la scarsa professionalità di alcuni medici sono perfettamente descritte.



La speranza è capace di scatenare
forze straordinarie nelle persone.
Secondo me distruggerla fin dal principio
nel caso di una malattia grave, molto grave,
è da sconsiderati.



Ho odiato l'oncologa senza cuore e lo stimato professor B., esempi perfetti di come non deve essere un dottore, dell'indifferenza del personale medico e dei truffatori che approfittano della malattia per lucrare senza sensi di colpa.



Perderò mia sorella.
Perderò la persona senza cui
non riesco a immaginare
di continuare a vivere.



Ho letto velocemente il romanzo pur mettendolo giù tante volte. Avevo bisogno di staccare un attimo da Franziska anche se volevo fortemente tornare da lei, ero attirata dal proseguio della storia.
Ricorderò sicuramente a lungo le sensazioni che mi ha trasmesso questo libro pur essendo triste, frustrante e deprimente.





lunedì 20 marzo 2017

Recensione #56 In verità è meglio mentire by Kerstin Gier



Autrice: Kierstin Gier
Titolo: In verità è meglio mentire
Editore: Corbaccio
Pag: 220
Data di pubblicazione:
7 giugno 2012

Trama
158 di quoziente intellettivo, plurilaureata, brava musicista, una maga con i numeri, carina, un po' freak e... vedova a nemmeno trent'anni: Carolin trova che la sua vita sia decisamente complicata e che la sua intelligenza rappresenti più che altro un impiccio nella ricerca della felicità. Ha abbandonato il fidanzato Leo per il padre di lui, Karl, uomo ben più affascinante e in grado di apprezzare le qualità di lei. Ma dopo cinque anni Karl muore lasciandola in un mare di guai, primo fra tutti una favolosa eredità di cui Carolin non sospettava l'esistenza, e un esercito di parenti infuriati che la rivendicano. Fra pessime psicoterapeute, farmacisti sospettosi e avvocati minacciosi, Carolin cerca di superare il suo dolore, cavarsi fuori dai guai e, perché no?, trovare l'uomo giusto per lei e a cui non importa se è "troppo" intelligente.

A differenza della serie di libri Young Adult (Red, Blue, Green) che ho letto di questa autrice questo romanzo ci presenta sì una storia triste, a causa della perdita di una persona cara ma, anche una storia di rinascita.





Una storia molto divertente, seppure inizi con un momento doloroso per la protagonista. Carolin infatti ha perso il marito, molto più vecchio di lei, da pochissimo tempo a causa di un attacco di cuore.
La penna dell'autrice ci regala un romanzo atipico in cui il coraggio della protagonista viene descritto con il giusto realismo e con la dovuta drammaticità, ma anche con tanto umorismo.
Ho apprezzato molto Carolin che, nonostante le sue stranezze, è un personaggio con cui è facile entrare in empatia e identificarsi con lei.

Ragion per cui, sii semplicemente te stessa... un’idiozia, mamma!
Sii come tutti gli altri,
e allora sì che troverai amici.

Ho odiato Leo da subito: insopportabile mammone! Prende sempre e solo le difese di mammina e sorelline.

«...voleva che ne uscissi umiliata io, lo so.
Ti prego, perdonami se non sono riuscita
a farle questo favore.»

Invece mi è piaciuto il personaggio di Karl, nonostante i mille segreti che aveva con la sua Carolin.


Magari il nostro non sarà stato un matrimonio perfetto, ma era un bel matrimonio. E il fatto che Karl non mi avesse sciorinato tutte le sue questioni d’eredità, e non mi avesse parlato degli introiti dell’affitto e dei corsi azionari, deponeva solo a suo favore. Quanto tempo prezioso avremmo perso, altrimenti? Ero felice di ogni minuto che avevamo trascorso insieme evitando l’argomento soldi e altre noiose sciocchezze simili.

Anche tutte le altre figure marginali della storia che fanno parte della vita di Carolin, sono descritte in modo che le reazioni della protagonista siano più che comprensibili.
Una cosa che mi è piaciuta sono le dediche all'inizio dei capitoli: citazioni famose o meno che sostituiscono il titolo del capitolo, con relativo commento ironico della protagonista.

Mi piace lo stile di scrittura della Gier, la sua ironia, i personaggi vividi e freschi che crea. La letteratura femminile non deve essere solo romanticismo e amore ma può anche essere spiritosa, frizzante e molto intelligente. Per essere un "chick-lit", questo libro, in alcuni punti, è davvero profondo. Mi è piaciuto davvero molto! (Grazie Lettrice sulle nuvole per avermelo consigliato)
La conclusione del romanzo è stata troppo brusca, avrei voluto conoscere di più la vita di Carolin e del suo “farmacista”.